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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliUna mostra per celebrare un secolo di vita dell’Inpgi, l’Istituto nazionale di previdenza per i giornalisti. A Roma, in via Nizza, dal prossimo 25 marzo e fino al 29 maggio sarà visibile un’esposizione che «vuole capovolgere l’obiettivo: se il giornalista è per mestiere colui che si fa invisibile per raccontare l’altro da sé, qui è il cronista a essere in primo piano».
Attraverso l’archivio fotografico del fotogiornalista Franco Lannino e il contributo delle associazioni di stampa territoriali, la mostra intende offrire la visione di cento anni di giornalismo italiano: dai cronisti caduti per mano della criminalità organizzata e sui campi di guerra, ai reporter che hanno documentato terremoti, maxi processi, battaglie per i diritti civili e le tensioni istituzionali del Paese. Il percorso espositivo che rappresenta un viaggio dentro il «motore» della notizia: le attese davanti ai telefoni a gettoni dei palazzi di giustizia, le redazioni avvolte dal fumo delle sigarette (quando non esistevano i divieti e, soprattutto, non c’erano nei controsoffitti gli impianti automatici di spegnimento contro gli incendi), il passaggio dalle rotative alle prime redazioni digitali. Immagini e cimeli, a partire dalle macchine per scrivere di storici fiduciari dell’ente fino al portatesserino degli anni Novanta, per raccontare quello che viene definito come un «giornalismo viscerale, fatto di corpo e presenza fisica sui luoghi dei fatti».
E Roma già si prepara alla mostra. Dallo scorso 10 marzo la campagna «Ooh» porta la mostra negli spazi di affissione Atac, nelle banchine di attesa dei mezzi pubblici, grazie ad un manifesto che presenta uno scatto fotografico di Giuseppe Quatriglio tra le rovine del Belice: la figura solitaria del cronista, immersa nel paesaggio devastato, restituisce il giornalismo nella sua dimensione più autentica. La tipografia rossa che attraversa l’immagine rafforza l’impatto visivo, trasformando il visual in un manifesto fortemente simbolico che evoca memoria, responsabilità e presenza.
Una mostra che «si rivolge ai giornalisti, affinché si rinvigorisca l’orgoglio di essere un corpo unico a difesa del proprio mestiere, ma soprattutto ai cittadini: un invito a guardare negli occhi coloro che, per decenni, ci hanno prestato i loro per farci comprendere il mondo».