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Diego Marcon, «salut! hallo! Hello!», 2010, al Museo del Novecento di Milano

Foto: Andrea Rossetti

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Diego Marcon, «salut! hallo! Hello!», 2010, al Museo del Novecento di Milano

Foto: Andrea Rossetti

Tra memoria e avanguardia, il contributo del Museo del Novecento alla Milano Art Week 2026

Sono quattro i nuovi progetti che si configurano come l’anticipazione concreta di un cantiere fisico e curatoriale dell’ampliamento nella seconda torre dell’Arengario volto a consolidare l’istituzione come centro d’eccellenza per l’arte moderna e contemporanea in città

Arianna Scinardo

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In occasione della Milano Art Week 2026, (17-19 aprile) il Museo del Novecento anticipa l’ampliamento nella seconda torre dell’Arengario con quattro nuovi progetti che non si configurano come semplici eventi a tempo, ma come l’anticipazione concreta di un cantiere fisico e curatoriale volto a consolidare l’istituzione come centro d’eccellenza per l’arte moderna e contemporanea in città.

Il percorso espositivo si apre con una visione suggestiva: il Duomo di Milano, incorniciato dalle vetrate della Sala Fontana, fa da sfondo allo schermo su cui scorre un carosello di vecchie cartoline. È il richiamo nostalgico alle vacanze di un tempo nell’opera video «salut! hallo! hello!» (2010) di Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985), vincitore dell’edizione 2026 del Premio Acacia. Artista affermato per la sua ricerca ventennale sulle immagini in movimento, Marcon trasforma il video in una composizione astratta che fonde elementi visivi e sonori. Grazie alla donazione della direttrice e ideatrice del premio, Gemma De Angelis Testa, l’opera entra nella collezione del museo accanto a maestri come Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi e Paola Pivi. Per approfondire la poetica dell’artista, domenica 19 aprile il Cinema Arlecchino ospiterà una proiezione speciale di «Dolle» (2023), un’immersione onirica di trenta minuti nelle fatiche matematiche di una famiglia di talpe.

Una veduta del Forum900. Foto: Studio Marco Bertoli

Il palinsesto prosegue con «Focus900», rassegna che rilegge la collezione permanente attraverso approfondimenti monografici dedicati ai protagonisti della seconda metà del Novecento. Nella galleria Gesti e processi, grazie alla sinergia con archivi e studi d’artista, le opere attivano un dialogo serrato con il patrimonio storico. Quest’anno l’attenzione si concentra su uno dei capitoli più lirici della ricerca di Bruno Munari, con il progetto «Vedere l’aria», realizzato in collaborazione con Spazio Munari, Corraini Edizioni e gli archivi dell’artista. Fulcro dell’esposizione è la storica azione del 1969 «Far vedere l’aria», documentata dagli scatti di Ugo Mulas. Attorno a questo gesto ruotano opere iconiche in cui l’aria diventa materia strutturale: dalle celebri «Macchine inutili», organismi leggeri affidati alle correnti ambientali, al «Concavo-convesso», fino ai «Filipesi», lavori sospesi che mutano a ogni minima variazione del contesto. Arricchita da schizzi e progetti originali, la rassegna include anche un laboratorio gratuito per bambini, occasione per mostrare come l’arte possa insegnare a osservare l’invisibile.

Il processo di evoluzione del percorso espositivo si riflette inoltre in due nuovi nuclei espositivi: lo spazio Forum900 si riconfigura attraverso una selezione di arte contemporanea che attinge a recenti donazioni, mettendo in relazione lavori di Massimo Bartolini, Paola Di Bello, Patrizio di Massimo, Rä di Martino, Lupo Borgonovo, Roberto Cuoghi, Giuseppe Gabellone, Francesco Jodice, Armin Linke, Marcello Maloberti, Diego Perrone, Alessandro Pessoli, Paola Pivi, Grazia Toderi e Nico Vascellari. La «quadreria» viene immaginata come una soglia permeabile verso la città, metafora di un’istituzione in divenire, enfatizzata dalla vicinanza con il cantiere di ampliamento.

Al quarto piano, nella Lounge900, il nuovo allestimento della Collezione Spagna Bellora, donata da Anna Spagna Bellora, offre una ricognizione sulla ricerca verbo visiva degli anni Settanta e Ottanta. Attraverso le opere di figure quali Mirella Bentivoglio, Francesco Correggia, Luciano Ori, Lamberto Pignotti, Sarenco e Adriano Spatola, il museo rievoca l’eredità del gallerista Gianfranco Bellora, documentando il fecondo dialogo tra segno e parola nella neoavanguardia italiana.

L’apertura ai linguaggi del contemporaneo occupa infine anche gli spazi interstiziali dell’edificio. L’ingresso è ora dominato dall’evocativa opera «M» di Marcello Maloberti, recente donazione dell’artista. In questo solco si inserisce l’installazione site specific di Joseph Kosuth, «Vedere le cose (per A.S.)», concepita per la facciata laterale dell’Arengario, di cui esalta le geometrie metafisiche e la natura concettuale attraverso i caratteristici neon del suo vocabolario visivo.

A completare il programma, giovedì 16 aprile, il museo offrirà una visita guidata gratuita focalizzata sulle nuove acquisizioni e sulle trasformazioni strutturali in corso. In questa sinergia tra memoria e avanguardia, il Museo del Novecento non si limita a celebrare il passato, ma costruisce attivamente il proprio futuro.

Una veduta della galleria Gesti e processi in cui è ripercorsa la ricerca di Bruno Munari. Foto: Studio Marco Bertoli

Arianna Scinardo, 14 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Tra memoria e avanguardia, il contributo del Museo del Novecento alla Milano Art Week 2026 | Arianna Scinardo

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