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Sanzia Milesi
Leggi i suoi articoliI bambini che riscoprono con occhi pieni di meraviglia il cortile della loro scuola, grazie a un cielo scintillante di piccoli animali in ottone. E le donne anziane che sul sagrato della chiesa, alla vista di una nuova impalcatura dorata, si aspettano un concerto, non certo un’installazione d’arte contemporanea. Lo stupore degli abitanti di Maddaloni, comune casertano di oltre 36mila abitanti lungo l’antica via Appia, è tangibile. Attraversa intere generazioni di cittadini che, affascinati o scettici, accolgono nel proprio territorio la Biennale delle Arti «Ama: Arte + Maddaloni + Architettura», fino al 21 aprile.
Una Biennale delle Arti che è occasione di visita itinerante in sette luoghi storici di Maddaloni grazie alle opere di oltre 80 artisti tra architetti, designer, illustratori e fotografi. Un’iniziativa che viene promossa dal Comune di Maddaloni, con la direzione artistica di Luca Molinari (già curatore nel 2010 del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura), come occasione per «riscoprire-rigenerare-rinnovare» lo sguardo di abitanti e turisti sulla città.
Sono complici realizzazioni artistiche quali appunto l’installazione «In stato di grazia» della paesaggista Annalisa Metta e del filosofo Felice Cimatti: centinaia di piccoli ex voto animali, appesi a una rete di fili tesi sul cortile del Convitto nazionale, che lo illuminano di magici riflessi. Oppure «Seduti sotto un telaio dorato» di Cherubino Gambardella: geometrica struttura in legno e metallo, luminescente nella notte, che si offre come seduta al suo pubblico, ora sul sagrato della Chiesa di San Pietro, e successivamente come opera permanente ospitata nei Giardini comunali. A restare in dono alla città sarà anche il murale «Senza Riparo» di Francisco Bosoletti, sulla facciata del Municipio in piazza Matteotti, che ha contribuito a lanciare il festival già ad ottobre, in anteprima per «Art Days 2024».
«Questa per noi rappresenta una sfida: un innestare che, al di là dei localismi, inserisce Maddaloni in una dimensione non più sussidiaria, ma propagatrice di cultura, spiega il sindaco Andrea De Filippo. È un appuntamento per sentirsi ancora orgogliosi di far parte di questa comunità. Perciò vogliamo dedicare “Ama” a Franco Imposimato, fratello di un magistrato coraggioso e vittima di mafia nel 1983, riprendendo a quarant’anni di distanza la tradizione interrotta delle due edizioni della Biennale di Arte Grafica del 1985 e 1987. La nostra è una scommessa rivolta soprattutto ai giovani: è solo frequentando la bellezza che si creano competenze e amore per l’arte, un potente antidoto contro le devianze».

