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Giovanni Paolo Panini, «Roma Antica», 1757, New York, Metropolitan Museum of Art

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Giovanni Paolo Panini, «Roma Antica», 1757, New York, Metropolitan Museum of Art

A Milano la Roma del Grand Tour immortalata da Panini

Due dipinti dell’artista piacentino e un cortometraggio di Ferzan Özpetek sono tra le «meraviglie» esposte al Museo Poldi Pezzoli

Ada Masoero

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«Come tutti i musei di Milano, ci dice Alessandra Quarto, direttrice del Museo Poldi Pezzoli, raccontandoci la mostra che si apre nel museo in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, anche noi abbiamo ricevuto dalle istituzioni l’invito a ideare, per l’occasione, un progetto che avesse attinenza con il tema. Noi costruiamo le nostre mostre fondandole sempre sulla ricerca e sulla valorizzazione di una o più opere delle nostre collezioni. Abbiamo perciò puntato sul fatto che in quelle settimane giungeranno in città folle di visitatori, proprio come accadeva in Italia ai tempi del Grand Tour. E poiché di recente abbiamo ricevuto in dono da Giovanna Zanuso l’“Interno del Pantheon” di Giovanni Paolo Panini, un vero emblema del Grand Tour, abbiamo pensato di costruire un percorso intorno a esso». 

Difficile immaginare, al riguardo, un’opera più pertinente del monumentale dipinto «Roma antica» di Panini (Piacenza, 1691-Roma, 1765), conservato insieme al suo pendant «Roma moderna» al Metropolitan Museum of Art di New York, che il curatore capo della Pittura europea di «The Met», Stephan Wolohojian, continua la direttrice, «visto il progetto, è stato ben lieto di prestarci. Noi invieremo loro la nostra “Croce processionale” di Raffaello per la loro grande mostra primaverile». Il grandioso dipinto (2x3 metri), realizzato nel 1757 da Panini per il conte di Stainville, ambasciatore francese a Roma, che in uno stupefacente esempio di metapittura raffigura un’immaginaria galleria d’arte in cui sono riuniti 61 tra suoi dipinti di monumenti dell’antica Roma (quelli che gli avevano guadagnato la fama) e alcune celebri statue archeologiche, si può definire come un mega souvenir del soggiorno romano del diplomatico francese. Un’opera affascinante anche per il tour de force che impone all’osservatore, stimolato a riconoscere i luoghi e i monumenti raffigurati da Panini, che ritrae anche sé stesso fra i visitatori del museo immaginario. 

La mostra «Meraviglie del Grand Tour» (dal 30 gennaio al 4 maggio), ideata da Alessandra Quarto e curata da Lavinia Galli, curatrice del museo, e Xavier F. Salomon, direttore del Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona, si apre proprio con questo dipinto, che trova posto, da solo, in una sala a piano terra: «Una panca inviterà alla contemplazione, continua Alessandra Quarto, mentre una didascalia parlante racconterà tutti i monumenti, spiegando anche dove si trovano ora sculture come il “Laocoonte”, l’“Ercole Farnese”, il “Vaso Medici”, tutti ben riconoscibili nel dipinto, in cui si vede anche un sarcofago romano simile al nostro, che abbiamo appena restaurato e che farà parte del percorso». 

Ma non solo tipici souvenir del Grand Tour, il viaggio di formazione praticato da aristocratici e studiosi sin dalla fine del ’500, ma la cui moda esplose nel ’700 e ’800, facendone un ineludibile status symbol, erano, per le dame, i ventagli che raffiguravano i luoghi simbolo del «viaggio in Italia», dal Vesuvio in eruzione ai templi di Paestum, alle città sepolte di Ercolano e Pompei, ritrovate proprio nel ’700: il Museo Poldi Pezzoli ne conserva una collezione di 28 esemplari, legati al museo nel 2005 dal collezionista Carlo Borgomaneri e ora esposti al primo piano, al pari del gruppo in porcellana, della Manifattura Ginori di Doccia, del «Laocoonte e i suoi figli» (1749), dell’«Interno del Pantheon» di Panini e delle due vedute di «Roma moderna» di Gaspar van Wittel, appena giunte in comodato al museo milanese: evidenziate da un’apposita segnaletica, le opere della mostra (accompagnata da un calendario di «Conversazioni sul Grand Tour», dal 12 febbraio al 4 maggio, curato da Lavinia Galli) sono esposte nel percorso di visita. A portare quest’esperienza nella contemporaneità (com’era già accaduto con Bob Wilson per la mostra di Andrea Solario) è il regista Ferzan Özpetek con un cortometraggio che, spiega, «ho voluto nascesse da un gesto semplice: la luce del Pantheon che illumina il volto di una donna addormentata per raccontare come l’arte possa ancora oggi risvegliarci, sorprenderci, farci sentire vivi». 

Giovanni Paolo Panini, «L’interno del Pantheon a Roma», 1743, Milano, Museo Poldi Pezzoli

Ada Masoero, 28 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

A Milano la Roma del Grand Tour immortalata da Panini | Ada Masoero

A Milano la Roma del Grand Tour immortalata da Panini | Ada Masoero