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Una veduta di Ancona

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Una veduta di Ancona

Ancona, una città antica alla conquista del futuro

Alla scoperta del dossier vincitore del titolo di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028 

Rosalba Cignetti

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Costruita attorno al porto e a una delle stratificazioni storiche più complesse della costa orientale italiana, Ancona affronta il percorso verso Capitale Italiana della Cultura 2028 con un progetto che ripensa il rapporto tra mare, patrimonio, spazio pubblico e produzione culturale. Una visione legata alla dimensione adriatica e mediterranea della città, dove porto, archeologia e reti internazionali si connettono a una nuova idea di spazio culturale.

Il titolo del dossier vincitore — Ancona Questo Adesso — prende il nome da un verso del poeta anconetano Francesco Scarabicchi e sintetizza una delle idee centrali dell’intero progetto: evitare sia la retorica celebrativa sia la nostalgia identitaria. Il Board è composto da Daniele Silvetti (sindaco di Ancona), Francesco Acquaroli (Presidente Regione Marche), Marco Fioravanti (Presidente Anci Marche), Enrico Quagliarini (Rettore Università Politecnica delle Marche). La parola al centro del dossier è connessione. Ancona non viene raccontata come città monumentale chiusa dentro il proprio passato, ma come organismo urbano ancora attraversato dalle stesse tensioni che nei secoli ne hanno definito la forma: il mare come apertura e frontiera, il porto come luogo produttivo e simbolico, la relazione continua tra Oriente e Occidente, tra Adriatico e Mediterraneo, tra centro storico e infrastrutture contemporanee.

Alle origini c’è il mare

Fondata dai Greci di Siracusa nel IV secolo a.C. sfruttando il promontorio piegato “a gomito” (Ankón in greco), Ancona ha costruito la propria identità storica sul rapporto con l’Adriatico orientale molto più che sull’entroterra centroitaliano. Per secoli il porto è stato il vero motore urbano della città: luogo di commerci, attraversamenti religiosi, scambi culturali e diplomatici che collegavano la costa marchigiana a Venezia, alla Dalmazia, alla Grecia e alle rotte levantine. Ancora oggi basta osservare la forma della città per capire quanto il mare continui a determinarne la struttura: le mura che scendono verso il porto antico, la successione di strati archeologici costruiti sul promontorio, il sistema delle banchine storiche, l’Arco di Traiano, la Mole Vanvitelliana, i percorsi che risalgono verso la città alta. Ed è proprio questa continuità tra geografia e costruzione urbana che il progetto 2028 prova a riattivare. Nel dossier il mare non è uno sfondo paesaggistico o un elemento turistico, è una matrice culturale e politica, uno spazio di relazione, conflitto, migrazione, lavoro e costruzione identitaria. Ancona, naturalmente proiettata verso l’Adriatico e i Balcani, trasforma la sua posizione storica in una nuova centralità culturale. Il rapporto con città come Spalato, Dubrovnik e Zara e il tema del Rinascimento adriatico rivestono una parte importante in una candidatura che vuole allontanare l’idea dell’Adriatico come periferia del Mediterraneo, per farne piuttosto uno spazio culturale comune. È un’impostazione che attraversa tutto il dossier, articolato in quattro grandi assi progettuali, “Questo Mare”, “Via Maestra”, “Adesso Parco” e “Mare Culturale”, volti a mettere in relazione archeologia, università, accessibilità, contemporaneo, natura e infrastrutture urbane.

Alla base degli eventi in programma, vi è la costruzione di un sistema culturale diffuso finalizzato a ridisegnare il rapporto tra le diverse parti della città: il porto storico come spazio pubblico e culturale prima ancora che logistico; il Parco del Cardeto e il Conero come estensione naturale del sistema culturale cittadino; la Mole Vanvitelliana come cerniera tra memoria industriale, mare e produzione contemporanea.

