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Graziella Melania Geraci
Leggi i suoi articoliSono 6 milioni e 250mila euro i fondi cofinanziati dall’Ipa-Strumento di assistenza preadesione (6 milioni) e dall’Aics, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, per il progetto avviato cinque anni fa, con termine nel 2027, che cambierà il volto e l’organizzazione del Parco Archeologico di Byllis e Apollonia in Albania.
Seppur distanti 43 km circa l’uno dall’altro, i due siti costituiscono un unico Parco archeologico sotto la direzione di Ornela Durmishi che ci parla delle novità, tra cui la separazione amministrativa dei due siti che avverrà probabilmente entro i primi mesi di quest’anno: «Il progetto europeo contribuirà a trasformare il sito di Byllis dotandolo, tra le altre iniziative, anche di un museo archeologico con diversi laboratori di restauro e aule di didattica per gli studenti. Sarà possibile lavorare non solo su piccoli reperti ma anche su quelli monumentali e sui mosaici che a Byllis sono molto interessanti e diversi l’uno dall’altro. C’è necessità di nuovi restauratori capaci di utilizzare approcci e tecnologie all’avanguardia perché la vecchia generazione sta per passare il testimone. Per ora solo Apollonia ha spazi adeguati, utili per laboratori e depositi dei reperti, e un museo dedicato in un monastero medievale, dove vengono conservate testimonianze dal VII secolo a.C. fino al IV secolo d.C.».
Le altre novità riguardano la costruzione ad Apollonia di un centro per la prima accoglienza dei visitatori, luogo che ospiterà anche gli artigiani e i loro manufatti e che servirà da laboratorio formativo per i giovani. Convinta che gli scavi archeologici rappresentino un importante mezzo per far emergere la storia e il patrimonio culturale, l’Albania ha messo in campo numerose missioni, molte delle quali coinvolgono alcune università straniere in collaborazione con l’Istituto Archeologico Albanese. Nel 2025 sono stati 15 i progetti operativi, compresi quelli con l’Università di Macerata ad Antigonea e con Roma «La Sapienza» a Cuka e Ajtoit. In attesa degli sviluppi, continuano le annuali campagne di ricerca anche a Byllis e ad Apollonia che stanno rivelando importanti scoperte: «Ogni anno si svolgono scavi programmati a opera di più missioni, continua Ornela Durmishi. Ad Apollonia l’équipe franco-albanese, presente in loco dal 1924, sta scavando nella parte dell’agorà, vicino alla porta nord-est, mentre a ovest della città, in una zona finora poco indagata, si scava alle terme di età romana. Quest’ultimo scavo fu iniziato da Léon Rey quasi cent’anni fa ma fu poi lasciato incompiuto; con la ripresa delle ricerche, sono state individuate anche alcune piscine e si è visto che l’edificio termale è molto più esteso di quanto si pensasse. Gli scavi continuano anche a Byllis, in collaborazione con l’Istituto di Archeologia Albanese, nella parte centrale del Foro romano: anche questa era una zona poco esplorata ma importante, visto che la maggior parte dei monumenti del sito appartiene al periodo tardoantico, l’ultimo che la città ha vissuto». Grazie ai fondi erogati e al lavoro compiuto, l’obiettivo è che Apollonia diventi riferimento per i siti archeologici di tutta l’Albania, anche se il percorso è ancora piuttosto lungo.
Le possenti mura di Byllis
L’antica Byllis sorge su un’altura dominante la valle del fiume Vjosa, nel sud dell’Albania. Estesa su una superficie di 30 ettari, rappresenta uno dei siti archeologici meglio conservati del Paese. Fondata nel IV secolo a.C. dagli Illiri, la città fu dotata di imponenti mura di pietra (ancora tracciate), lunghe più di due km che racchiudevano una grande agorà e un teatro capace di accogliere migliaia di spettatori. Edifici pubblici, terme e strade lastricate si integrarono con le strutture precedenti quando Byllis divenne romana, mentre, con l’avvento del Cristianesimo (V e VI secolo), furono erette basiliche, ornate da splendidi mosaici pavimentali di raffinata bellezza, ancora oggi visibili, testimonianza della ricchezza e della vitalità artistica del periodo tardoantico. Nel 586 la città, a seguito delle invasioni slave, fu distrutta e abbandonata definitivamente fino alla sua riscoperta all’inizio del Novecento.
La scuola di filosofia di Apollonia
Il sito archeologico di Apollonia d’Illiria, che si estende su 115 ettari, è situato su una collina nei pressi della città di Fier, nel sud-ovest dell’Albania: la città fu una delle più importanti colonie greche dell’Adriatico. Fondata nel VI secolo a.C., prosperò grazie al commercio e alla sua posizione strategica. Divenne un centro fiorente di cultura ellenica, famosa per la sua scuola di filosofia frequentata anche da Ottaviano Augusto. Dopo la conquista romana nel II secolo a.C., Apollonia mantenne grande importanza economica e culturale, fino al III-IV secolo d.C., quando un terremoto e il progressivo insabbiamento del porto ne causarono il suo declino. Oggi il sito conserva il bouleuterion (edificio del consiglio cittadino), il teatro, templi, agorà, portici e case patrizie, ma anche un monastero e una chiesa bizantina, risalente al XIII secolo.
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