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Palazzo Centi, L’Aquila, febbraio 2025

Foto: Stefano Miliani

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Palazzo Centi, L’Aquila, febbraio 2025

Foto: Stefano Miliani

A che punto sono i cantieri all’Aquila, sedici anni dopo?

Il 6 aprile avrà luogo una commemorazione in ricordo delle 309 vittime del terremoto del 2009. Diamo conto della condizione di alcuni monumenti: il Castello spagnolo, le mura urbiche presso porta Brinconia, la Chiesa di San Marco e Palazzo Centi

A 16 anni dal terremoto del 2009, nel centro storico aquilano i ponteggi della ricostruzione affastellano ancora alcune vie, ma buona parte della città è ricostruita. Come procede il recupero dei monumenti? Se le principali chiese come Collemaggio, San Bernardino, le Anime Sante, San Silvestro, San Pietro a Coppito sono state da tempo restituite, in vista della commemorazione prevista il 6 aprile in ricordo delle 309 vittime, diamo conto dello stato di alcuni monumenti: il Castello spagnolo e le mura urbiche presso porta Brinconia nella zona settentrionale; la Chiesa di San Marco e Palazzo Centi in quella meridionale. Come è prassi, sorveglia ogni intervento la Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo.

Il Teatro comunale alla fine dell’anno Capitale della cultura

Il sindaco Pierluigi Biondi ha annunciato che il Teatro comunale riaprirà entro la fine del prossimo anno con un evento in chiusura di L’Aquila Capitale italiana della cultura 2026. Con 14 milioni di euro i lavori del secondo e ultimo lotto, diretti dal dirigente comunale Roberto Evangelisti, sono partiti lunedì 31 marzo e se ne occupa l’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila-Usra con il titolare Salvatore Provenzano. Elegante edificio ottocentesco è sala del Teatro Stabile d’Abruzzo che può continuare a usare solo il Ridotto in un perimetro urbano che dal 2009 è privo di un cinema (una sala e una multisala sono fuori le mura, nell’area circostante).

Teatro comunale, L’Aquila, febbraio 2019. Foto: Stefano Miliani

Il nucleo del Munda al Castello entro il 2026

La riapertura del Castello cinquecentesco è molto attesa. Sfrattato dal sisma, qui tornerà il Museo nazionale d’Abruzzo - Munda che, dal 2016, è allestito nel riadattato ex Mattatoio a Borgo Rivera. A oggi il ponte sul vasto fossato verso il portone d’ingresso resta inviolabile per i non addetti ai lavori mentre una gru trasporta un carico. L’appalto fa capo al Segretariato abruzzese dei Beni culturali del Ministero della Cultura. In occasioni speciali il Castello apre, con gran gradimento degli aquilani, la sala con l’enorme scheletro del mammut (che non si è mai spostato). Quando torneranno le opere d’arte? «Il rientro è previsto entro quest’anno e così dev’essere anche perché ci aspetta il 2026, risponde la direttrice Federica Zalabra. Verrà consegnata una porzione, il piano terra e il primo piano del “quarto” di ingresso, non tutto il castello». Poiché quelle sale non sono spaziose potranno accogliere solo una scelta della raccolta al Mattatoio: che cosa? «Si pensa al nucleo centrale della collezione che va dalle sculture medievali al Cinquecento», risponde la storica dell’arte. Quindi anche i pezzi più rilevanti come le commoventi Madonne lignee. I reperti archeologici e le opere dal Sei all’Ottocento aspetteranno invece al Mattatoio fino a quando il Castello non avrà nuovi spazi. 

Una veduta interna del Museo Munda, L’Aquila, giugno 2023. Foto: Stefano Miliani

Le mura liberate a Porta Brinconia

A poca distanza, verso Occidente, al limitare dell’abitato, si stende un tratto delle mura medioevali in larga misura completate nel XIII secolo, più volte modificate, terminate nel 1848, in degrado nel secolo scorso. Sono alle fasi finali i lavori prima e dopo Porta Brinconianon Branconia» come viene chiamata di norma, puntualizza la responsabile del procedimento che ci fa da guida, Maria Gabriella Florio dell’Usra). Dirige i lavori l’architetto Antonio Di Stefano del Segretariato regionale. Dalla porta verso il castello dopo 200 metri il tratto si infila nell’ex ospedale in disfacimento: un’incognita enorme, si dovrà decidere se recuperarlo o demolirlo. Eliminati una fitta vegetazione e detriti sono tornati visibili quattro metri di mura e un torrino, altri brani sono stati ricomposti con i conci originari, sono riaffiorate le buche pontaie medievali. La fascia superiore di una ventina di metri è in un orrendo cemento: «Si discute se lasciarlo come elemento educativo per evitare errori analoghi oppure demolirlo e ricostruirlo», segnala Florio, affiancata da Vincenzino Tavani della ditta incaricata, la Iannini. Da Porta Brinconia, su cui dà un belvedere con giardino, dovrà partire un camminamento già predisposto verso Porta Barete (in direzione opposta al Castello): il progetto complessivo prevede un percorso pedonale e illuminato lungo l’intera cinta muraria urbana aderente alle mura oppure in tratti riqualificati.

