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Omaggio al poliedrico artista marchigiano alla Galleria d’Arte Contemporanea di Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano (Mo)
- Monica Trigona
- 01 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Una veduta della mostra alla Galleria d’Arte Contemporanea di Palazzo Ducale
Courtesy Galleria d’Arte Contemporanea di Palazzo Ducale
L’universo essenziale di Michele Ferri
Omaggio al poliedrico artista marchigiano alla Galleria d’Arte Contemporanea di Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano (Mo)
- Monica Trigona
- 01 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Monica Trigona
Leggi i suoi articoliAlla Galleria d’Arte Contemporanea di Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano (Mo) è allestita «Di Segni, Di Forme, Di Spazi», ampia personale dedicata a Michele Ferri, «artista poliedrico ed eclettico, le cui opere, sia plastiche che pittoriche, esaltano con rara raffinatezza la dualità tra il vuoto invisibile e il pieno. Un vuoto dominante che diventa spazio fatto di materia, colore, segno e suono», scrive nel testo critico Simona Negrini, curatrice del percorso e direttrice delle Gallerie Civiche di Palazzo Ducale.
Distribuita in sette sale, la mostra riunisce oltre cinquanta opere tra sculture, lavori pittorici e illustrazioni, restituendo un ritratto complesso di un autore capace di attraversare linguaggi e tecniche senza mai perdere rigore e riconoscibilità. Il lavoro di Ferri si fonda su un’estetica dell’essenziale: forme geometriche chiare, volumi misurati, un uso calibrato del colore che spazia dai grigi freddi alle tonalità terrose. I suoi paesaggi interiori, abitati da animali, figure umane o da tracce della loro assenza, diventano spazi di sospensione e contemplazione, luoghi in cui il vuoto si carica di senso e l’assenza si fa presenza.
Il «di-segno», inteso come gesto primario e strumento emotivo, diventa il mezzo attraverso cui l’artista rende visibili sentimenti e stati d’animo, superando confini spaziali e temporali. Accanto alla dimensione pittorica e scultorea emerge la vocazione architettonica di Ferri, che costruisce case, templi e fortezze ridotte all’osso, volumi da osservare più che da abitare. Il suo universo poetico dialoga con la sua lunga esperienza nell’editoria per l’infanzia e con una pratica artistica aperta alla contaminazione, come ha testimoniato la performance inaugurale «Cromosuoni» e il video in mostra a cura del fotografo Enrico Maria Bertani con musiche di Mirko Carlini. L’esposizione si configura come un omaggio a un artista che fa dell’arte del «togliere» una forma alta e silenziosa di comunicazione visiva.