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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliNel Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, diretto da Eike Schmidt, ha aperto l’11 giugno la Galleria delle Porcellane, articolata in 16 sale, in cui è presentata al pubblico una selezione del grande nucleo ceramico, tra i più importanti d’Europa. Si tratta di circa 7mila pezzi, tra porcellane e terraglie, in gran parte provenienti dalla collezione Borbone, arricchita da vari acquisti e doni a partire dall’Unità d’Italia a oggi.
I lavori di rifunzionalizzazione delle sale sono stati realizzati con fondi del Ministero della Cultura per un importo totale di 1,1 milioni di euro, con il generoso contributo di mecenati per oltre 700mila euro per l’allestimento, firmato dal designer napoletano Federico Forquet.
Ad accogliere i visitatori è «Beata Fragilità del Bosco Amato» (2024-26), un’installazione site specific in porcellana dell’artista napoletano Diego Cibelli. L’opera, composta da centinaia di elementi che richiamano animali, piante, frutti e figure fantastiche, idealmente stabilisce un rapporto tra la tradizione della porcellana di Capodimonte e la creatività contemporanea, confermando la vocazione del museo al dialogo tra passato e presente.
La storia delle porcellane napoletane inizia nel 1743, quando Carlo di Borbone fondò, proprio all’interno del Real Bosco, la celebre manifattura di Capodimonte. Questa esperienza durò appena sedici anni, ma fu sufficiente per dar vita a opere considerate ancora oggi tra i vertici assoluti dell’arte della porcellana in Europa. Quando Carlo diventò re di Spagna e si trasferì a Madrid, portò con sé maestranze e conoscenze, lasciando però a Napoli un’eredità diventata poi nel tempo leggendaria.
Le nuove sale raccontano anche le grandi vicende dinastiche europee attraverso oggetti preziosi arrivati a Napoli come doni diplomatici o commissioni reali. Tra i pezzi più importanti figurano le porcellane provenienti da Meissen, Vienna e Sèvres, le maggiori manifatture europee dell’epoca. Non mancano servizi da tavola appartenuti a sovrani e principesse, decorati con vedute di Napoli, ritratti di famiglia e scene mitologiche. Tra le opere dal particolare pedigree spiccano i vasi con i ritratti di Napoleone Bonaparte e dell’imperatrice Maria Luisa, realizzati per Carolina Bonaparte, regina di Napoli.
La Sala Tagliolini è dominata dalla monumentale «Caduta dei Giganti»: realizzata tra il 1785 e il 1790, è considerata la più importante opera in porcellana prodotta a Napoli nel Settecento. Il gruppo raffigura Giove che sconfigge i Giganti e rappresenta uno dei vertici assoluti della manifattura borbonica.
Tra i fiori all’occhiello vi è il Salottino di Porcellana di Maria Amalia di Sassonia. Nato come boudoir della regina, è uno degli ambienti più attraenti dell’intero museo: pareti, lampadari, decorazioni e stilemi rococò si traducono in un universo popolato da figure orientali, animali esotici e motivi floreali. Era in origine collocato nella Reggia di Portici: venne trasferito a Capodimonte dopo l’Unità d'Italia ed è oggi uno dei simboli delle arti decorative del Settecento europeo.
Tra le maggiori attrazioni figura la sala dedicata alla tavola di corte. Qui il pubblico vede una ricostruzione di un banchetto borbonico con servizi, centrotavola e decori che illustrano il lusso e il cerimoniale della Napoli settecentesca. Protagonista è il «Servizio delle Vedute del Regno», considerato il capolavoro della Real Fabbrica di Napoli. Oltre 400 pezzi «topografici» decorati con panorami, monumenti e paesaggi del Regno delle Due Sicilie.
Una sala è dedicata alla donazione dell’architetto Aslan Sanfelice Forcella dei duchi di Bagnoli, acquisita dal museo nel 2023. Si tratta di circa cento porcellane che hanno ulteriormente arricchito il patrimonio di Capodimonte, aggiungendo pezzi rari provenienti da diverse manifatture borboniche.
La visita è corredata da un’audioguida gratuita in italiano e inglese. Dal 23 giugno partiranno poi i laboratori dedicati ai bambini tra i 7 e gli 11 anni. Attraverso giochi, quiz e attività pratiche, i più piccoli potranno scoprire il mondo delle porcellane borboniche e persino impegnarsi nell’allestimento di una tavola reale ispirata ai fasti della corte partenopea.
«Per la prima volta nella storia di Napoli, ha dichiarato il direttore del Museo Eike Schmidt, le straordinarie raccolte di porcellana del Museo e Real Bosco di Capodimonte sono visibili al pubblico: una grandiosa esposizione che ricrea la magnificenza della vita nella Reggia borbonica. Si tratta di un passaggio importante per la storia stessa del museo, che il prossimo anno celebrerà i suoi 70 anni, segnando anche l’inizio del riallestimento del primo piano con gli Appartamenti reali. In 24 mesi di entusiasmante lavoro di squadra, che ha compreso il progetto di ricerca, abbiamo sviluppato l’idea che oggi ha preso forma: non più una semplice sezione dedicata alle porcellane ma un’esperienza immersiva sotto le grandi volte decorate della Reggia tra mobili preziosissimi, oggetti rari, animali imbalsamati, sete brillanti. Il salottino di Maria Amalia di Sassonia torna a risplendere e a incantarci con i suoi motivi orientali. Rispetto al progetto iniziale, le sale sono aumentate da dieci a sedici, individuando risorse private oltre che pubbliche, grazie al coinvolgimento di generosi mecenati. Altra innovazione è stata la scelta di anteporre all’ingresso della collezione storica l’opera site specific di Diego Cibelli, che crea un punto d’avvio del percorso non solo fisico ma anche culturale, proponendosi ai visitatori, soprattutto ai più giovani, in un’ottica antica e contemporanea al tempo stesso. La visione allestitiva di un maestro assoluto qual è Federico Forquet, tornato nella sua Napoli per lasciarvi un segno epocale, fa di questa Galleria delle Porcellane un’attrazione unica per fascino ed eleganza nel panorama mondiale dei musei».
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