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Olga Scotto di Vettimo
Leggi i suoi articoliLa mostra «Il colore di Mimmo Jodice», che s’inaugura il 17 maggio al Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli (fino al 10 gennaio 2027), introduce a un aspetto poco noto della ricerca di Mimmo Jodice, che in questo corpus di lavori si confronta, inaspettatamente, con il colore. Realizzate negli anni Ottanta in occasione della celebre mostra «La civiltà del Seicento a Napoli», curata da Raffaello Causa al Museo di Capodimonte, le 40 fotografie esposte, alcune delle quali inedite, offrono una rilettura delle opere di Jusepe de Ribera, Francesco Guarini, Caravaggio, Luca Giordano, Filippo Vitale, Battistello Caracciolo e Artemisia Gentileschi. Il maestro della fotografia, scomparso lo scorso ottobre all’età di 91 anni, con sguardo ravvicinato restituisce frammenti della superficie pittorica, conferendo a volti, mani, tessuti una nuova intensità visiva. «Isola dettagli quasi invisibili e li trasforma in immagini autonome, creando un percorso segreto e magnetico capace di spingere il visitatore a guardare le opere con occhi nuovi e a immergersi profondamente nella loro forza espressiva», commenta la moglie Angela Jodice.
Già esposte nel 1985 a Villa Pignatelli nella mostra «Un secolo di furore», le fotografie, tratte da diapositive, sono state sottoposte a un intervento di restauro da Barbara Jodice e Marco Spatuzza, che ha consentito anche di recuperare immagini mai pubblicate. «Questo progetto, unico per la presenza del colore, non è soltanto un omaggio alla straordinaria ricchezza artistica di Napoli, ma anche il racconto di uno sguardo che ha sempre cercato l’essenza nascosta delle cose», commenta Barbara Jodice (Mimmo Jodice Studio). La mostra si sviluppa «lungo il percorso museale, in una profonda continuità culturale con il Museo del Tesoro di San Gennaro», racconta la direttrice del museo Francesca Ummarino, ideatrice con Ilaria D’Uva (ceo D’Uva Srl) del progetto della mostra. «Al centro di questo eccezionale confronto tra la fotografia a colori, ancora poco conosciuta, di Mimmo Jodice e il lusso, se non addirittura lo sfarzo, delle collezioni del Museo del Tesoro di San Gennaro, si confrontano due visioni del mondo. La visione moderna, quella di Mimmo Jodice, più vicina al nostro sguardo contemporaneo, procede per frammenti, decostruisce, isola, privilegia il dettaglio, il singolare. È in questa frammentazione che oggi si costruisce un’altra forma di realtà, una verità nella quale la nostra sensibilità si riconosce profondamente», chiarisce il curatore Sylvain Bellenger, ideatore anche dell’allestimento, progettato da WorkinArt, che affida a tessuti e velluti antichizzati di ispirazione barocca il raccordo visivo con gli ambienti del museo.
L’apertura della mostra, realizzata con il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli, con il sostegno di Fondazione Tridama, Mulino Caputo, Grimaldi Lines, D’Amico e Caronte spa, coincide anche con il rinnovamento della biglietteria e del bookshop, su progetto di Vanni del Gaudio. «In concomitanza con la mostra abbiamo aperto i nuovi spazi affacciati sotto il portico di piazza Duomo, contribuendo a migliorare l’accoglienza del pubblico e a restituire nuova vitalità urbana a questo luogo straordinario», chiarisce Ilaria D’Uva. Inoltre, con il sostegno della Regione Campania e su progetto di Filippo Cannata, «il museo si è dotato di un nuovo impianto illuminotecnico, pensato per valorizzare ulteriormente il percorso espositivo e la collezione permanente, creando un dialogo ancora più intenso tra le opere, gli spazi e lo sguardo del visitatore».
Una fotografia esposta nella mostra «Il Colore di Mimmo Jodice» al Tesoro di San Gennaro di Napoli. Courtesy of Mimmo Jodice Studio ©