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Graziella Melania Geraci
Leggi i suoi articoliDal 3 aprile fino al 6 luglio al Mann-Museo Archeologico Nazionale di Napoli la mostra «Parthenope. La Sirena e la città» narra, attraverso oltre 250 elementi tra reperti e opere, la storia della famosa sirena dalla nascita del mito all’icona metropolitana.
Il percorso espositivo, curato da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, parte dall’VIII secolo a.C. e giunge sino alla contemporaneità alla scoperta dell’essere ibrido e della sua trasformazione da vibrazione, da puro suono rapitore (che avvolge il visitatore) a uccello con testa umana fino a divenire donna con coda di pesce, da terribile ammaliatrice, simbolo dei pericoli della navigazione, a protettrice del trasporto e dei passaggi come quelli che vedevano le donne dallo stato di fanciulle a donne sposate.
Prestigiosi i prestiti nazionali e internazionali dal Louvre di Parigi al British Museum di Londra, dal Metropolitan di New York agli Staatliche Museen di Berlino, e con alcuni inediti, provenienti dagli scavi della metropolitana di Napoli, che meglio hanno chiarito le dinamiche cittadine sul culto della sirena nelle diverse aree della città.
Oinochoe con Odisseo e le Sirene, ceramica attica a figure nere, 525-500 a.C., Berlino, Staatliche Museen
Punto di partenza della narrazione è l’episodio archetipo dell’incontro di Odisseo narrato da Omero illustrato in vasi attici a figure nere e a figure rosse e in alcune urne cinerarie prodotte a Volterra, in cui le Sirene sono rappresentate come donne simili a delle Muse. Reperti in bronzo, terracotta e affreschi pompeiani seguono la progressiva trasformazione del mito, in alcuni monumenti funerari, a partire dal V secolo a.C., le Sirene appaiono anche come assistenti ed esecutrici del rito funebre e in stretto rapporto con Persefone. Ampio spazio è riservato all'intreccio tra il primo insediamento di Parthenope e il suo sviluppo e alle scoperte durante i lavori delle stazioni della metropolitana di diversi frammenti che offrono una testimonianza dell'attività dell'antica città dalla seconda metà dell’VIII alla fine del VI-inizi del V secolo a.C. probabilmente in corrispondenza della nascita di «Neapolis».
L’esposizione traccia anche un passaggio significativo attraverso opere databili a partire dal Basso Medioevo e che testimoniano il cambio iconografico della Sirena uccello a quella della Sirena pesce, in particolare i due rilievi, uno di Bari (fine XI secolo) e il secondo ritrovato presso la Chiesa di San Pietro di Alba Fucens (XII secolo).
La mostra si conclude con il busto seicentesco in argento di santa Patrizia, attribuito a Leonardo Carpentiero e parte del Tesoro di san Gennaro, che assorbe alcuni attributi della Sirena, e con alcune trasposizioni contemporanee del mito ancora fortissimo a Napoli.
Urna etrusca con Odisseo e le Sirene, alabastro, rilievo Volterra, metà II secolo a.C., Firenze, Museo Archeologico Nazionale