Davide Landoni
Leggi i suoi articoliCommedia e tragedia agli estremi della vita di Fritz Grünbaum, cabarettista viennese dell’Otto Novecento che morì a Dachau, nel 1941, dopo tre anni di prigionia. Nel mezzo fu tante altre cose, tra cui un collezionista di opere d’arte. Ne raccolse oltre 400, tutte andate perdute dopo che anche la moglie Lilly fu deportata nel campo di concentramento di Maly Trostenets, vicino a Minsk, nell’ottobre 1942. Qui fu assassinata nelle ore successive al suo arrivo. Epilogo tragico a cui è impossibile porre rimedio, ma che carica di implicazioni e piccole rivincite il ritrovamento, e la restituzione, di un’opera della collezione Grünbaum ai suoi legittimi eredi. Si tratta di «Boy in a Sailor Suit» di Egon Schiele, recuperato dal Christie’s Restitution team e il 5 marzo tra i protagonisti della 20th/21st Century: London Evening Sale, con la stima di 1-1,5 milioni di sterline. Eseguito nel 1914, «Boy in a Sailor Suit» combina un disegno preciso a colori vividi ed espressionisti. In un bilanciamento attento di gouache, acquerello e matite colorate su carta, Schiele raffigura un giovane adolescente, biondo, in un classico abito da marinaio blu e bianco, con il colletto e i polsini a righe che sfumano in vari toni d’azzurro. Sebbene l’identità del modello rimanga sconosciuta, il vestito curato suggerisce che il ragazzo potrebbe provenire da un ambiente borghese o alto borghese. Ma al di là del soggetto, a rendere particolarmente prezioso il dipinto è il momento di maturazione del pittore qui perfettamente esemplificato. Sono mesi, quelli intorno al 1914, in cui le figure di Schiele acquisiscono tridimensionalità, i loro contorni diventano più fermi e precisi, catturati in linee forti e fluide. I corpi arrotondati e volumetrici lasciano intuire la muscolatura e la struttura ossea, donando una maggiore naturalezza ai soggetti. Gli accenni di rosso, verde e blu diventano sempre più presenti nella resa cutanea, con i contorni del viso leggermente rinforzati da una morbida tonalità ocra, mentre sottili accenni di scarlatto e verde acqua, applicati usando un pennello asciutto, conferiscono un senso di consistenza e volume al volto. Quanto al vestito, la camicia è resa con pennellate decise e pronunciate, le pieghe sono enfatizzate da forti linee di blu vellutato e toni più profondi di verde acqua. Schiele impiega diversi livelli di opacità e densità nei passaggi di acquerello, in modo da suggerire i cambiamenti di consistenza tra i diversi elementi del costume: i pantaloncini del ragazzo, ad esempio, sono eseguiti in ampie e fluide pozze di blu brillante, che indicano un tessuto più morbido e largo rispetto al colletto più pesante e formale. In altri punti, come nel caso della mano sinistra, il pittore ha lasciato invece volutamente incompleta l’opera, così da accentuare l’apparente immediatezza del ritratto. Elementi che devono aver conquistato lo stesso Grünbaum, particolarmente affascinato dall’arte di Schiele, di cui acquistò oltre 80 opere. Di certo la sensibilità non mancava al cabarettista, scrittore e attore, schietto oppositore del Nazismo e amante dell’arte fin da quando da piccolo seguiva il padre nel suo lavoro di mercante, a Brno, in Germania. Nella sua collezione non figurava solo artisti della Secessione viennese, ma anche icone russe e incisioni di antichi maestri come Albrecht Dürer e Rembrandt, disegni e acquerelli post-impressionisti e moderni di August Rodin, Camille Pissarro, Paul Signac, Max Liebermann, Käthe Kollwitz e altri ancora. Nella speranza che si tratti della prima di tante opere che seguiranno questo percorso, i proventi della vendita di «Boy in a Sailor Suit» saranno devoluti alla Grünbaum Fischer Foundation, che si occupa di supportare economicamente gli artisti performativi. Anche l’attuale proprietario devolverà la sua parte a Kinderoase, progetto umanitario che aiuta bambini in difficoltà. Un nuovo finale, almeno parziale, per una vicenda in cerca di redenzione.
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