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Giovanni Paolo Panini, «Galleria di vedute di Roma antica», 1754-57, Stoccarda, Staatsgalerie

© Staatsgalerie Stuttgart

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Giovanni Paolo Panini, «Galleria di vedute di Roma antica», 1754-57, Stoccarda, Staatsgalerie

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Vienna propone per la prima volta un’indagine sistematica sulle dinamiche del mercato dell’arte

Nel Gartenpalais Liechtenstein un’approfondita analisi con alcuni punti deboli: la scarsità di disegni, a favore della pittura, e la forte enfasi sui Paesi Bassi a discapito dell’Italia del Seicento

Francesca Croce

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Con la mostra «Nobile bramosia. Una storia del mercato dell’arte europeo», visibile fino al 6 aprile nel Gartenpalais Liechtenstein, Vienna propone per la prima volta un’indagine sistematica sulle dinamiche del mercato dell’arte. Curata da Stephan Koja, direttore della Collezione Liechtenstein, insieme alla curatrice capo della collezione Yvonne Wagner e a Christian Huemer, direttore del Centro di Ricerca del Belvedere, questa ambiziosa mostra offre un’approfondita analisi dell’arte e del suo rapporto con il commercio, con particolare attenzione alla pittura. La portata della mostra è decisamente ampia, partendo dall’antichità e passando con fluidità per diversi materiali e formati. Scultura antica, terrecotte fiorentine e la circolazione delle incisioni sono efficacemente intrecciate nella narrazione, creando una forte percezione di come gli oggetti si possano spostare ed essere valutati e adattati in risposta al gusto e alla domanda del momento. Tuttavia, la relativa assenza di disegni rimane una lacuna evidente in questo panorama altrimenti ricco.

La prima sala, dedicata all’antichità, è un logico punto di partenza. Diversi tipi di Afrodite sono giustapposti a piccole statuette in bronzo, introducendo questioni di replica, variazione e preferenza del compratore. Il magnifico «Ritratto di Jacopo Strada» di Tiziano enfatizza il ruolo degli antiquari, degli intermediari e della mediazione erudita nel plasmare il mercato. In tutta la sala, i motivi si ripetono e mutano, dimostrando come i prototipi potessero essere modificati per adattarsi a contesti diversi, questo punto espresso con precisione visiva. Un gesto curatoriale particolarmente suggestivo è la ricreazione di un mosaico romano sul pavimento della sala, un dettaglio che coinvolge il visitatore nella storia a livello sensoriale. Uno dei punti salienti della mostra è un dipinto straordinariamente ricco di Michiel van Musscher, che raffigura un artista nel suo studio. Proveniente dalla Collezione Liechtenstein, l’opera esprime con chiarezza una tematica centrale: l’artista al lavoro in uno spazio domestico, che è al tempo stesso studio e galleria. La composizione è piena di dettagli: modelli in gesso di sculture antiche poggiano sulla cornice superiore della porta; dipinti finiti sono appesi alle pareti mentre altri vi si appoggiano, in attesa di essere completati o consegnati. Questa abbondanza meticolosamente allestita trasmette sia la portata della produzione artistica, sia l’immagine in evoluzione dell’artista come professionista, produttore e attore consapevole del mercato. Disegni di navi sparsi sul pavimento dialogano bene con i dipinti marini appesi vicino, come i mercantili in mari tempestosi di Simon de Vlieger, mentre i paesaggi rappresentati nel dipinto stesso entrano in dialogo con altre opere in sala di Van Ruysdael e Van der Neer. Il Musscher è efficacemente abbinato all’autoritratto di Godfried Schalcken e al ritratto di sua moglie, entrambi dalla Collezione Liechtenstein, che dimostrano l’ascesa dello status dell’artista. 

Data la forte enfasi della mostra sui Paesi Bassi, l’assenza di una discussione approfondita sull’Italia del Seicento appare come un’occasione mancata. A Roma si stavano affermando dinamiche in parte analoghe, sebbene su scala minore, legate a un progressivo mutamento nel commercio dell’arte, segnato dalle tensioni tra controllo istituzionale e domanda di mercato, dall’autorità dell’Accademia di San Luca e dall’approccio più marcatamente commerciale dei Bentvueghels. La mostra introduce Roma principalmente attraverso il Grand Tour. La settima sala affronta il boom del mercato dell’arte parigino, le aste, i mercanti e i cataloghi. La presentazione di Edme François Gersaint e dei suoi talenti pubblicitari, insieme a Jean-Baptiste Pierre Le Brun, è eccezionalmente ben curata, sicuramente grazie all’expertise di Yvonne Wagner su Le Brun. Un vero tour de force è l’esposizione di quattro opere di Monet, tre delle quali provengono dalla serie del Palazzo di Westminster. Va riconosciuto il merito ai curatori per aver ottenuto prestiti così importanti. Le variazioni seriali di Monet dimostrano la sua grande abilità a muoversi nel mercato: tra gli impressionisti, egli sviluppò questo approccio con maggior successo sia in termini estetici sia commerciali.

Sebbene l’introduzione della prima sala inviti i visitatori a scoprire il lato economico della storia dell’arte, le discussioni sui valori comparativi per il pubblico moderno rimangono scarse. Al di là di una breve equivalenza tra il prezzo di vendita del ritratto di Baldassare Castiglione di Raffaello e tre case, un contesto economico più concreto avrebbe rafforzato l’intera mostra.

L’ultima sala affronta l’ascesa delle gallerie private e il declino del potere del Salon. Le stampe come modello di business richiamano i fogli di Dürer nelle sale precedenti. La mostra si conclude con la «Nuda Veritas» di Klimt e la massima di Schiller: «Non puoi piacere a tutti attraverso la tua azione e la tua arte. Fa’ in modo di piacere a pochi. È male piacere a tutti». Sebbene quest’ultima sia stata concepita come grido secessionista, qui la si legge anche come premonitrice della futura traiettoria del mercato dell’arte.

«Nobile bramosia», mostra di grande ambizione, costruisce un racconto convincente e ben articolato grazie a opere di straordinaria qualità. Pur nella consapevolezza dell’inevitabile selettività di ogni mostra, i curatori offrono una lettura innovativa e stimolante del rapporto tra produzione artistica e mercato. Il risultato è un’esposizione destinata ad aprire nuove prospettive di ricerca e a porre solide basi per ulteriori sviluppi e approfondimenti futuri sul tema.

Michiel van Musscher, «Ritratto di un artista nel suo studio», 1670-75 ca. © Liechtenstein. The Princely Collections, Vaduz-Vienna

Francesca Croce, 07 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Vienna propone per la prima volta un’indagine sistematica sulle dinamiche del mercato dell’arte | Francesca Croce

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