Un tratto di mura urbiche presso Porta Brinconia, L’Aquila, febbraio 2025. Foto: Stefano Miliani

Il fitto reticolo di ponteggi dentro San Marco

Sul fronte meridionale del centro storico la Chiesa di Sant’Agostino dalla facciata borrominiana è ferma mentre accanto, nella tre-quattrocentesca Chiesa di San Marco, il cantiere con gli operai è in piena attività: nell’interno il reticolo di tubi innocenti e assi è talmente fitto da rendere pareti, stucchi e lacerazioni pressoché invisibili.

Il restauro investe «anche la canonica retrostante. L’altissimo danneggiamento e una situazione amministrativa complicata tra parte pubblica e privata hanno comportato ritardi. La parte privata viene finanziata con i fondi della ricostruzione privata del sisma 2009, mentre la porzione pubblica non aveva copertura: ha risolto un finanziamento di 8,5 milioni nel 2021 del Cipess - il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile», spiega l’architetto Andrea Calzetta, dell’Usra, l’ufficio responsabile per le parti pubbliche della chiesa. «Ricostruiremo una parte mettendo insieme materiale nuovo e pezzi non crollati. In elementi strutturali, come nel transetto, resteranno dei segni del sisma. Il muro di destra si è inclinato di 60 centimetri: abbiamo consolidato e lasciamo l’inclinazione, non comporta pericoli».

L’architetto segnala che la cupola ha subìto danni molto pesanti anche perché nel 2009 fu trascinata dall’abside connessa a sua volta alla canonica sul retro complicando ulteriormente la situazione. «La cupola si è conservata in parte: si ricostruirà quella mancante con tecniche tradizionali e materiali innovativi». Si ricostruisce San Marco «in un mix tra antico e moderno. Ad esempio nella muratura si innervano malte ad altissima prestazione o vi inseriamo paramenti con barre in acciaio invisibili, a forma elicoidale. Qui lavora l’impresa Iannini: è importante avere maestranze dall’esperienza adeguata». Stando al cronoprogramma, il restauro deve concludersi entro il 2027, inclusi gli apparati decorativi che in prevalenza si trovano nell’abside, nel transetto con gli altari laterali, nella volta della cupola. In questo capitolo interviene la ditta di restauro aquilana LaNorma. Come? «I numerosi crolli hanno interessato anche la decorazione in stucco, risponde l’impresa. Lo stato di conservazione appare estremamente compromesso, lesioni e fratture di notevole entità sono presenti su tutta la superficie. Le cause principali delle alterazioni e degradazioni sono imputabili, oltre che agli ingenti crolli, a numerose infiltrazioni acquose e all’assorbimento differenziato del supporto». Così si sono così formate concrezioni, deformazioni, efflorescenze saline, esfoliazioni, lacune, osservano i restauratori. I progettisti per San Marco sono coordinati dall’ingegner Paolo Cicchetti della romana Officina 29.

Da sinistra: la chiesa di Sant’Agostino e la chiesa di San Marco, L’Aquila, febbraio 2025. Foto: Stefano Miliani

Lavori strutturali a Palazzo Centi

Da piazza San Marco dopo aver attraversato Corso Federico II si incontra piazza Santa Giusta con l’omonima chiesa di metà ’200 con facciata di metà ’300. A fine febbraio non sembra avere un cantiere aperto mentre è in attività nel Palazzo Centi, costruito dal 1752 al 1767, con decorazioni e un balcone sul portone d’impronta barocca. Dal 2002 è della Regione Abruzzo. Il responsabile del procedimento è l’ingegnere e dirigente regionale Vittorio Di Biase: «Oltre a restaurare tutti gli apparati decorativi, dagli affreschi agli stucchi, per i quali serve un occhio di riguardo, l’intervento a Palazzo Centi è essenzialmente strutturale: comprende il consolidamento sismico, è studiato in maniera da non essere invasivo e non stravolgere l’impianto architettonico. La copertura con le capriate viene ripristinata sostituendo solo quelle deteriorate. Verrà installato un ascensore per rendere la “castellina” accessibile anche ai portatori di handicap».  

Di Biase riferisce che a oggi la Regione non conta di riaprire tutte le sale per gli uffici, ma valuta se e come proseguire. Il finanziamento? Per il cantiere in corso è di 12 milioni e 640mila euro, per l’intero palazzo, precisa, ne serve uno aggiuntivo di 7 milioni 408 mila euro. A quando la conclusione? «Per il primo stralcio la scadenza è agosto 2026».

Stefano Miliani, 03 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

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