Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliRobert Mnuchin, figura di primo piano del mercato dell’arte internazionale e protagonista silenzioso ma determinante della stagione d’oro del collezionismo americano, è morto venerdì a Bridgewater, nel Connecticut, all’età di 92 anni. La notizia è stata confermata da Michael McGinnis, suo partner alla Mnuchin Gallery di New York. Ex investment banker, Mnuchin incarnava una traiettoria rara ma profondamente americana: quella del professionista della finanza che, dopo una carriera di successo a Wall Street, sceglie di dedicarsi all’arte non come diversificazione, ma come vocazione. Per oltre trent’anni fu partner di Goldman Sachs; nel 1990 lasciò la banca per entrare, con determinazione e competenza, nel sistema dell’arte di altissima fascia.
Alla guida delle sue gallerie – prima C&M Arts, poi L&M Arts e infine Mnuchin Gallery – divenne uno dei mercanti più influenti nel campo dell’arte moderna e del secondo dopoguerra, trattando opere di Willem de Kooning, Mark Rothko, Franz Kline, Jackson Pollock e Andy Warhol. Parallelamente, fu consigliere fidato di alcuni dei più importanti collezionisti del suo tempo, tra cui Steve A. Cohen e Mitchell Rales. Il suo nome entrò definitivamente nella storia del mercato nel 2019, quando si aggiudicò per conto di Cohen il celebre Rabbit (1986) di Jeff Koons da Christie’s per 91 milioni di dollari, allora record assoluto per un artista vivente. Un episodio che attirò ulteriore attenzione anche per una coincidenza politica: uno dei suoi figli, Steven Mnuchin, era in quel momento Segretario al Tesoro degli Stati Uniti.
Nato a Manhattan nel 1933 e cresciuto a Scarsdale in una famiglia ebrea che collezionava arte moderna, Mnuchin si formò a Yale, dove si laureò nel 1955, prima di prestare servizio nell’esercito americano. La passione per l’arte, coltivata in parallelo alla carriera finanziaria, si tradusse nel tempo in un collezionismo raffinato e coerente, centrato sull’Espressionismo Astratto americano. Quando entrò nel mercato come dealer, all’inizio degli anni Novanta, lo fece con un approccio già maturo. Nel 1992 fondò C&M Arts insieme a James Corcoran, specializzandosi in arte americana del dopoguerra. Nel 2005 la partnership con Dominique Lévy diede vita a L&M Arts, una delle gallerie più potenti del decennio. Dopo la separazione nel 2013, Mnuchin proseguì sotto il proprio nome, mantenendo una posizione centrale nel segmento più competitivo del mercato.
Tra i suoi contributi più duraturi vi è il ruolo svolto nella formazione della collezione di Mitchell Rales, oggi nucleo del museo privato Glenstone, nel Maryland, per il quale Mnuchin contribuì ad acquisire opere capitali di de Kooning, Rothko e Cy Twombly, spesso a prezzi record. Negli ultimi anni, pur restando ancorato ai grandi maestri del Novecento, Mnuchin aveva ampliato l’orizzonte della galleria, dedicando mostre a artiste e artisti a lungo sottovalutati dal mercato, come Lynne Drexler, Sam Gilliam ed Ed Clark, intercettando una revisione storica ormai centrale nel dibattito contemporaneo.
Altri articoli dell'autore
Dal 15 marzo al 25 ottobre 2026 la Fondation CAB di Saint-Paul de Vence ospita la mostra «Abstract Constructions», che mette in dialogo Nassos Daphnis, pioniere della pittura Hard-Edge, e Rita McBride, figura centrale della scultura contemporanea. Curata da Gregory Lang, l’esposizione esplora l’astrazione come costruzione dello spazio, tra pittura, architettura e installazione
Kathleen Goncharov lascia un’eredità fatta di intuizione, coraggio curatoriale e attenzione radicale agli artisti. Una figura capace di muoversi tra istituzioni, biennali e spazi indipendenti senza mai perdere di vista il valore umano e politico dell’arte. Le sopravvivono il compagno, il poeta Charles Doria, e la sua famiglia.
Un set completo della prima edizione del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien ha stabilito un nuovo record mondiale, raggiungendo 250.000 dollari all’asta e diventando il più costoso gruppo di volumi non firmati dell’autore mai venduto.
L'esposizione del Grand Palais non racconterà una fine, ma un’apertura: quella di un artista che, nel pieno della maturità, ha saputo guardare avanti reinventando le possibilità stesse dell’arte. Matisse 1941-1954: l’invenzione di un linguaggio finale, dal 24 marzo al 26 luglio 2026



