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61. BIENNALE ARTE DI VENEZIA

«Con te con tutto», il progetto di Chiara Camoni e Cecilia Canziani, è sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, che ha scelto «una proposta capace di restituire in modo significativo alcune delle traiettorie più rilevanti e originali della ricerca artistica contemporanea italiana, guardando, allo stesso tempo, alla tradizione plastica del nostro Paese, dalla scultura etrusca ai grandi maestri del Novecento»

L’ambientazione del «Not the South Africa Pavilion» amplifica la dimensione sacra e allo stesso tempo commemorativa dell’installazione, sui cui schermi prendono voce i respiri e i canti delle interpreti in memoria di alcune donne vittime di ingiustizie, dagli stupri e femminicidi in Sudafrica ai genocidi degli Ovaherero e dei Nama in Namibia, fino al genocidio attualmente in corso a Gaza

L'artista multidisciplinare ha montato stralci di immagini della pittrice e poetessa italiana del Cinquecento Irene di Spilimbergo su una lastra di vetro componendo raffinati collage visivi

In un paesaggio materico, per la partecipazione alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia l’artista Roberto Diago non rappresenta la pelle nera come superficie passiva, ma come archivio di traumi, resistenza e sopravvivenza

Nella tenda di Rirkrit Tiravanija avrà luogo un «concerto a più voci» composto da un film dell’artista qataro-americana Sophia Al-Maria, delle performance del libanese Tarek Atoui, da una scultura della kuwaitiana-portoricana Alia Farid e un programma culinario dello chef palestinese Fadi Kattan

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In occasione della 61ª Biennale Arte, il The St. Regis Venice presenta Komorebi, progetto curato da Marta Cereda che trasforma gli spazi dell’hotel in un percorso espositivo fondato sulla luce e sulla percezione. Sei artisti internazionali dialogano con l’architettura storica e con il vetro di Murano, ridefinendo il ruolo dell’hospitality nel sistema dell’arte contemporanea.

A Venezia la Beatrice Burati Anderson sviluppa un caso unico: due sedi contrapposte, separate da un canale e connesse da un attraversamento in barca. Non un dettaglio architettonico, ma un dispositivo curatoriale che trasforma lo spazio urbano in parte integrante della mostra. Con il progetto “Albedo” di Giovanni Ozzola, il modello si consolida come una delle proposte più interessanti emerse in città.

Per tre mattine consecutive, artisti, curatori, galleristi e collezionisti internazionali si sono incontrati lontano dalla pressione del calendario ufficiale della 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, in un formato volutamente privo di sovrastrutture: nessun programma pubblico, nessuna comunicazione estesa, nessuna spettacolarizzazione

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli revoca gli incarichi chiave della propria struttura, azzerando lo staff operativo del Collegio Romano. Colpiti la segreteria tecnica e quella personale. La decisione arriva dopo settimane di tensioni tra dossier controversi e conflitti politici interni. Si apre una fase di ridefinizione della governance con effetti sul sistema culturale.

Cinquantadue artisti della mostra internazionale “In Minor Keys” rifiutano la candidatura ai Leoni d’Oro assegnati tramite voto pubblico. La decisione segue le dimissioni della giuria e si inserisce in un’edizione segnata da tensioni geopolitiche e crisi istituzionale

Un’installazione partecipata di Melissa McGill trasforma Corte Nova a Venezia in un’opera viva che, attraverso lenzuola e memoria collettiva, riflette su identità, fragilità urbana e resistenza della comunità veneziana

Sculture astratte, linguaggio minimale e assenza di posizionamento critico producono una mostra (quella di Alma Allen) percepita estremamente debole. La scelta americana solleva una questione più ampia sul ruolo dei padiglioni nazionali.

Nel padiglione giapponese della Biennale di Venezia, Ei Arakawa-Nash trasforma il visitatore in parte attiva dell’opera: oltre cento bambole, da tenere in braccio e accudire, strutturano un progetto che intreccia esperienza personale, politiche della cura e rappresentazione della diaspora. Il padiglione diventa un dispositivo partecipativo che mette in tensione istituzione, identità e responsabilità collettiva.

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