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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliIn che cosa consiste la contemporaneità di San Francesco? Le riflessioni sui temi odierni, dall’ambiente al senso di comunità, ne dimostrano il ruolo universale e mai dissolto. A Perugia, nella mostra «San Francesco Nostro Contemporaneo tra Arte e Spiritualità», aperta a Palazzo Baldeschi fino al primo novembre, alcuni fra i più importanti artisti di oggi guardano all’anniversario degli 800 anni dalla morte del santo attraverso i temi delle loro opere. Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Giuseppe Penone, Marina Abramovic e molti altri, hanno lasciato una traccia, più o meno consapevole, della vita e del pensiero di Francesco. Il racconto costruito dal curatore della mostra, Costantino D’Orazio, rileva un filo rosso che si dipana lungo gesti artistici differenti. Sul balcone di Palazzo Baldeschi è esposta la prima opera; tema francescano è il pane, come spiega Cristina De Angelis la direttrice della Fondazione CariPerugia Arte (ente organizzatore della mostra): «“Pane Alfabeto” è un’installazione di Giuseppe Penone del 1969; la ospitiamo per la prima volta, come omaggio a San Francesco». Nell’ingresso del Palazzo, accoglie i visitatori «Due confessionali» (2025) di Flavio Favelli: provenienti dal Monastero di santa Caterina Vecchia, i due confessionali sono uniti, sigillando i loro segreti, con una vernice bianca e nera usata come tecnica militare durante la Prima guerra mondiale.
La mostra prosegue nelle sale affrescate del primo piano, dove luci soffuse esaltano le opere, inserendole in un contesto di essenzialità. Dopo un angolo dedicato al tema del «Giullare di Dio», attributo di San Francesco, rappresentato da una serie di opere grafiche di Giacometti, Picasso, Chagall, Odilon Redon e Jean Cocteau, si entra nella prima sala. La ceramica di Leoncillo, «Senza titolo» (1957), il mosaico in vetro «San Francesco» (1933) e l’olio graffito su faesite «Astri» (metà anni Quaranta) di Gerardo Dottori indagano trasformazione e spiritualità del santo di Assisi. Si prosegue con il tema della fragilità e dell’escarnazione del corpo, che vivono nelle opere di Giuseppe Uncini («Cementarmato n. 15», 1960) e di Alberto Burri («Sacco», 1955); e nella fotografia della performance «Count on us Chorus» (2003) che Marina Abramovic indirizzò all’Onu, con uno scheletro a dirigere un coro. Nella sala seguente, ecco l’opera di Omar Galliani («In Lumine Dei», 2024-26) e quella di Nicola Samorì («Il Santo Illeso», 2015); la prima è un dittico in grafite e oro sul quale è inciso «Il Cantico delle creature» (la preghiera del Santo è al centro anche del lavoro di Emilio Isgrò, due sale dopo) mentre, nella seconda, una figura nuda rivela, fra strappi e corrosioni, la sua fragilità.
La mostra prosegue con la stampa «Mother» (1999) di Maurizio Cattelan, di fronte a un’opera di Kiki Smith su carta nepalese; in entrambe è protagonista la vulnerabilità del corpo. Il percorso continua con altri artisti, in un crescendo che giunge all’ultima enorme sala, con Pistoletto e la «Venere degli stracci» (1967-2014), Mimmo Paladino con due opere, Mario Ceroli con una collina di lettere («Le chiacchiere», 1989), infine Kounellis, con la sua ricerca carica di tensione etica. Mentre nella vicina Galleria Nazionale dell’Umbria prosegue la mostra «Giotto e San Francesco», di segno molto distante ma altrettanto carica di significato, l’esposizione di Palazzo Baldeschi centra il punto, costruendo una narrazione che non è una mera sequenza di opere celebri, ma poggia sull’attualità; e restituisce concretezza al messaggio francescano.
Opere di Mimmo Paladino alla mostra «San Francesco nostro contemporaneo» a Palazzo Baldeschi, Perugia