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La Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière ospiterà per la seconda volta OFFSCREEN Paris

Courtesy of OFFSCREEN Paris

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La Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière ospiterà per la seconda volta OFFSCREEN Paris

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Ana Mendieta protagonista di OFFSCREEN Paris 2026

Dal 20 al 25 ottobre, con preview VIP il 19 ottobre, la rassegna parigina dedicata alle pratiche visive sperimentali torna in uno dei luoghi più affascinanti della capitale francese rendendo omaggio a una delle figure più influenti dell’arte contemporanea

Margherita Panaciciu

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Tra le navate della Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière, uno dei luoghi più carichi di storia e fascino della capitale francese, dal 20 al 25 ottobre tornerà OFFSCREEN Paris. Giunta alla sua quinta edizione e anticipata da una preview VIP il 19 ottobre, la manifestazione è diventata un riferimento per le pratiche visive sperimentali, scegliendo di dedicare l’edizione 2026 a una figura fondamentale dell’arte contemporanea come Ana Mendieta (1948-1985). Nata nel 2022 su iniziativa del direttore artistico Julien Frydman, OFFSCREEN mette in dialogo ricerca artistica, sostegno istituzionale e mercato. La sua formula itinerante e site-specific, che privilegia luoghi dal forte valore storico e architettonico, ha contribuito a definire un’identità riconoscibile nel panorama europeo delle fiere e delle esposizioni dedicate alle pratiche visive più avanzate. Anche quest’anno il progetto è sostenuto da Lombard Odier, Dior Parfums e Cultish by Publicis Luxe. Protagonista assoluta dell’edizione 2026 sarà appunto Mendieta, scelta come Guest of Honor. Artista multidisciplinare tra le più influenti del secondo Novecento, Mendieta è celebre per aver sviluppato un linguaggio in cui corpo, natura e ritualità si intrecciano in modo profondo e poetico. Le sue celebri «Siluetas», tracce della presenza o dell’assenza del corpo umano impresse nella terra, nel fuoco, nell’acqua o tra i fiori, hanno segnato in modo indelebile la storia dell’arte contemporanea, anticipando molte delle riflessioni oggi centrali sul rapporto tra identità, territorio, memoria e appartenenza. Meno noto al grande pubblico, ma fondamentale nella sua ricerca, è il lavoro con il film e il video. Tra gli anni Settanta e Ottanta l’artista cubana, naturalizzata statunitense, infatti realizzò oltre cento film, diventando una delle voci più prolifiche nell’utilizzo delle immagini in movimento in quel periodo. La presentazione di OFFSCREEN sarà sviluppata in collaborazione con l’Estate of Ana Mendieta e con la Marian Goodman Gallery, che rappresenta l’artista a New York e Parigi e che partecipa alla manifestazione per il secondo anno consecutivo. L’omaggio parigino si inserisce inoltre in un momento significativo per la riscoperta dell’opera di Mendieta (la Tate Modern di Londra la omaggerà dal 15 luglio sino al 17 gennaio 2027).

Ana Mendieta, Super 8, black and white film still, 1981. © The Estate of Ana Mendieta Collection, LLC. Licensed by Artists Right Society (ARS), New York / ADAGP, Paris / Courtesy Marian Goodman Gallery

Con questa scelta, OFFSCREEN prosegue una tradizione che negli anni ha celebrato figure fondamentali della ricerca artistica legata all’immagine e al tempo. Dopo Anthony McCall nel 2022, Rosa Barba nel 2023, Chantal Akerman nel 2024 e Shigeko Kubota nel 2025, Ana Mendieta diventa la quinta artista insignita del titolo di Guest of Honor. Nata all’Avana e trasferita negli Stati Uniti da adolescente dopo l’ascesa al potere di Fidel Castro, Mendieta sviluppò la propria ricerca durante gli studi nel celebre programma Intermedia dell’Università dell’Iowa. Fin dagli anni della formazione iniziò a utilizzare il proprio corpo e la pellicola Super 8 come strumenti espressivi privilegiati. Nel corso della sua carriera ha dato vita a un corpus di opere presentato in decine di mostre personali e in importanti retrospettive museali, tra cui quelle al Jeu de Paume di Parigi, al Castello di Rivoli e allo Smithsonian Institution di Washington. Numerosi anche i riconoscimenti ricevuti, tra cui due grant del National Endowment for the Arts, una Fellowship della Fondazione Guggenheim e il prestigioso Rome Prize dell’American Academy in Rome.

A fare da cornice alla manifestazione sarà ancora una volta la Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière, che OFFSCREEN riattiva per il secondo anno consecutivo come spazio dedicato all’arte contemporanea. L’edificio rappresenta uno dei luoghi più affascinanti e stratificati della capitale francese. Progettata nel XVII secolo da Louis Le Vau, architetto di Luigi XIV, e completata successivamente da Libéral Bruant, la cappella si inserisce all’interno del vasto complesso della Pitié-Salpêtrière, un sito che nel corso dei secoli ha attraversato trasformazioni profonde. Prima di diventare un ospedale, il complesso fu infatti un ospizio e centro di detenzione per donne considerate “devianti” dalla società dell’epoca. Nel XIX secolo si trasformò in una delle istituzioni mediche più importanti d’Europa per lo studio delle malattie neurologiche e psichiatriche. Qui operarono figure decisive come Philippe Pinel, Jean-Étienne Dominique Esquirol e soprattutto Jean-Martin Charcot, le cui celebri ricerche sull’isteria e sull’ipnosi furono accompagnate da una vasta documentazione fotografica che avrebbe influenzato profondamente il pensiero medico e culturale successivo. Questa complessa eredità storica rende la Salpêtrière un contesto particolarmente significativo per la manifestazione che da sempre costruisce un dialogo tra opere e architettura. Già negli anni finali del Novecento la cappella aveva ospitato interventi site-specific di artisti come Anselm Kiefer, Bob Wilson, Lucinda Childs, Bill Viola, Nan Goldin e Christian Boltanski nell’ambito del Festival d’Automne. 

 

Margherita Panaciciu, 15 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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