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Giusi Diana
Leggi i suoi articoliSi tratta di una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni riguardanti l’antica Selinunte, a Castelvetrano (Tp). Nel corso dell’ultima campagna di scavo è affiorato a nord un tratto di mura, insieme a una monumentale porta che difendeva la città, prima della sua distruzione nel 409 a.C. ad opera dei Cartaginesi. I confini della polis si trovano dunque 300 metri più a nord di quanto noto finora, confermando che si trattasse di una vera e propria megalopoli.
La campagna di scavo, a cui hanno lavorato archeologi di Archeofficina, è stata diretta da Carlo Zoppi dell’Università del Piemonte Orientale. «Siamo partiti dall’intuizione del professor Dieter Mertens e dagli scavi dell’Istituto Germanico che hanno dimostrato l’esistenza di un primo abitato, spiega il direttore del Parco Archeologico di Selinunte Felice Crescente. Superando le recinzioni che risalgono a trent’anni fa, abbiamo trovato la cinta muraria e la porta monumentale di circa tre metri, identica alle altre due scavate da Mertens, quindi riconducibile al V secolo. Il fatto che guardi alla necropoli monumentale ci porta a pensare che da qui passavano i cortei funebri». Fu proprio Mertens trent’anni fa ad accorgersi di quella che definisce l’anomalia della contrada di Galera Bagliazzo: «Era un luogo bellissimo, immenso, direi obbligatorio dal punto di vista difensivo della città, da quassù si ha un panorama a 360 gradi. Quando ho visto le immagini, mi sono emozionato: questa è la vera porta Nord della città, abbiamo finalmente un’idea esatta della monumentalità e della pianta urbana della città arcaica, anche l’assemblaggio dei blocchi mi sembra di grande ambizione. È veramente una grande scoperta. In fondo sono stato io a suggerirlo: intervenire su questo luogo era un desiderio che mi era rimasto dentro [...]».
Il ritrovamento si deve anche all’impiego di tecniche innovative come la tomografia geoelettrica tridimensionale che permette di sondare il terreno fino a quattro metri di profondità. «C’erano zone in cui, anno dopo anno, non cresceva mai l’erba, sotto doveva esserci qualcosa, spiega Zoppi. Esaminando le fotografie aeree ci siamo resi conto di una traccia precisa che poteva solo indicare la presenza di mura. Ma non avremmo mai immaginato, allora, di poter vedere affiorare questo tratto della cinta con la sua porta. Adesso bisognerà continuare gli scavi per portarla interamente alla luce». Intanto, in attesa della musealizzazione dell’area, il piano di valorizzazione è partito dalla presentazione di un nuovo logo del Parco, ideato da Atelier 790, ispirato alla foglia del «selinon» (sedano), il simbolo dell’antica Selinunte, presente su una didracma risalente al 540-510 a.C.
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