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© Alekos Fassianos. Courtesy Herald St, Londra.

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© Alekos Fassianos. Courtesy Herald St, Londra.

Alekos Fassianos, «condannato alla lucentezza abbagliante del sole»

La prima personale londinese alla galleria Herald St raccoglie oltre tre decenni di opere tra dipinti e disegni, tra Parigi e Atene, restituendo il fil rouge di una poetica che osserva il reale senza mai separarlo dal mito.

Sophie Seydoux

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Figura umana e vita quotidiana, due poli che si intrecciano nella poetica di Alekos Fassianos. La pittura dell’artista greco osserva il reale. Lo attraversa. Si muove tra tempo e mito senza soluzione di continuità. Ogni soggetto, gesto e  spazio domestico costruisce un linguaggio figurativo personale. Quotidiano e memoria si incontrano. Si confrontano.Secondo Pierre Cabanne, critico e scrittore francese, «Fassianos abita un Paese mitico che è mal situato sulla mappa, ma è condannato alla lucentezza abbagliante del sole, al profumo dei fiori, al fruscio del vento che turbina intorno agli uccelli i cui piumaggio è il colore di un arcobaleno». Una frase che restituisce il rapporto dell’artista con luce, colore e osservazione del mondo.

E in questo contesto si inserisce «I Sognatori», la mostra in programma alla galleria Herald St dal 2 aprile al 23 maggio. È la prima personale dedicata ai dipinti e disegni di Fassianos negli spazi di Museum St. La selezione comprende opere inedite dall’archivio dell’artista e lavori di un collezionista ateniese, amico dell’artista. Le opere coprono oltre tre decenni: il dipinto più antico risale al 1970, realizzato durante il periodo parigino; i tableaux più recenti sono del ritorno ad Atene negli anni ’90. La mostra permette di seguire la coerenza del suo linguaggio figurativo, dalla figura minima alla composizione più complessa.

Fassianos nasce ad Atene nel 1935, da padre musicista e madre insegnante di greco antico. Frequenta il National Conservatory per lo studio del violino e la School of Fine Arts di Atene con Yannis Moralis dal 1956 al 1960. Nel 1960 riceve una borsa di studio dal governo francese e si trasferisce a Parigi per studiare litografia all’École des Beaux-Arts. La permanenza nella capitale francese diventa definitiva dopo l’ascesa della Dittatura dei colonnelli in Grecia.

L’artista stesso rifletteva sul suo percorso: «Per cinque anni mi sono dedicato a disegnare teste antiche e modelli nudi. Non posso dire di non aver imparato nulla da questo – anzi, tutto il contrario… Abbiamo imparato a osservare gli effetti dell’oscurità sulla luce e viceversa, e come gli oggetti cambiano forma al cambiare della luce».

Nel 1969 il mercante Paul Facchetti scopre la sua pittura e avvia una collaborazione che lo porta a esporre accanto a Jean Paul Riopelle e Georges Mathieu. Negli anni ’70, la galleria di Alexander Iolas lo rappresenta insieme a Max Ernst, Magritte, de Chirico e Martial Raysse. Le sue opere viaggiano in Europa e in Asia: Malmö, Zurigo, Berlino, Milano, New York, Tokyo. Nel 1972 rappresenta la Grecia alla Biennale di Venezia e riceve in Francia i titoli di Officier de la Légion d’Honneur e Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres.

Lo stile si consolida a Parigi. Conosce le tendenze artistiche dell’epoca senza aderire completamente ai movimenti d’avanguardia. Rimane fedele alla pittura figurativa e al patrimonio greco. La figura umana evolve da contorno semplice a presenza nello spazio. Elementi ricorrenti – biciclette, spighe di grano, specchi – si inseriscono in composizioni con campiture uniformi di blu, rosso, oro, verde e ocra. «Il colore dovrebbe avere sempre un significato», ricordava. Oltre alla pittura, Fassianos lavora a incisione, illustrazione, scenografia e costumi per il Teatro Nazionale di Atene (1975, 1976, 1978), design di mobili e parchi giochi e poesia. La sua opera mette in dialogo Antica Grecia, arte bizantina e contemporaneità urbana. «Tutta la nostra vita è un mito. Ma almeno che sia un mito bellissimo», diceva.

La mostra «I Sognatori» restituisce il fil rouge della sua poetica. Dalla Parigi degli anni ’70 agli ultimi tableaux ateniesi, emerge un linguaggio coerente. La figura umana e il gesto quotidiano si intrecciano con il mito. Memoria, tempo e realtà si sovrappongono. Il colore e il gesto diventano strumenti di osservazione diretta del mondo. Ogni oggetto, ogni scena racconta la vita così come Fassianos l’ha vista.


 

Sophie Seydoux, 14 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Alekos Fassianos, «condannato alla lucentezza abbagliante del sole» | Sophie Seydoux

Alekos Fassianos, «condannato alla lucentezza abbagliante del sole» | Sophie Seydoux