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Flavia Foradini
Leggi i suoi articoliIl focus primaverile viennese sull’arte francese dell’Ottocento, con Honoré Daumier (1808-79) all’Albertina, vede schierato anche il Leopold Museum con un altro grande francese del XIX secolo, Gustave Courbet (1819-77). L’uno di undici anni più anziano e votato all’input del mondo reale e a una vena satirica, l’altro incline a imprimere il segno forte della propria individualità ai soggetti scelti dal contesto del tempo.
In un’epoca di grandi rivolgimenti politici e sociali, entrambi conobbero la repressione politica. Per Courbet la detenzione in carcere fu comminata dopo il fallimento della Comune di Parigi nel 1871, che l’artista aveva attivamente sostenuto: una cesura anche economica, segnata da un annoso contenzioso con lo Stato francese e dalla confisca dei suoi beni e delle sue opere, che finì col rendere ardui i suoi ulteriori sei anni di vita. Anche il progetto per una partecipazione all’Esposizione Universale di Vienna del 1873 incontrò insormontabili ostacoli sia politici sia organizzativi, cosicché le 34 opere scelte dovettero essere esposte a margine della rassegna internazionale. E pure il vagheggiamento di un trasferimento nella capitale asburgica svaporò: gli ultimi anni Courbet li trascorse in esilio in Svizzera, dove morì a 58 anni.
La fama del maestro francese presso il grande pubblico è oggi dovuta in primo luogo alla tela «L’origine del mondo», realizzata nel 1866, all’apice della sua carriera, su incarico di Khalil Bey, un diplomatico ottomano nonché intenso viveur della Parigi di secondo Ottocento, che concedendo la vista del dipinto solo a un pubblico di ammiratori da lui scelti, contribuì alla creazione di un’aura mitica attorno all’opera. Per ripianare debiti di gioco Khalil Bey fu però costretto a venderla, dopodiché «L’origine del mondo» passò di mano in mano, finì in Ungheria nei gorghi della Seconda guerra mondiale e giunse nel dopoguerra allo psicanalista Jacques Lacan.
Prestato già negli anni Ottanta per essere esposto in occasione di mostre temporanee, solo dal 1995 il dipinto è visibile continuativamente al pubblico, diventando uno dei maggiori magneti del Musée d’Orsay di Parigi. Ora il Leopold Museum lo può proporre nel percorso espositivo della mostra come raro prestito al di fuori dei confini francesi, cosicché anche a Vienna si può prevedere che sarà un forte impulso a varcare le soglie del museo. Quel dipinto di Courbet è diventato infatti nel frattempo un vero e proprio highlight nella storia dell’arte moderna e una fertile fonte d’ispirazione, in primis per il più significativo ribaltamento dell’originario punto di vista maschile, che la francese Orlan ha realizzato con un eloquente pendant fallico dal titolo «L’origine della guerra» (1989-2012): una reinterpretazione che meriterebbe di essere sempre esposta assieme all’originale come irrinunciabile giustapposizione.
Curata da Hans-Peter Wipplinger e Niklaus Manuel Güdel, «Gustave Courbet. Realista e ribelle» è aperta al Leopold Museum dal 19 febbraio al 21 giugno, ed è la prima volta in Austria per una retrospettiva di Courbet. La selezione di opere attinge da tutte le fasi produttive, con un centinaio di dipinti e 20 fogli di grafica: ritratti, autoritratti, paesaggi e nature morte, che l’artista presentò regolarmente dal 1844 e per diversi anni nell’àmbito dell’importante vetrina del Salon de Paris, dividendo pubblico e critica, e acquisendo sempre maggiore notorietà.
Realizzata in cooperazione con il Museum Folkwang di Essen, dopo la chiusura a Vienna la mostra si trasferirà nel museo tedesco dal 17 luglio all’8 novembre.
Gustave Courbet, «La corrente», 1864, Parigi, Musée d’Orsay