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Luigi Gioli, «Via del passeggio a Livorno (Hotel Palazzo)»,1885

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Luigi Gioli, «Via del passeggio a Livorno (Hotel Palazzo)»,1885

A Pisa la vena naturalista dei fratelli Gioli

A Palazzo Blu la prima mostra dedicata in città a Francesco e Luigi Gioli, figure centrali della pittura toscana tra Ottocento e Novecento, nonché profondi innovatori della cultura figurativa locale

Laura Lombardi

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La pittura toscana della seconda metà dell’Ottocento, superata la stagione dei Macchiaioli del fiorentino caffè Michelangelo, è assai poco nota oltre i confini regionali e gli artisti di quella compagine, tra i quali Francesco e Luigi Gioli, vengono spesso relegati a fenomeno provinciale, epigoni di quanto avvenuto intorno alla metà del secolo, restando nel quasi oblio, oggetto di studio solo degli specialisti di quel periodo. La mostra «I fratelli Gioli e la pittura a Pisa fra Otto e Novecento» (catalogo Felici Editore), a Palazzo Blu dal 15 maggio al 6 settembre e realizzata con il contributo di Fondazione Pisa, a cura di Stefano Renzoni, si propone di colmare queste lacune, concentrandosi  sull’ambiente pisano e permettendo di approfondire la conoscenza di Luigi e Francesco Gioli attraverso una selezione di oltre un centinaio di dipinti (da musei pubblici e privati e da numerosi collezionisti tra cui gli eredi dei fratelli Gioli); ai dipinti si aggiunge una selezione di disegni inediti, provenienti dall’archivio di famiglia e da collezioni private, a cura di Bianca Cerrina Feroni. Se i fratelli Gioli, Francesco (1846-1922) e Luigi (1855-1947), rivestono un ruolo centrale nello sviluppo della cultura figurativa locale, la mostra indaga anche le esperienze della cosiddetta «Scuola di Bocca d’Arno», tra Marina di Pisa e il Gombo, tra ’800 e ’900, attorno al romano, ma toscano di adozione, Nino Costa, dove si formano anche Plinio Nomellini (in mostra un suo dipinto esposto alla Biennale di Venezia), e fa riscoprire figure quali Amedeo Lori, con dipinti del periodo divisionista. 

La selezione dei disegni di Gioli, documentando la dimensione più intima del processo creativo, comprende studi preparatori per opere celebri come la «Pesca alla Sciabica» e le «Boscaiole di San Rossore» di Francesco Gioli, e studi di animali e vedute urbane di Luigi Gioli. Suddiviso in sei sezioni, il percorso nella sale di Palazzo Blu muove da premesse della «Scuola di Staggia», per proseguire col momento della macchia testimoniato da opere di Vincenzo Cabianca, Giovanni Fattori, Silvestro Lega (che da Francesco Gioli e dalla moglie Matilde, animatrice di un salotto frequentato da varie personalità del tempo, sarà accolto sul finire degli anni Settanta nella villa di Fauglia), per poi concentrarsi sui fratelli Gioli, ma anche su artisti loro contemporanei, che sviluppano percorsi diversi rispetto alla vena naturalista dei Gioli, come Vittorio Corcos ed Ernesto Rayper («Intorno alla Macchia»). La sezione conclusiva è dedicata ai «Post-Macchiaioli» e all’«Eredità pisana» con gli artisti pisani tra Otto e ’900 che sperimentano nuovi linguaggi, tra cui la pittura a colore diviso di Nomellini ma anche i più giovani Spartaco Carlini e Giuseppe Viviani. Dalla varietà delle opere esposte emergono personalità ben definite, che non meritano forse la sfocatura di cui sono vittime. L’arte dei Gioli, peraltro, si muoveva al tempo anche oltre i confini italiani, dato che Francesco Gioli espone al Salon parigino del 1875, città nella quale si era recato insieme a Fattori. La sua pittura, come d’altronde quella di altri toscani, tra cui i Tommasi (Adolfo, Angelo e Ludovico), Egisto Ferroni o Niccolò Cannicci, rivela notevoli consonanze con la pittura del Naturalismo europeo, francese in particolare: pensiamo a Jules Breton e ai suoi seguaci, artista che d’altronde ben guarda anche al classicismo delle forme della tradizione toscana. Rispetto a nazioni che hanno indagato in questi decenni fenomeni artistici paralleli all’Impressionismo e al Simbolismo, i cui modi trovano precisi corrispettivi nella letteratura del tempo (Zola, Verga, Capuana, ma anche Renato Fucini), in Toscana il focus sul Naturalismo è invece più episodico (salvo mostre come quella del 2002 a cura di Vincenzo Farinella e Andrea Baldinotti: «La pittura dei campi. Egisto Ferroni e il Naturalismo europeo»).

Francesco Gioli, «In giardino», 1871

Francesco Gioli, «Studio per l’Acquaiola«, 1891 ca

Laura Lombardi, 13 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

A Pisa la vena naturalista dei fratelli Gioli | Laura Lombardi

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