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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliFino al 10 maggio 2026, la Sunley Room ospita “Wright of Derby: From the Shadows”, una mostra che concentra l’attenzione su uno dei nuclei più riconoscibili e al tempo stesso più ambigui della produzione di Joseph Wright of Derby: le scene illuminate a lume di candela. L’operazione si inserisce in una più ampia revisione critica dell’artista, tradizionalmente associato a una lettura lineare dell’Illuminismo come trionfo della ragione e della conoscenza scientifica. Qui, al contrario, la luce non coincide con la chiarezza. Diventa un dispositivo teatrale che costruisce visibilità e, allo stesso tempo, la mette in crisi.
Le composizioni sono note: gruppi di figure raccolte attorno a esperimenti scientifici, modelli anatomici, reperti naturali o oggetti di studio. Volti emergono dal buio, concentrati su ciò che viene mostrato. Il gesto del guardare è centrale. Wright costruisce una catena di sguardi che coinvolge anche lo spettatore, chiamato a interrogarsi sulla propria posizione. È in questo passaggio che la mostra sposta il fuoco. Le opere non sono semplicemente celebrazioni del progresso scientifico. Mettono in scena la dimensione spettacolare della conoscenza: l’esperimento come evento, la dimostrazione come intrattenimento, la curiosità come forma di desiderio. La luce, intensa e localizzata, accentua questa teatralità, mentre le ombre profonde introducono un margine di incertezza.
Il riferimento a Caravaggio viene qui riletto in chiave concettuale. Non si tratta solo di un’eredità formale, ma di una modalità di costruzione dell’immagine che lega visione e tensione etica. In Wright, la notte non è uno sfondo neutro: è lo spazio in cui emergono temi come la morte, la malinconia, lo scetticismo. La selezione di oltre venti opere, tra dipinti, mezzetinte e lavori su carta, permette di articolare questo discorso all’interno del contesto storico. Il XVIII secolo britannico è attraversato da una trasformazione profonda dei saperi, in cui scienza, filosofia e cultura visiva si intrecciano. Wright si colloca in questo crocevia, ma ne evidenzia anche le fratture. Il risultato è una rilettura che sottrae l’artista alla categoria riduttiva di “pittore della luce” e lo restituisce come interprete di una modernità ancora instabile. La visione, nelle sue opere, non coincide mai con la comprensione. Rimane un atto esposto, ambiguo, attraversato da desiderio e dubbio.
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