Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Per il MuSa, Museo di Salò (Bs) il 2025 è stato un anno di traguardi lusinghieri: i visitatori sono stati quasi 31mila (+78% rispetto al 2024, con un incremento del 1.100% dei residenti, che hanno finalmente «scoperto» il loro museo, e un +52% dei visitatori stranieri), mentre la Fondazione Opera Pia Carità Laicale e Istituto Lodroniano (ente gestore del museo) stringeva, per l’intero 2026, un accordo con la Fondazione Brescia Musei, teso alla reciproca promozione e valorizzazione del loro patrimonio culturale, per favorire lo sviluppo di un canale strategico di scambio dei flussi turistici tra la città e la provincia, promuovendo così una relazione bidirezionale tra Brescia e il magnifico territorio gardesano.
Ora, nel sesto centenario della Magnifica Patria (1426), la federazione autonoma di Comuni che per quasi quattro secoli costituì un unicum nel panorama politico della Repubblica di Venezia e che ebbe come capitale proprio Salò, il MuSa (diretto da Paolo Boifava) presenta il palinsesto della programmazione 2026, che si avvia il 21 febbraio con la mostra fotografica «The Last Days. Il ghiacciaio dell’Adamello nelle fotografie di Michele Gusmeri» (fino al 22 aprile), realizzata con Cai, Club Alpino Italiano-Brescia, in cui si documenta il drammatico arretramento del più grande ghiacciaio d’Italia per effetto del cambiamento climatico. Sempre dal 21 febbraio, ma fino al 30 maggio, la rassegna «Marta Goglio. Coreografie del contenere» presenta, con la cura di Anna Lisa Ghirardi (conservatrice Civica Raccolta del Disegno di Salò, che ha sede nel MuSa) 11 disegni della giovane artista (1997) a confronto con altrettanti disegni, da lei scelti, di artisti del XX secolo conservati nella Civica Raccolta, mostra con cui s’inaugura il progetto «Passo a due. Nuove Generazioni in dialogo con la Civica Raccolta del Disegno di Salò».
La ricorrenza del sesto centenario di cui si diceva sarà celebrata dal 29 marzo al 4 ottobre dalla mostra «Magnifica Patria 1426-2026. Seicento anni di storia tra il Garda e Venezia», a cura di Federica Bolpagni (conservatrice MuSa), Enrico Valseriati (Università degli Studi di Padova) e Giovanni Pelizzari (Ateneo di Salò): qui, nella spettacolare sala immersiva, si narra il periodo d’oro della comunità, tra Cinque e Seicento quando, grazie alla fiorente industria cartaria locale, fiorirono anche le arti, rievocando figure come il grande pittore Girolamo Romanino e il celebre liutaio Gasparo da Salò. Insieme, è presentata fino al 28 giugno una mostra di documenti, mappe e materiali storici dell’Archivio Storico (a cura di Federica Bolpagni e Giuseppe Piotti, archivista Asar).
Per la primavera e l’estate, quando il territorio si popola di turisti italiani e stranieri, il MuSa presenta il grande progetto «Tourist! Il fascino del viaggio sul Garda tra Romanticismo e Belle Époque» a cura di Paolo Boifava e Maria Paola Pasini (Università Cattolica del Sacro Cuore) con lo storico Attilio Brilli, in cui si ripercorre la fortunata vicenda del turismo cosmopolita sul lago di Garda tra il XIX e il XX secolo attraverso oltre cento dipinti, vedute di giardini, manifesti, guide illustrate, abiti d’epoca, oggetti da viaggio e un ampio repertorio fotografico (con scatti d’autore di Alinari, Lotze e Negri), mentre si documenta anche la trasformazione del paesaggio gardesano nel corso di quei decenni. Dal 6 giugno a 4 ottobre, infine, sarà la volta della mostra «Ben Ormenese. Lo spazio immobile del divenire» a cura di Anna Lisa Ghirardi e Leonardo Conti, antologica dell’appartato artista friulano (1930-2013), interprete del versante oggettuale dell’arte italiana del dopoguerra.
Lago di Garda, manifesto pubblicitario, 1904 ca, Treviso, Museo nazionale Collezione Salce