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Giosetta Fioroni, «Vestito», 2007

Courtesy Galleria d’Arte Maggiore g.a.m.

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Giosetta Fioroni, «Vestito», 2007

Courtesy Galleria d’Arte Maggiore g.a.m.

A Bologna Giosetta Fioroni, unica donna della Scuola di Piazza del Popolo, tra passato e futuro

La Galleria d’Arte Maggiore propone una rilettura attualizzata di una grande protagonista del secondo Novecento

Monica Trigona

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Alla Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. di Bologna prende forma una delle più articolate, e necessarie, riletture della ricerca di Giosetta Fioroni (Roma, 1932), figura cardine dell’arte italiana del secondo Novecento e protagonista riconosciuta della scena internazionale. La mostra «Il futuro è uscito dal passato», a cura di Alessia Calarota e Giulia Lotti, realizzata in collaborazione con la Fondazione Goffredo Parise e con l’artista stessa, si inserisce nel programma di Art City Bologna 2026, riaffermando con forza l’attualità di un percorso che continua a influenzare le pratiche di numerose generazioni di artisti contemporanei. Il titolo dell’esposizione, tratto da una celebre affermazione emersa in un’intervista di Hans Ulrich Obrist, sintetizza efficacemente la tensione temporale che attraversa l’intera opera di Fioroni: il costante dialogo con la storia dell’arte, la letteratura e la memoria, intesa non come archivio statico ma come spazio di rielaborazione e immaginazione. Non è un caso che sulla sua opera abbiano scritto figure come Germano Celant e che il suo lavoro sia stato recentemente al centro di importanti mostre istituzionali, tra cui quella alla Fondazione Prada. 

Il percorso espositivo si concentra su alcuni momenti chiave della sua ricerca, a partire dagli anni immediatamente successivi al soggiorno parigino dei primi anni Sessanta. È in questo contesto, segnato dall’esperienza nello studio di Tristan Tzara e dal contatto con l’ambiente internazionale della capitale francese, che Fioroni elabora un linguaggio radicalmente personale, svincolato da appartenenze rigide e da mode contingenti. Fulcro della mostra è la celebre serie degli «Argenti», avviata all’inizio degli anni Sessanta, che segna una svolta decisiva nella sua poetica. Le superfici metalliche, riflettenti e opache, trasformano l’immagine in un’apparizione instabile, sospesa tra presenza e dissoluzione. «L’argento è memoria, recupero e sospensione di tempi differenti», afferma l’artista, chiarendo la dimensione temporale e simbolica di questi lavori. Opere come «Una donna in silenzio» (1964) restituiscono uno sguardo insieme delicato e critico sulla condizione femminile, mentre il confronto con la tradizione pittorica emerge in una tela dedicata a Carpaccio, riletta senza gerarchie attraverso una sensibilità profondamente contemporanea. Il riferimento alla leggendaria performance «La Spia Ottica», presentata per la prima volta alla Galleria La Tartaruga di Roma e riproposta di recente alla Fondazione Prada, introduce un ulteriore snodo concettuale. Realizzata nel periodo della Scuola di Piazza del Popolo, di cui Fioroni è l’unica presenza femminile, l’opera anticipa questioni centrali nella riflessione sullo sguardo, sul dispositivo della visione e sulla relazione tra soggetto e immagine. 

Gli anni Settanta sono rappresentati da un paesaggio argentato che condensa le tensioni di una fase di intensa sperimentazione materica e concettuale, mentre il percorso attraversa gli anni Ottanta e Novanta, segnati da una ricerca coerente ma aperta a materiali e linguaggi differenti. In questo contesto si colloca «Pisan Cantos», opera di straordinaria ampiezza e densità culturale, in cui la memoria della poesia di Ezra Pound si intreccia con il dialogo visivo instaurato con Goya e con il suo olio «Il Parasole». La mostra si conclude con un approfondimento sugli anni Duemila, periodo di consolidamento della ricerca attorno ai temi della memoria, dell’identità e della stratificazione del vissuto: i celebri «Teatrini» in ceramica, piccole architetture poetiche cariche di suggestioni fiabesche e letterarie, e i «Vestitini», evocazioni di un corpo assente e simboli di un universo femminile centrale nella poetica dell’artista. 

Monica Trigona, 02 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

A Bologna Giosetta Fioroni, unica donna della Scuola di Piazza del Popolo, tra passato e futuro | Monica Trigona

A Bologna Giosetta Fioroni, unica donna della Scuola di Piazza del Popolo, tra passato e futuro | Monica Trigona