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Al centro dell’esposizione alla Fondazione MAST emerge la coerenza metodologica che contraddistingue le fotografie dei due artisti, capaci di ridefinire i confini tra documento e opera d’arte
- Alessia De Michelis
- 22 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Bernd & Hilla Becher, «Case a graticcio della regione industriale di Siegen», 1959-73
© Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur, Bernd & Hilla Becher Archive, Colonia, e Museum für Gegenwartskunst Siegen, acquisite con il sostegno della Kunststiftung NRW
A Bologna le architetture industriali di Bernd e Hilla Becher
Al centro dell’esposizione alla Fondazione MAST emerge la coerenza metodologica che contraddistingue le fotografie dei due artisti, capaci di ridefinire i confini tra documento e opera d’arte
- Alessia De Michelis
- 22 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliNelle Gallerie della Fondazione MAST, a Bologna, prende forma un articolato percorso espositivo che attraversa oltre quarant’anni di ricerca fotografica, restituendo al pubblico più di 350 stampe originali in bianco e nero, affiancate da disegni, libri e materiali d’archivio. È così che si dispiega «Bernd & Hilla Becher. History of a Method», mostra articolata in dieci sezioni, accompagnata da un catalogo edito da Schirmer/Mosel Verlag e da un ricco programma di incontri, workshop e proiezioni.
Il progetto, ideato dalla Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur in collaborazione con il Bernd & Hilla Becher Studio, attinge ai principali nuclei archivistici dedicati ai due artisti, offrendo per la prima volta in Europa una visione così ampia e sistematica della loro opera.
Al centro dell’esposizione emerge la coerenza metodologica che ha reso Bernd Becher (1931-2007) e Hilla Becher (1934-2015) figure cardine della fotografia del Novecento. A partire dalla fine degli anni Cinquanta, i due sviluppano un’indagine tipologica sulle architetture industriali (torri d’acqua, altiforni, gasometri) organizzando le immagini in griglie rigorose. Un approccio oggettivo, radicato nella tradizione della Nuova Oggettività e nella fotografia descrittiva ottocentesca, che apre a una nuova estetica documentaria, influenzando profondamente Minimalismo e Arte Concettuale.
Come sottolinea Urs Stahel, curatore dell’esposizione assieme a Gabriele Conrath-Scholl e Max Becher, il lavoro dei Becher ha dato origine a un linguaggio visivo capace di ridefinire i confini tra documento e opera d’arte. Non si tratta dunque solo di una retrospettiva, ma della mappa di un paradigma visivo che continua a riverberare nella fotografia contemporanea.
Bernd e Hilla Becher, miniera di carbone Ensdorf, Saarland, Germania, 1979. © Estate Bernd & Hilla Becher, rappresentato da Max Becher Courtesy Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur-Bernd & Hilla Becher Archiv, Colonia