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Pietro Consagra, Roma, 1972

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Pietro Consagra, Roma, 1972

Alla Cortesi Gallery un colloquio a tre voci tra Ugo Mulas, Pietro Consagra e Arnaldo Pomodoro

Nella sede milanese della galleria le opere dei due scultori sono esposte accanto agli scatti del grande fotografo intesi «come atto critico» perché in grado di «entrare nell’opera, leggerla, assimilarla e restituirla, andando oltre la superficie del visibile»

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

È una monografica quella presentata dal 10 aprile al 26 giugno da Cortesi Gallery nella sua sede di Milano: protagonista è il grande fotografo Ugo Mulas (1928-73) ma, percorrendola, si avverte subito che in realtà ci si trova in una collettiva di tre artisti, perché all’autore delle immagini si aggiungono Pietro Consagra e Arnaldo Pomodoro, le cui sculture vengono indagate, esplorate, investigate, analizzate, dall’occhio del fotografo e della sua macchina fotografica fino a diventare esse stesse coprotagoniste del progetto. Ecco allora che la mostra si trasforma in un «colloquio» (per citare una parola cara a Consagra) a tre voci, un colloquio tra tre grandi maestri dell’arte recente. Appartenenti alla stessa generazione (otto anni dividevano Pietro Consagra, nato nel 1920, da Mulas, mentre Pomodoro era nato nel 1926), i tre artisti erano animati dalla stessa concezione «etica» della funzione dell’arte, che li avrebbe uniti anche sul piano umano in un’amicizia consolidata dalle lunghe conversazioni che amavano condividere. Mulas, che dal 1948 viveva a Milano, incontrò Consagra, che era allora (e sarebbe rimasto ancora per lungo tempo) a Roma, nel 1960. Lo incontrò a Venezia, in occasione della Biennale di quell’anno, dove il maestro siciliano, quarantenne, ricevette il Gran Premio Internazionale per la scultura. E fu allora che nacque un sodalizio ininterrotto e sempre alimentato dai due artisti. Quanto ad Arnaldo Pomodoro, viveva stabilmente a Milano dal 1954. Cinque anni dopo avrebbe incontrato Ugo Mulas e sarebbe diventato il più stretto dei suoi amici artisti: «C’è un artista per cui ho lavorato di più: Arnaldo Pomodoro […] e, da dodici anni, gli fotografo tutte le sculture. Ogni volta che ha una cosa pronta mi telefona, e io vado».

Da quella frequentazione con i due scultori, interrotta solo dalla precoce scomparsa di Mulas, sarebbe scaturito un duplice corpus di immagini, da lui intese, nota il curatore della mostra Alberto Salvadori (direttore anche dell’Archivio Ugo Mulas che, con il supporto dell’Archivio Pietro Consagra e della Fondazione Arnaldo Pomodoro, ha reso possibile la mostra), «come un atto critico». E «fare critica in questo caso, continua, significa entrare nell’opera, saperla leggere, assimilarla e restituirla, andando oltre la superficie del visibile. Il suo lavoro nasce da una volontà profonda di comprendere e condividere il processo creativo, rendendo manifesto ciò che normalmente rimane invisibile: il gesto dell’artista, il tempo dell’opera, il suo farsi. Mulas è attratto dal processo, tanto interiore quanto materiale, che rende l’opera visibile».

Ugo Mulas ci restituisce così le sculture dei due scultori viste attraverso uno sguardo, il suo, per così dire «potenziato», in cui entrano in gioco, come in quarta dimensione, i processi costitutivi, sia mentali sia «fabbrili», delle opere. Ma se Mulas leggeva come nessun altro le loro opere, Consagra e Pomodoro furono complici attivi nella sua tensione verso una fotografia, «non “bella” ma “giusta”», come amava dire lui: capace, cioè, di restituire le vibrazioni intellettuali e culturali di cui l’arte di quei «formidabili» anni Sessanta era intrisa, convinto com’era che la fotografia dovesse essere non una semplice documentazione della realtà bensì un linguaggio sorretto da un sistema di pensiero attraverso il quale condurre, come sosteneva, «un’autentica operazione conoscitiva». La mostra milanese di Cortesi Gallery, «Ugo Mulas - Pietro Consagra - Arnaldo Pomodoro», ne è una prova inconfutabile. 

Arnaldo Pomodoro, «Rotanti sulle rive del Ticino», 1968

Ada Masoero, 08 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Cortesi Gallery un colloquio a tre voci tra Ugo Mulas, Pietro Consagra e Arnaldo Pomodoro | Ada Masoero

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