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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliDopo essere state presentate nella penombra degli spazi postindustriali di Pirelli HangarBicocca a Milano, le installazioni scultoree e sonore della giapponese Yuko Mohri (Kanagawa, 1980) arrivano al Centro Botín di Santander per sommergersi negli spazi luminosi dell’edificio disegnato da Renzo Piano, nella mostra «Entrelazamientos» (in spagnolo intrecci), aperta fino al 6 settembre. Il titolo si riferisce direttamente alla pratica artistica di Mohri che dà forma ai legami e alle interazioni invisibili che esistono tra oggetti, forze, suoni e persone, creando sistemi interconnessi in cui nulla agisce in modo indipendente e tutto è parte di una rete di relazioni in continua evoluzione. Delicate, bilanciate e apparentemente instabili, le sculture di Mohri, rivelano la complessità latente delle strutture naturali e artificiali che costituiscono il nostro mondo e il flusso costante di energia che ci circonda. «L’ambiente influisce moltissimo sugli allestimenti di Yuko Mohri, per questo anche se la maggioranza delle opere sono le stesse che sono state presentate a Milano, si possono considerare due mostre diverse perché offrono due esperienze completamente differenti al visitatore», spiega Vicente Todolí, curatore della mostra a Milano con la collaborazione di Fiammetta Griccioli e a Santander di Barbara Rodríguez Muñoz. «Yuko Mohri è un’artista a cui piace moltissimo allestire, non solo partecipa attivamente nell’allestimento, ma si lascia anche attraversare dallo spazio, mantenendosi flessibile agli stimoli dell’ambiente», continua Todolí, durante la presentazione che ha preceduto la visita guidata dell’artista.
«Non faccio mai bozzetti a mano, né render con il computer, perché mi piace improvvisare sia come musicista sia come artista plastica e visiva. All’inizio preferisco non immaginare l’opera completa, in modo da poter approfittare dell’ispirazione che il luogo e l’incontro con elementi incerti come i rumori, la forza magnetica, l’elettricità, la temperatura o l’umidità mi forniscono e che in questo caso è stata particolarmente potente», assicura Yuko Mohri, che dopo il successo ottenuto come rappresentante del Giappone alla Biennale di Venezia del 2024, ha recentemente ottenuto il prestigioso premio Calder. «Entrelazamientos», coprodotta da Pirelli HangarBicocca e dal Centro Botín, è la rassegna più ampia e completa che sia mai stata dedicata a Yuko Mohri in Europa e la prima in Spagna. «Oltre alle otto grandi installazioni cinetiche che incorporano oggetti trovati, strumenti musicali modificati e circuiti elettronici, l’allestimento di Santander comprende un’installazione inedita e due pannelli di pitture realizzate in situ dall’artista, che ha utilizzato come base per dipingere il tessuto per altoparlanti, che evoca il suono e il movimento delle sue installazioni, ma anche le grandi vetrate dell’edificio della fondazione che si affaccia sul mar Cantabrico» afferma Todolí.
Una veduta della mostra «Entrelazamientos» di Yuko Mohri al Centro Botín di Santander. Foto: Centro Botín, Belén de Benito
Una veduta della mostra «Entrelazamientos» di Yuko Mohri al Centro Botín di Santander. Foto: Centro Botín, Belén de Benito
Il suggestivo percorso che va dalla penombra alla luce accoglie il visitatore con un pianoforte che suona da solo, in omaggio a Monet e a John Cage. Si tratta dell’elemento centrale di «Belle-Île», che prende il nome dal luogo in cui il pittore francese creò la sua prima serie di dipinti. «In mostra ci sono due opere nate durante la pandemia. Ero abituata a lavorare con altri musicisti e, non potendo più farlo, mi sono concentrata sui suoni del bosco che mi circondava: il canto degli uccelli, il mormorio di un ruscello e il sibilo del vento. In questo modo, la natura stessa è diventata l’interprete dell’opera, poiché questi suoni vengono digitalmente trasformati in input per il pianoforte, che li traduce autonomamente in una composizione musicale», spiega Mohri, che per la presentazione di quest’opera nel Centro Botín ha filmato diverse location lungo la costa di Santander, registrandone i suoni in modo da integrare l’ambiente naturale all’opera. «Il pianoforte è il mio strumento preferito, ma ha solo 88 note e non riesce a riprodurre tutti i suoni della natura», puntualizza l’artista, che ha trascorso più di due settimane a Santander per preparare la mostra.
Dalla penombra iniziale sorge un’opera particolarmente significativa «You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave» (2018), una coreografia ipnotica che combina suono, luce e movimento intorno a una scala a chiocciola, evocando il fenomeno astronomico di un pianeta che ruota sul proprio asse. Un organo centenario e un piccolo acquario sono i protagonisti dell’installazione successiva, «Flutter», nella quale un gruppo di sensori catturano la luce e le ombre create naturalmente dal movimento dei pesci e delle piante acquatiche, che a loro volta stimolano altre connessioni che ricordano gli esperimenti sonori di John Cage e la celebre «Video Fish» (1975) di Nam June Paik.
Nella grande sala trovano posto anche «Decomposizione», presentata nel Padiglione del Giappone della Biennale 2024 e una serie di installazioni più piccole ispirate alle soluzioni d’emergenza adottate dal personale della metropolitana di Tokyo per riparare le frequenti infiltrazioni e perdite d’acqua. Chi l’avrebbe mai detto che nell’ipertecnologico Giappone esistessero pratiche di sopravvivenza, simili a quelle adottate in Paesi molto più poveri? «Mi ispiro ai metodi improvvisati che osservo nel contesto urbano giapponese e uso spesso oggetti trovati per caso, senza pensare troppo alle questioni formali», assicura Mohri riferendosi a opere cinetiche realizzate con oggetti di uso domestico come ombrelli, mollette, guanti di gomma, pentole e padelle. Il trascorrere del tempo prende forma nella mostra attraverso l’opera «I/O», costituita da grandi strisce di carta bianca appese che si muovono lentamente sfiorando il pavimento e raccogliendo polvere e particelle di sporcizia presenti nella sala. Uno scanner legge questi minuscoli residui e li trasforma in segnali elettrici aleatori, che attivano una serie di oggetti domestici, di sapore antico, come piumini, strumenti musicali rotti, lampadine e persiane che a loro volta muovendosi producono suoni inattesi. «In questo modo, il concetto di partitura musicale prende vita attraverso le tracce ambientali lasciate sulla carta, che a loro volta danno un’idea del tempo che è trascorso da quando le abbiamo appese», conclude l’artista.
Yuko Mohri al Centro Botín di Santander per la sua mostra «Entrelazamientos». @ arte.edad.silicio