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Oswald Achenbach, «Atmosfera serale nella Campagna romana», Roma, Casa di Goethe

© Bibliotheca Hertziana - Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte Rom (Enrico Fontolan)

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Oswald Achenbach, «Atmosfera serale nella Campagna romana», Roma, Casa di Goethe

© Bibliotheca Hertziana - Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte Rom (Enrico Fontolan)

A Casa di Goethe, tra il fuoco di Tischbein e i Rolling Stones

Il museo romano di via del Corso, aperto nel 1997, ha deciso di aprire i suoi forzieri, presentando al pubblico le acquisizioni avvenute negli ultimi anni

Gianfranco Ferroni

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Anche i musei più recenti vantano dei tesori nascosti. Ora la Casa di Goethe, aperta nel 1997, ha deciso di aprire i suoi forzieri, presentando al pubblico le acquisizioni avvenute negli ultimi anni con la mostra «Storie d’arte». A Roma, in via del Corso, ecco i dipinti di artisti tedeschi attivi a Roma nel XIX e nel XX secolo, con due vedute di Wilhelm Brücke dedicate a Roma e a Napoli, un tramonto nella campagna romana di Oswald Achenbach, una «Ifigenia in Tauride» di Edmund Friedrich Kanoldt, con il Tempio della Sibilla di Tivoli sullo sfondo. Kanoldt si oppose al disboscamento della Serpentara di Olevano Romano, garantendone la salvaguardia. Nello stesso luogo oggi si trova Villa Serpentara, di proprietà dell’Akademie der Künste di Berlino, che viene gestita e curata dall’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo. Prezioso il ritratto di Artur Volkmann realizzato da Franz Pallenberg (1873-1949), pittore e scultore che sposò Angela Böcklin, figlia dell’italiana Angela Rosa Lorenza Pascucci e dello svizzero Arnold, un gigante del simbolismo, autore dell’opera che stregò Adolf Hitler, «L’isola dei morti». E la nipote di Franz, Anita Pallenberg, è passata alla storia come «la musa dei Rolling Stones», in particolare di Keith Richards.

Dalla Germania, tutti questi creativi attirati dalla città eterna ruotavano intorno all’associazione artistica Ponte Molle-Gesellschaft e al Deutscher Künstlerverein: quest’ultimo sodalizio, esistito fino al 1915, è stato in grado di influenzare ila vita sociale e culturale di Roma, e la Casa di Goethe conserva la biblioteca dell’associazione, il lascito e l’album dei ritratti dei membri. Nella seconda sala sono esposte le nuove opere riferite all’epoca di Goethe: un disegno di eccezionale qualità come l’autoritratto di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein che si raffigura mentre brucia vecchie lettere in un ambiente oscuro, illuminato solamente dal fuoco ardente. Una scena particolare, densa di significati esoterici, e non solo, con un corpo femminile quasi nascosto: un enigma, più che un capolavoro, che ha attirato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in grado come pochissimi altri di decifrare messaggi reconditi, nella visita compiuta a via del Corso insieme al ministro di Stato per la Cultura e i Media della Repubblica Federale di Germania, Wolfram Weimer. Nell’occasione, il titolare del dicastero di via del Collegio Romano ha affermato che per Goethe verrà dedicato «un programma culturale innovativo che valorizzerà alcune delle tappe che percorse in Italia. Rinnoveremo, inoltre, il sostegno alle traduzioni di opere in italiano e in tedesco, perché i libri tradotti sono veri e propri ambasciatori di una nazione. Il dialogo culturale tra Italia e Germania è una risorsa strategica da valorizzare oggi più che mai». Nella sala, visibili anche due preziosi disegni di Jakob Philipp Hackert, con una veduta di grande formato della Valle dell’Inferno presso Piedimonte Alife, situato nei Monti Matese a sud di Caserta.

Alla grafica dell’epoca di Goethe è dedicata la terza sala. La già considerevole collezione di vedute romane di Giovan Battista Piranesi del museo è arricchita con alcune nuove incisioni. A queste si affiancano due vedute della Sicilia tratte dall’opera Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile del 1781-85. Con le rappresentazioni della Sicilia, gli artisti intorno al 1780 entrarono in un territorio inesplorato. La rappresentazione di Luigi Rossini della Basilica di San Paolo fuori le Mura dopo l’incendio della notte del 15 luglio del 1823 mette l’osservatore di fronte all’edificio distrutto dalle fiamme. E poi Johann Jakob Frey con la «Veduta del cimitero acattolico e la Piramide Cestia». Altro obiettivo della Casa di Goethe è quello di ampliare la collezione di oggetti di uso quotidiano risalenti al periodo del soggiorno romano di Goethe: ora è possibile ammirare due carte monete emesse dallo Stato della Chiesa rispettivamente nel 1786 e nel 1788, le cosiddette «cedole», e la doppia romana d’oro di Pio VI. L’ultima sala conduce infine il visitatore nell’era moderna, con Goethe che, a distanza di secoli, influenza artisti del calibro di Henry Moore e Filippo de Pisis. Una mostra da non perdere, visibile fino al 13 aprile.

Edmund Kanoldt, «Ifigenia in Tauride», Roma, Museum Casa di Goethe. © Bibliotheca Hertziana - Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte Rom (Enrico Fontolan)

Gianfranco Ferroni, 05 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

A Casa di Goethe, tra il fuoco di Tischbein e i Rolling Stones | Gianfranco Ferroni

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