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Antonio Piemontesi detto Baseggio, «Veduta delle Piramidi d’Egitto, del Nilo e del Cairo antico», Trieste, Museo storico del Castello e Parco di Miramare

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Antonio Piemontesi detto Baseggio, «Veduta delle Piramidi d’Egitto, del Nilo e del Cairo antico», Trieste, Museo storico del Castello e Parco di Miramare

Al Castello di Miramare a Trieste la collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo

Dal 2 aprile nelle Scuderie un centinaio di reperti restituiscono la passione dell’arciduca per l’Egitto e il gusto per l’egittomania tanto in voga nell’Ottocento

Melania Lunazzi

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Un sogno interrotto dalla morte, una collezione di mirabilia che non ha potuto vedere la luce per l’improvvisa scomparsa del suo creatore. «Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna», alle Scuderie del Castello di Miramare, dal 2 aprile all’1 novembre, aspira a rendere visibile un museo fortemente desiderato ma mai realizzato e al tempo stesso a restituire il gusto per l’egittomania diffuso a Trieste nel XIX secolo.

Ideata sotto la direzione di Andreina Contessa (prima della scadenza del suo mandato alla direzione del Museo Storico e Parco del Castello di Miramare) e curata da Massimo Osanna (Direzione generale Musei), Christian Greco (Museo Egizio di Torino), Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del Kunsthistorisches Museum e Michaela Hüttner, curatrice della collezione egizio-orientale dello stesso museo viennese, l’esposizione punta a ridare vita a una parte del progetto di «Privatmuseum» che lo sfortunato arciduca d’Austria Massimiliano d’Asburgo (1832-67), assassinato in Messico, desiderava allestire nella sua dimora triestina e nel parco del Castello di Miramare, dove avrebbero trovato posto le sue collezioni etnografiche, archeologiche e naturalistiche. 

La raccolta egizia, arrivata a contare circa 2mila oggetti, inizia a nascere già nei primi anni Cinquanta dell’Ottocento, quando Massimiliano acquista in blocco un primo nucleo di reperti da Anton von Laurin, già console generale ad Alessandria d’Egitto, per poi ampliarsi negli anni seguenti durante le sue missioni diplomatiche e con campagne d’acquisto affidate all’egittologo Leo Simon Reinisch, che la studiò e ne redasse un catalogo ragionato.

Per la mostra sono stati selezionati un centinaio di pezzi, attinti in parte dalle collezioni viennesi, in parte dal Civico Museo d’Antichità Winckelmann di Trieste, dove sono confluite le raccolte dei collezionisti ottocenteschi triestini. Proprio a Vienna è pervenuta tra il 1882 e il 1883 la collezione di Massimiliano (la residenza di Miramare era entrata nella rete di residenze austriache imperiali amministrate direttamente da Vienna già nel 1868, dopo la sua morte) che a partire dal 1891 si trova esposta nella sezione Egitto e Vicino Oriente del Kunsthistorisches Museum.

A Miramare sono rimasti solamente due oggetti, uno dei quali è la notissima Sfinge, ubicata sul molo d’ingresso al porticciolo. «L’arciduca era curioso e appassionato, riferisce Marianna Bressan, direttrice delegata a Miramare, “vittima” dell’egittomania, figlio di quella cultura d’inizio Ottocento che fece seguito alle campagne napoleoniche in Egitto (1798), dove si recherà anche personalmente, tornando a casa con molteplici souvenir e oggetti di quella cultura. La mostra non è tanto sulla storia dell’Antico Egitto, bensì sull’influenza che quella terra e quella cultura hanno esercitato sugli eruditi e, di conseguenza, sulle collezioni di pieno Ottocento, in particolare quella dell’arciduca. A tal fine sono stati selezionati oggetti rappresentativi della civiltà egizia che restituiscono il gusto di quel preciso momento storico ed è il nucleo stesso di pezzi a essere significativo, non il singolo oggetto. Ricostruire il viaggio di Massimiliano all’interno dei viaggi realizzati nell’800 verso l’Egitto e il clima di egittomania che investe anche i collezionisti triestini è stato l’obiettivo». 

 

 

Pendente a forma di uccello Ba in volo, Periodo Tardo, IV-III secolo a.C., oro, lapislazzuli, turchese, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezione Egizio-Orientale © KHM-Museumsverband

Un allestimento di grande impatto scenografico caratterizza le 11 sale in cui si articola la mostra. Si inizia con l’evocazione del sito della grande piramide di Cheope, visitato da Massimiliano nel 1855 al culmine del suo viaggio di tre settimane, che fu fatto sul Nilo sia nelle funzioni di comandante della Marina militare sia come turista, come quando a inizio luglio salì all’alba sulla piramide di Giza. «Sono riprodotte in grande, così riferisce la storica dell’arte del comitato curatoriale Alice Cavinato, anche parti di mappe dell’Egitto a lui contemporaneo con i siti di interesse archeologico e paesaggistico che le persone andavano a visitare, e sono esposti anche oggetti destinati al commercio. Massimiliano da quel viaggio portò con sé circa 700 pezzi, alcuni dei quali vennero usati in casa come oggetti decorativi e lo documentano alcune fotografie, anch’esse esposte». In una sala viene evocata la biblioteca del Castello di Miramare, dove erano esposti due vasi canopi, una tipologia molto amata da Massimiliano. L’arciduca aveva poi in animo di costruire il suo museo privato all’interno del parco, che fosse una realtà a metà tra dimora privata e museo visitabile e il cui filo conduttore fosse tutto ciò che aveva visto, fatto e conosciuto: uno dei progetti di quel museo, mai realizzato, viene riprodotto a tutta parete.

Nella sezione dedicata all’interesse per l’Egitto a Trieste è esposta la mummia del sacerdote, proveniente dal Museo Winckelmann, con un allestimento che evoca gli ambienti interni delle tombe egizie e i tipici reperti raggruppati per aree tematiche, con la rappresentazione dell’individuo, la virilità, il culto funerario, gli animali, gli oggetti della vita quotidiana e la scrittura.

 

 

Statuetta di pesce ossirinco, Periodo Tardo, 700 a.C. circa, bronzo, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezione Egizio-Orientale © KHM-Museumsverband

Al culmine del percorso, dove è stata essenziale la collaborazione scientifica del Museo Egizio di Torino, viene affrontato l’odierno approccio all’archeologia, differente rispetto al passato fino a quel momento descritto: «È in quel punto della mostra che si esce dalla mimesi del XIX secolo, sottolinea Bressan, con una proposta di attualizzazione e un accompagnamento al presente. L’approccio non è più imperialistico, ma si lavora sulla decolonizzazione. Il metodo dei materiali strappati e dei “mirabilia” all’epoca era legittimo, oggi l’archeologia si è fatta più scientifica».

La mostra è organizzata dal Museo storico e Parco del Castello di Miramare con il Kunsthistorisches Museum e con il contributo scientifico del Museo Egizio di Torino in collaborazione con il Comune di Trieste, il sostegno di PromoTurismo FVG e in sinergia con CoopCulture e MondoMostre.

 

Gruppo statuario di Nefer-heb e Dedet-nebu, Secondo Periodo Intermedio, 1700–1650 a. C. circa, basalto, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Collezione Egizio-Orientale © KHM-Museumsverband

Melania Lunazzi, 13 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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