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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliA cent’anni dalla nascita di Leonardo Cremonini (1925-2010), i musei di Versailles dedicano all’artista una retrospettiva di ampio respiro che riunisce 130 opere e si propone come la più estesa mai organizzata in Francia sul suo lavoro. La mostra, intitolata «Leonardo Cremonini. Le Regard en miroir», è in programma dal 27 maggio al 4 ottobre e si sviluppa tra due sedi: l’Espace Richaud e il Museo Lambinet.
Il progetto espositivo, curato da Tancrède Hertzog e Lydia Harambourg, attraversa l’intero arco della produzione di Leonardo Cremonini, mettendo in relazione opere realizzate tra il secondo dopoguerra e gli anni più maturi della sua carriera. La scelta di articolare il percorso su due luoghi distinti consente una lettura stratificata del suo lavoro, in dialogo con contesti architettonici e museali differenti.
All’Espace Richaud, edificio del XVIII secolo un tempo ospedale reale e oggi spazio espositivo restaurato, sono riuniti oltre 80 dipinti datati tra il 1950 e il 2010. Qui il percorso segue una linea cronologica che mette in evidenza le trasformazioni della pittura di Cremonini, segnata da una tensione costante tra figura e spazio, tra presenza fisica e dimensione mentale. I lavori raccontano un itinerario che si muove tra Francia e Italia, riflettendo sia le influenze culturali sia le scelte formali dell’artista. Al Museo Lambinet, invece, la mostra assume una forma più diffusa. Il gabinetto delle arti grafiche ospita due distinti allestimenti dedicati a disegni e acquerelli, offrendo uno sguardo più intimo sul processo creativo. Parallelamente, circa trenta dipinti sono inseriti all’interno del percorso permanente del museo, accostati a opere di epoche e scuole diverse. Questo dispositivo espositivo introduce un confronto diretto tra linguaggi e periodi, evidenziando il rapporto che Cremonini intratteneva con la tradizione pittorica.
Accanto alla mostra, viene pubblicato un catalogo di 420 pagine, pensato come strumento di riferimento sull’artista. Il volume, curato dagli stessi Hertzog e Harambourg, raccoglie oltre duecento opere realizzate tra il 1945 e la fine della vita di Cremonini. L’apparato critico si apre con un saggio inedito dello scrittore Dominique Fernandez, membro dell’Académie Française, e prosegue con contributi che approfondiscono sia gli aspetti storici sia quelli interpretativi della sua produzione. L’opera include inoltre una biografia dettagliata, materiali di supporto e una selezione di ritratti fotografici realizzati da Henri Cartier-Bresson, che restituiscono un ulteriore livello di lettura della figura dell’artista. La ricca iconografia accompagna il testo senza sovrapporsi, mantenendo un equilibrio tra documentazione e analisi critica. La retrospettiva si configura così come un’occasione per rileggere il lavoro di Cremonini all’interno di un contesto più ampio, mettendo in evidenza la coerenza del suo percorso e la complessità della sua ricerca. Senza forzare interpretazioni o semplificazioni, il progetto costruisce un racconto che lascia emergere le tensioni e le ambiguità che attraversano la sua pittura, offrendo al pubblico strumenti per un confronto diretto con le opere.