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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliUn oggetto che non dovrebbe essere lì, ma che continua a occupare lo spazio simbolico dei musei occidentali. È questa l’immagine che dà il titolo al nuovo volume di Maria Pia Guermandi, «RESTITUIRE. L’elefante nella stanza dei musei occidentali», pubblicato da Nomos Edizioni nella collana «Museologia presente». Il libro affronta uno dei temi più dibattuti della museologia contemporanea: la restituzione del patrimonio culturale sottratto in epoca coloniale. Il saggio ricostruisce un percorso lungo e complesso, che attraversa decenni di norme internazionali, convenzioni e legislazioni nazionali. Dalla Convenzione UNESCO del 1970 alla UNIDROIT del 1995, il quadro giuridico internazionale viene descritto come un sistema stratificato che, invece di semplificare le restituzioni, ha spesso contribuito a rallentarle o a renderle più controverse.
Al centro dell’analisi c’è il rapporto tra musei occidentali e Paesi d’origine delle collezioni, i cosiddetti «source countries», insieme alle rivendicazioni avanzate da comunità indigene. Un confronto che mette in luce un intreccio di potere, memoria e resistenza che continua a definire il dibattito globale sul patrimonio culturale. Il volume richiama anche una riflessione teorica sull’idea stessa di patrimonio, a partire da Walter Benjamin, per cui gli oggetti culturali non sono semplici testimonianze neutre del passato, ma elementi inseriti in dinamiche storiche di potere e di memoria.
Inserito nella collana «Museologia presente», il libro si colloca in un progetto editoriale che punta a riportare il museo al centro del dibattito pubblico, sollecitando una trasformazione profonda del suo ruolo: da istituzione conservativa a soggetto attivo nella discussione su giustizia culturale e responsabilità storica. «Restituire» si presenta così come un contributo critico che riapre una questione ancora irrisolta: quale debba essere oggi il futuro dei musei occidentali e del patrimonio che custodiscono.
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