Una veduta dell’installazione «In stato di grazia» di Annalisa Metta e Felice Cimatti nel cortile del Convitto Giordano Bruno. Foto: Francesco Cicchella
Così, in conferenza stampa è tempo di grandi annunci. Mentre il soprintendente Abap per l’Area Metropolitana di Napoli Caserta e Benevento, Mariano Nuzzo, offre a sorpresa gli spazi della Reggia di Caserta per proseguire le esposizioni di una settimana ancora, anche il sindaco lancia la sua anticipazione: l’idea di istituire una Fondazione che curi la Biennale in futuro e l’inaugurazione di una nuova sede che si aggiungerà nella prossima edizione, il ristrutturando ex Convento dei Cappuccini, da destinarsi a Palazzo della Cultura della città.
Tessitore di questo ambizioso progetto di «rigenerazione urbana» è Luca Molinari: un lungo curriculum alle spalle, tra cui l’attuale docenza al Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania nella vicina Aversa. «L’abbandono è negli occhi di chi guarda: i luoghi esistono, hanno la loro forza e bellezza, anche quando noi non li guardiamo, commenta con forza il direttore artistico. Anche qui a Maddaloni, come nel 2010 quando sono stato curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, il mio approccio è stato “Ailati” (Italia al contrario). Perché avere molteplici punti di vista non può che arricchire il nostro sguardo».
È così che la Biennale «utilizza queste opere come briciole di Pollicino», sparse in centro storico a iniziare dall’ex Collegio Reale, voluto da Giuseppe Bonaparte a metà Settecento, nel periodo di maggior splendore della città. Quanti in effetti sanno che la tela dipinta più grande al mondo è quella custodita proprio a Maddaloni, nel Convitto Nazionale Giordano Bruno? Con un allestimento che punta le proprie guglie al soffitto, la proposta di «Nuovi racconti (per il futuro)» unisce così ciò che è stato e ciò che sarà: in cielo, i 720 metri quadrati del «Trionfo della fede sull’eresia» (1756) e, in terra, la visione di tante città immaginifiche. Una sala popolata da disegni, modelli e fotografie, che propone un racconto corale di 70 artisti («di cui 16 stranieri e 30 campani», precisa il curatore) tra grandi maestri e giovani alle loro opere prime. Nomi che vanno dal fotografo Filippo Romano agli illustratori Mauro Bubbico e Mario Trimarchi, passando per Ugo La Pietra, Michele De Lucchi e tanti altri ancora.

«Nuovi racconti per il futuro» nel complesso Monumentale Convitto Nazionale Giordano Bruno. Foto © Pasquale Carangelo
Il percorso prosegue alla Chiesa settecentesca di San Giovanni con i lavori di due artisti noti a livello internazionale: Francesco Jodice e Adrian Paci. Il primo, nella navata, con la proiezione del suo «Atlante» (2015) e il secondo, in sacrestia, con due fotografie grande formato e il video «U’ncuontru» (2021) nella Cappella Congrega Ipogea, oggi riaperta al pubblico con tutta la sua potente iconografia di scheletri e morte.
Occasione per visitare il Museo Civico, con gli ex voto al patrono San Michele e le statue di santi, sono invece le ceramiche dei toscani Caterina Sbrana e Gabriele Mallegni di Studio17, che si mimetizzano facendosi cercare tra i veri reperti nelle teche. Qui anche i vetri della napoletana Astrid Luglio, i lavori di Elena Cutolo e dello studio BRH+ (Barbara Brondi e Marco Rainò), mentre appesi ai muri vi sono alcune opere grafiche provenienti dalle passate Biennali anni ’80, allora curate da Giorgio Di Genova. Al piano superiore, il fotografo maddalonese Pasquale Carangelo racconta la sua «Maddaloni Velata» e qui si trova anche il plastico della città realizzato dallo stesso Franco Imposimato a cui la biennale è dedicata. «Artista, non solo vittima di mafia», ha sottolineato il figlio Giuseppe all’inaugurazione.
La tappa alla seicentesca Chiesa di santa Maria dei Comandati, infine, accoglie i progetti di quattro autori 30-40enni che si interrogano tanto sulle proprie origini quanto sul tempo presente. Teresa Antignani con lo stendardo in tessuto «Albanova» dove reinterpreta una San Michele donna; i due arazzi di Roberto Amoroso, «Eco dal futuro» e «La voce del vento»; le tre pitture su vetro di Roberto di Alicudi e, infine, le due opere tessili di Fabrizio Vatieri, «Vela Celeste» e «La morte è la vostra religione» (nella sacrestia ora riaperta al pubblico), con cui racconta di Nola e Scampia, dal progetto urbanistico mai realizzato dell’architetto Francesco di Salvo fino alla demolizione della Vela nel luglio 2024.
La Biennale delle Arti può essere visitata gratuitamente a Maddaloni (Ce) nei weekend, dal venerdì alla domenica. Per prenotare le visite scrivere una e-mail all’indirizzo calatia@hotmail.it. Ulteriori informazioni e aggiornamenti sul sito web.

Una veduta dell’opera di Francisco Bosoletti, «Senza riparo», 2024