Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Dettaglio di «Ritratto di Graziella Patiño Ortiz Linares» di Philip de László,1928

Joaquín Cortés © de Laszlo Foundation

Image

Dettaglio di «Ritratto di Graziella Patiño Ortiz Linares» di Philip de László,1928

Joaquín Cortés © de Laszlo Foundation

All’asta il mondo di Graziella Patiño

A Parigi, il 23 settembre, Christie’s disperderà i 60 lotti della leggendaria collezione custodita in Avenue Foch: non solo capolavori del Settecento francese, ma il ritratto di una dinastia che trasformò la ricchezza industriale in potere culturale

Michelangelo Tonelli

Leggi i suoi articoli

Nelle grandi vendite del mercato dell’arte internazionale esistono aste che disperdono patrimoni; e poi esistono aste che ricostruiscono un’epoca. La vendita della collezione di Graziella Patiño de Ortiz Linares, che Christie's presenterà a Parigi il 23 settembre, appartiene decisamente alla seconda categoria.

Con una stima complessiva compresa tra i 23 e i 33 milioni di euro e appena 60 lotti, la dispersione della raccolta custodita per decenni al 34 di Avenue Foch si annuncia come uno di quei momenti cruciali del prossimo inizio d’autunno. Non soltanto per la qualità museale delle opere - dai dipinti di Watteau e Fragonard ai mobili Régence e Luigi XV, fino a una delle più straordinarie raccolte di argenti francesi mai apparse sul mercato - ma perché questa vendita racconta la parabola quasi romanzesca di una dinastia latinoamericana che trasformò la ricchezza industriale in raffinata egemonia culturale.

Graziella Patiño de Ortiz Linares incarnava perfettamente quel cosmopolitismo aristocratico che fece della Parigi tra le due guerre il centro gravitazionale dell’élite mondiale. Figlia di Simón Iturri Patiño, il magnate boliviano soprannominato «il re dello stagno» o «il Rockefeller delle Ande», Graziella apparteneva a una famiglia che, partita da origini modeste, costruì una fortuna immensa attraverso miniere, ferrovie e banche. Ma laddove il padre accumulava capitale industriale, lei lo convertiva in capitale culturale.

Insieme al marito Jorge Ortiz de Linares, diplomatico boliviano e collezionista di libri rari, Graziella trasformò il loro hôtel particulier di Avenue Foch in uno dei grandi teatri della vita mondana e intellettuale parigina. Acquistata nel 1926 da Simón Patiño per la figlia, la dimora neoclassica era già un simbolo della grandeur della Belle Époque; sotto la direzione di Graziella divenne però qualcosa di più raro: un interno perfettamente coerente, concepito come un’opera d’arte totale.

L’ambizione era chiarissima, ovvero non collezionare semplicemente capolavori ma ricostruire un ideale francese del XVIII secolo. Per riuscirci, Graziella si circondò dei più importanti antiquari e décorateurs del tempo: Maison Jansen per gli interni, Jacques Helft per gli argenti, Marcel Bissey per il mobilio, la galleria Matthiesen per gli Old Masters. Fece installare boiserie bianche e oro provenienti dall’ambasciata francese di Vienna, originariamente realizzate per il cardinale de Rohan, aggiunse camini Luigi XV, lacche cinesi, bronzi cesellati e tappeti Savonnerie. 

Philip de László, «Ritratto di Graziella Patiño Ortiz Linares», 1928. Joaquín Cortés © de Laszlo Foundation

La vendita della maison arriva dopo alcune delle più celebri dispersioni degli ultimi anni, dalla collezione di Hubert de Givenchy al castello dei Rothschild di Ferrières. Pare che i compratori internazionali non cerchino più soltanto opere eccellenti ma provenienze, perchè no, leggendarie e universi estetici completi.  E poche provenienze possiedono l’intensità narrativa di quella dei Patiño Ortiz de Linares. I dipinti di Watteau, Fragonard, Hubert Robert o Greuze dialogavano con il luogo, con i ricevimenti diplomatici, con la teatralità sociale di Avenue Foch negli anni d’oro della mondanità europea. La collezione funzionava come un’estensione della personalità di Graziella stessa, celebrata nei ritratti di Salvador Dalí e Philip de László come incarnazione di un’eleganza ormai scomparsa.

Particolarmente significativo è il nucleo degli argenti francesi, dominato da opere di Thomas Germain e François-Thomas Germain. Acquistati in gran parte a New York negli anni Quaranta, questi pezzi riflettono un gusto quasi filologico per le arti decorative francesi e collocano Graziella accanto ai grandi collezionisti storici del settore, dai Rothschild ai David-Weill. L’asta coincide con mostre dedicate all’art de vivre settecentesco al Palais Galliera e al Musée des Arts Décoratifs. 

 

Michelangelo Tonelli, 14 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

A Pordenone apre Die Gelbe Wand, spazio no profit dedicato alla fotografia contemporanea, inserito nel percorso verso Capitale italiana della Cultura 2027. L’inaugurazione è affidata alla prima personale europea di Gak Yamada, The Cosmic Prayer. La mostra articola una ricerca che attraversa fotografia, pittura e intervento materiale, ponendo al centro la trasformazione dell’immagine e il suo statuto.

Da Hiroshi Sugimoto a Franco Fontana, che ha realizzato il suo record mondiale, risultati solidi e nuova fiducia nel mercato, tra qualità e rarità

Tra Palazzo Mathis e il Fondaco Arte Contemporanea si snoda una retrospettiva tra legno, memoria e astrazione, dove la scultura diventa esercizio critico e deposito di esperienza

All’asta il mondo di Graziella Patiño | Michelangelo Tonelli

All’asta il mondo di Graziella Patiño | Michelangelo Tonelli