Una veduta del porto di Ancona

Tra storia e contemporaneo

Tra gli elementi più interessanti della candidatura vi è poi il tentativo di uscire dalla tradizionale separazione tra patrimonio storico e contemporaneo. Archeologia, musei, biblioteche, teatro, università e spazio pubblico sono costantemente messi in relazione. Il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, con il progetto “Depositi Aperti”, diventa un esempio concreto di patrimonio “invisibile” che entra nel racconto quotidiano della città. L’Anfiteatro romano, stretto tra il carcere di Santa Palazia e il mare, è il punto di emersione di oltre duemila anni di stratificazione urbana. La Pinacoteca Civica Francesco Podesti, riaperta dopo il riallestimento, è ripensata come nodo attivo della produzione culturale cittadina. La riapertura della Pinacoteca è uno dei simboli più evidenti della strategia culturale costruita attorno al 2028. Ospitata a Palazzo Bosdari, nel cuore della città storica, conserva opere che attraversano secoli di rapporti artistici tra Adriatico, Venezia e Marche: Carlo Crivelli, Tiziano, Lorenzo Lotto, Guercino, Podesti (cfr. pp 7, 16). E il lavoro fatto negli ultimi anni riguarda sia il recupero architettonico e museografico, sia la leggibilità, l’accessibilità e il desiderio di restituire alla città i propri luoghi culturali come spazi da vivere e frequentare. Lo stesso vale per la Biblioteca Comunale Luciano Benincasa, che il dossier immagina come presidio culturale aperto a studenti, università, famiglie e ricerca, come spazio di studio, luogo di incontro e infrastruttura civica. Una parte decisiva del progetto riguarda il rapporto tra cultura e trasformazione urbana. I fondi PNRR, i restauri, la riqualificazione di edifici storici e il recupero di spazi pubblici confluiscono in un’unica strategia di ridefinizione della città. Un punto cruciale, poiché molte Capitali Italiane della Cultura degli ultimi anni hanno spesso rischiato di concentrarsi sulla produzione temporanea di eventi senza modificare realmente il sistema culturale e urbano dei territori coinvolti.

L’heritage è il nodo più importante del dossier, volto a creare reti culturali stabili, nuove connessioni tra istituzioni e una diversa percezione della città da parte dei cittadini. Il coinvolgimento del Museo Tattile Statale Omero va in questa direzione, facendo dell’accessibilità un metodo progettuale generale, uno dei punti attraverso cui Ancona prova a costruire un modello culturale inclusivo e contemporaneo.

Nuove geografie culturali

Accanto ai grandi poli culturali emerge poi il tentativo di ridefinire il rapporto tra centro storico e paesaggio. In molte parti del dossier la città viene raccontata come sistema continuo tra porto, collina, parchi e costa. Il Cardeto non è soltanto uno spazio verde, ma una delle principali cerniere tra archeologia, memoria militare, paesaggio e affaccio sul mare. Il Conero, celebre attrazione naturalistica, viene inserito come estensione geografica dell’identità culturale cittadina: profondamente radicato nel paesaggio collinare e marino, lega la candidatura anconetana a una più ampia idea di geografia culturale. Naturalmente il rischio resta alto. Ancona è una città complessa, frammentata, storicamente attraversata da difficoltà urbanistiche, infrastrutturali e identitarie. La stessa relazione con il porto — centrale nel dossier — è uno dei nodi più delicati della città contemporanea. E proprio per questo la candidatura insiste molto sul concetto di connessione tra quartieri, istituzioni, spazi culturali, università, mare e cittadini. A sostenere il progetto c’è una rete molto ampia di istituzioni culturali, università, enti pubblici e soggetti privati che restituisce bene la dimensione sistemica su cui Ancona ha costruito la candidatura. Tra gli altri Comune di Ancona, Regione Marche, Anci, Università Politecnica delle Marche, Marche Teatro, il Museo Tattile Statale Omero, l’Autorità Portuale, insieme a decine di associazioni, fondazioni e realtà territoriali coinvolte nella costruzione del dossier. Accanto alle istituzioni culturali emerge anche il contributo di figure come Dante Ferretti, presenza simbolica di un’idea di città che prova a connettere produzione culturale, immaginario visivo e dimensione internazionale.

Auspici e conclusioni

Il nobile orizzonte di Ancona 2028 resta dunque quello di una città che per secoli ha vissuto il mare come spazio di transito, ma che ha iniziato a trasformarlo in uno strumento di produzione culturale e di costruzione del proprio futuro.

Una veduta di Ancona

Rosalba Cignetti, 19 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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