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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliVenezia e Shanghai sono i due poli della mostra «Vessels of Other Worlds», con cui l’artista autodidatta di Hong Kong, Wallace Chan, festeggia i 70 anni. Intagliatore di pietre preziose fin dall’età di 16 anni, ispirato dalla natura e dalla tradizione cinese, ha studiato la scultura occidentale e l’iconografia di santi e angeli, sviluppando un immaginario inedito cui dà forma attraverso materiali come rame, cemento e titanio. Nel 2000 ha anche intrapreso (per sei mesi) la vita monastica, rinunciando a ogni bene e sintonizzandosi con una dimensione di purezza e verità, che ancora oggi lo accompagna nella sua pratica di artista. La mostra in due sedi, alla Chiesa di Santa Maria della Pietà a Venezia (dall’8 maggio al 18 ottobre) e al Long Museum (West Bund) di Shanghai (dal 18 luglio al 25 ottobre), porta in Laguna tre presenze misteriose, tre sculture in titanio ispirate agli Olea Sancta, i tre oli sacri – il Crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi – che nella liturgia cattolica accompagnano i passaggi fondamentali dell’esistenza, nascita, crescita e morte. Tre video posizionati sull’altare della Cappella della Pietà sono come dei portali aperti sulle tre monumentali sculture esposte a Shanghai. Complesse e visionarie, si aprono a un immaginario più ampio, che richiama il Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch. Attorno al nucleo centrale, una costellazione di elementi sospesi in titanio, simili a gocce d’olio in movimento, introduce una dimensione fluida che trasforma la percezione della cappella, orientandola verso un’esperienza sospesa tra materia e trascendenza. Ciascuna scultura è composta da oltre 5.500 parti in titanio, 1.500 componenti in alluminio e quasi 20.000 viti in acciaio, contiene 725 ingranaggi e 922 figure umane, intersecate l’una all’altra come il destino, testimoni dell’infinità del tempo. Quando la luce penetra, materiali e spirito sembrano respirare all’unisono in un vaso che non contiene nulla, pur contenendo il tutto. Il richiamo al Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch introduce nel progetto l’idea di un metamorfosi continua, le immagini non si lasciano fissare in un significato unico: nascita, trasformazione e dissoluzione non sono passaggi ordinati ma stati che convivono, contenuti simultaneamente dal vaso. Non si tratta di una citazione diretta, ma di una consonanza profonda: come nel dipinto, anche qui le forme si moltiplicano in organismi ambigui, ibridi, sospesi tra attrazione e inquietudine. I vasi di Chan sembrano emergere da quello stesso universo visionario, dove nascita, trasformazione e dissoluzione coesistono senza gerarchie. Il riferimento a Bosch apre a una proliferazione di immagini che sfuggono a un ordine lineare e spingono lo sguardo verso una dimensione altra, di compresenza di stati. Allo stesso modo, Venezia e Shanghai nel progetto di Chan sono due poli di un unico sistema. Entrambe legate all’acqua, condividono una relazione strutturale con la fluidità, con ciò che scorre e trasforma. I vasi sono anche assimilabili a navi: contengono, trasportano, mettono in relazione spazi e tempi diversi. L’acqua è il principio che tiene insieme il progetto, unisce, riflette, deforma e connette. «Sono profondamente grato al Long Museum per il suo supporto nel realizzare questa importante doppia mostra. Il dialogo tra Venezia e Shanghai consente a queste opere di esistere in contesti culturali e architettonici diversi, estendendo la loro presenza attraverso spazio e tempo», conclude l’artista.