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Una veduta esterna del Macaal a Marrakech

© Omar Tajmouati

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Una veduta esterna del Macaal a Marrakech

© Omar Tajmouati

A due anni dal terremoto riapre il Macaal di Marrakech

Il più grande museo privato del Marocco dedicata all’arte contemporanea espone ora una parte più vasta della collezione d’arte africana, da Sidibé a Chéri Samba, all’artigianato locale

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Tom Seymour

Museums Editor at The Art Newspaper Leggi i suoi articoli

Il Museo d’Arte Contemporanea Africana Al Maaden (Macaal), inaugurato nel 2018 come primo museo d’arte contemporanea di Marrakech, ha riaperto il 2 febbraio dopo un’importante ristrutturazione e una valutazione strutturale a seguito del potente terremoto dell’8 settembre 2023. Progettato dall’architetto francese Didier Lefort, il museo era però chiuso dalla primavera del 2023: al momento del sisma, dunque, gran parte della collezione era conservata al sicuro. 

Il disastro, che ha colpito soprattutto le comunità rurali, causando quasi 3mila morti e migliaia di feriti, ha comunque inferto un duro colpo al patrimonio culturale di Marrakech, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, definita «Città rossa» per la sua caratteristica architettura in pietra arenaria. È stata particolarmente colpita la medina storica della città, un labirinto di vicoli, suq, kasbah ed edifici secolari. Le moderne tecniche costruttive del Macaal hanno agevolato la resistenza all’impatto, ma l’edificio è stato sottoposto ad analisi strutturali da parte di ingegneri sismici per determinarne la resistenza in caso di un altro terremoto. «Il nostro edificio, vecchio di 15 anni, ha subito solo piccole fessurazioni, a testimonianza dei suoi solidi standard costruttivi, afferma Othman Lazraq, il collezionista privato che ha fondato il museo insieme al padre Alami. Dato che eravamo già in fase di ristrutturazione, abbiamo colto l’occasione per realizzare piccoli rinforzi». 

In sede di riprogettazione, il museo ha collaborato con lo scenografo Franck Houndégla per allestire una nuova mediateca e uno spazio permanente che consente di esporre una più ampia raccolta di arte africana proveniente dalla collezione privata della famiglia Lazraq, che comprende opere di Joël Andrianomearisoa, Hassan Hajjaj, Abdoulaye Konaté, Chéri Samba, Malick Sidibé, Mohamed Melehi, Farid Belkahia e Chaïbia Talal. Il museo ha inoltre lanciato un nuovo programma di commissioni di sculture site specific. Il nuovo allestimento delle raccolte, intitolato «7 Contours, 1 Collection», presenta più di 150 opere a rotazione, dalla pittura alla scultura, ai tessuti, alle installazioni e ai supporti multimediali. Nelle gallerie tematiche sono esplorati temi come la decolonizzazione, la globalizzazione e l’ambiente

Con i suoi mosaici geometrici, l’uso della pietra locale e della terracotta e le facciate color terra, il museo attinge a una miscela di tradizioni architettoniche locali e popolari, prendendo anche in prestito l’estetica minimalista contemporanea. I materiali storicamente utilizzati a Marrakech aiutano a regolare la temperatura, mentre i cortili centrali fiancheggiati da schermi in stile mashrabiya, segno distintivo dei riad marocchini, reinterpretano queste caratteristiche tradizionali in spazi espositivi puliti, aperti e flessibili, pieni di luce naturale. «Prima del Macaal non c’era nessun museo in Marocco dedicato all’arte contemporanea, afferma Meriem Berrada, direttrice artistica. Da questo punto di vista Marrakech è cambiata molto e credo che il Macaal abbia avuto un ruolo in tal senso». Fin dalla concezione del museo il team curatoriale si è posto il problema di come accogliere una società non abituata all’arte contemporanea. «È un edificio di lusso e questo crea naturalmente una barriera psicologica, continua Berrada. Come fare in modo che le persone vengano e si sentano a casa? Come possiamo sviluppare una programmazione adeguata per persone provenienti da tutto il Paese?». 

Il museo ha introdotto laboratori interattivi e visite guidate per scolaresche e famiglie provenienti da comunità rurali o poco servite, oltre a un programma di iniziative di sensibilizzazione. Per le prime mostre del museo, Berrada si è assicurata che l’attenzione fosse rivolta all’artigianato tradizionale. La grande apertura al pubblico del Macaal nel 2018 coincise con l’istituzione di 1-54 Contemporary African Art Fair a Marrakech, la prima fiera dedicata all’arte africana contemporanea, allestita nel parco di La Mamounia, l’hotel di lusso reso popolare dalla satira di Netflix sulla «falsa ereditiera» Anna Delvey. Oltre al soggiorno non pagato della Delvey (ha accumulato un conto di 62mila dollari, addebitato sulla carta aziendale di un ex amico di «Vanity Fair»), l’hotel ha ospitato Jacques Majorelle, Yves Saint Laurent e, più recentemente, i Kardashian e Cristiano Ronaldo. La fiera si è svolta quest’anno dal 30 gennaio al 2 febbraio. 

Eric van Hove, ««Mahjouba 4», 2023. Cortesia del Macaal e dell’artista

Alex Burke, «Library», 2024. Cortesia dell’artista e Loeve&Co

Tom Seymour, 15 febbraio 2025 | © Riproduzione riservata

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A due anni dal terremoto riapre il Macaal di Marrakech | Tom Seymour

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