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Graziella Melania Geraci
Leggi i suoi articoliA tre mesi dal suo insediamento al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann), il neodirettore Francesco Sirano ha già in programma un fitto calendario di eventi, ma soprattutto ha bene a mente il percorso da intraprendere per dare la propria impronta, a partire dalla definizione stessa di museo come luogo accogliente, dinamico e aperto al territorio. Anche sul fronte espositivo intende valorizzare i reperti dei depositi, favorendone il restauro, la circolazione e lo scambio con altre istituzioni.
Attualmente sono 29 le mostre alle quali il Mann partecipa con alcuni prestiti, 16 in Italia e 13 all’estero: figurano «La fragilità dell’eterno. Da Pompei al Grand Tour fino a oggi» (Timisoara, Museo Nazionale d’Arte, fino al 29 marzo); «Archivio Creatività Italiane» (Oslo, Istituto Italiano di Cultura, fino al 30 aprile); «Le forme dell’Impero. Nuove scoperte da Pompei ed Ercolano» (Pechino, Museo Nazionale della Cina, fino a ottobre).
«La mia idea, spiega Sirano, è quella di toccare il meno possibile la collezione permanente e di utilizzare il materiale di livello altissimo custodito nei depositi, reperti mai esposti, rafforzando così lo scambio reciproco con altri musei. Ad esempio, per la mostra su Parthenope, dal 3 aprile al Mann, sono previsti prestiti di rilievo anche dall’estero. Dal Louvre arriverà una serie di vasi legati al tema delle sirene: siamo quindi pronti a contraccambiare. Stesso discorso per Pechino: ospiteremo una mostra “di ritorno” dalla Cina il prossimo anno».
Nel frattempo, al Mann sono in corso tre grandi interventi: il riallestimento delle sale del Mosaico di Alessandro (appena restaurato), la riapertura delle sale della Villa dei Papiri e della sezione di Numismatica, arricchita con una scelta di gioielli. È in fase di progettazione per il 2027 anche una mostra sulla navigazione antica in occasione dell’America’s Cup, mentre è attesa per la fine del 2026 la consegna da parte del Comune di Napoli dell’ala sud-ovest dell’Albergo dei Poveri.
«Questo nuovo spazio accoglierà una grande sfida per il futuro, continua Sirano, non bisogna correre il rischio che sia concorrenziale o che diventi un doppione della sede attuale, i due Mann saranno complementari. Proprio per questo motivo si sposterà l’attenzione verso le tante pagine di storia archeologica che il Vesuvio ha scritto, oltre quella del 79 d.C. Penso, ad esempio, alle evidenze protostoriche dell’Età del Bronzo, dell’eruzione del 1600 a.C., i cui materiali in parte sono in questo museo. I ritrovamenti sono eccezionali: calchi in silicone dei mobili, delle spighe di grano e dei semi, sono tanti gli spunti da raccontare. La nuova sede all’Albergo dei Poveri rappresenterà inoltre un invito alla scoperta di tutti i musei archeologici campani, per un rapporto di beneficio reciproco e di collaborazione. Saranno numerosi anche i progetti che coinvolgeranno realtà come il Madre, Capodimonte e l’Accademia di Belle Arti, quest’ultima per l’arte contemporanea e i nuovi linguaggi, e per individuare insieme temi comuni da sviluppare».
Coinvolgere il territorio prima di tutto e poi il resto: il museo necessiterebbe di un ristorante, di un nuovo apparato didascalico, di aperture serali e attività parallele, in aggiunta allo sviluppo di un’app e di uno stile più fresco per la comunicazione social da affiancare a quello standard. Tutto è in itinere, parola di Francesco Sirano.
Le cinque danzatrici a Villa dei Papiri. Foto Mann
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