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Mostre

Fotografie senza confini al Forte di Bard

Le 140 immagini vincitrici di World Press Photo e 10 reportage per National Geographic Magazine di Stefano Unterthiner

John Moore, «Crying Girl on the Border»

Bard (Ao). Il Forte di Bard presenta due mostre fotografiche da non perdere: dal 6 dicembre al 6 gennaio, World Press Photo, il più prestigioso premio al mondo di fotogiornalismo (alla 62maedizione), promosso dalla World Press Photo Foundation, che ogni anno premia le immagini che, nel mondo, hanno documentato nel modo più efficace gli avvenimenti dell’anno in corso.

In mostra sfilano le 140 immagini vincitrici (su 78.801, di quasi cinquemila fotografi, da 129 Paesi), suddivise nelle otto categorie Contemporary issues, Environment, General news, Long Term Projects, Spot news, Nature, Portraits, Sport, scelte da una giuria di 17 professionisti presieduta da Whitney C. Johnson, del «National Geographic». Vincitrice assoluta è l’immagine di John Moore «Crying Girl on the Border», che coglie la piccola honduregna Yanela Sánchez piangere disperatamente per essere stata separata dalla mamma nei controlli della Polizia di frontiera statunitense a McAllen, in Texas, mentre l’olandese Pieter Ten Hoopen si è aggiudicato il nuovo Premio World Press Photo Story of the Year con «The Migrant Caravan», scattata in Messico.

Tre gli italiani finalisti: Marco Gualazzini per Environment-Stories; Lorenzo Tugnoli, primo nella sezione General News–Stories con «Yemen Crisis»,e Daniele Volpe, secondo nella categoria General news, con lo scatto di una casa abbandonata in Guatemala.

La seconda mostra, «On Assignment, una vita selvaggia. Fotografie di Stefano Unterthiner» (dal 14 dicembre al 2 giugno, catalogo Ylaios) presenta immagini da dieci reportage realizzati tra il 2006 e il 2017 dal fotografo naturalista, zoologo e divulgatore italiano (Aosta, 1970) su commissione del «National Geographic Magazine», nella cui squadra è entrato stabilmente nel 2009.

Le 77 immagini in mostra documentano la fauna del mondo intero, dal pinguino reale dell’incontaminato arcipelago subantartico di Crozet ai cigni selvatici dell’estremo nord del Giappone; dalle sterne tropicali delle Seychelles, a rischio di estinzione per i cambiamenti climatici, ai varani di Komodo e ai cinopitechi, in Indonesia, e ai puma della Patagonia andina; dai canguri australiani, anch’essi in pericolo per effetto della caccia, alle nostre specie, documentate nei reportage «Italia (2013): fauna alpina» (del Parco del Gran Paradiso), e «Italia (2016): falco grillaio», realizzato a Matera.

Insieme, un’anteprima del progetto «Una famiglia nell’Artico», sul soggiorno di un oltre un anno che Unterthiner sta trascorrendo con la sua famiglia alle Isole Svalbard, per documentare il cambiamento climatico, e il documentario «Una vita selvaggia» con i «backstage» (inediti) di alcuni dei progetti presentati in mostra.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019


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