Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Una veduta della sede della Smithsonian Institution a Washington

Foto tratta da Wikipedia

Image

Una veduta della sede della Smithsonian Institution a Washington

Foto tratta da Wikipedia

Ancora nessuna sede fisica per l’American Women’s History Museum

Fondato nel 2020 dalla Smithsonian Institution, il museo al momento esiste solo virtualmente e rimarrà così ancora per un po’, perché il disegno di legge che proponeva la costruzione di un edificio apposito presso il National Mall di Washington è stato bocciato

Cecilia Paccagnella

Leggi i suoi articoli

Fondata durante la presidenza di James Knox Polk, la Smithsonian Institution è un’organizzazione di istruzione e ricerca che gestisce 19 musei ubicati in diversi stati americani, per un totale di circa 142 milioni di oggetti nelle sue collezioni. Con sede a Washington, l’istituzione anni fa ha promosso la nascita dello Smithsonian American Women’s History Museum, approvata dal Congresso nel 2020. Ma che cos’è un museo senza un edificio in cui accogliere il pubblico?

Nel 2025 in mezzo alla bufera che ha travolto la Smithsonian Institution, vittima di un ordine esecutivo emesso da Donald Trump il 27 marzo, è stato coinvolto lo stesso museo, nonostante la sua natura meramente virtuale. Nel documento il Presidente ha preso di mira anche il National Museum of African American History and Culture e all’American Art Museum, minacciando di sospendere i finanziamenti futuri per «le narrazioni divisive che distorcono la nostra storia condivisa». Tra queste anche la possibilità di trattare in un certo modo questioni di genere e razza e, nello specifico, veniva proibito all’American Women’s History Museum di riconoscere le donne trans.

A più di un anno di distanza, il 21 maggio la Camera dei Representatives ha bocciato il disegno di legge per la costruzione di una sede fisica del museo nella zona del National Mall a Washington a causa di alcune modifiche apportate allo stesso nel mese di marzo. Queste includevano, come riassume «The Art Newspaper», «l’obbligo per il museo di includere solamente “donne biologiche”, il divieto della parola “diversità” e l’autorizzazione al presidente Donald Trump di modificarne la collocazione all’interno del National Mall».

L’esito di 216 voti contro 204 suggerisce una spaccatura netta tra repubblicani e democratici: i primi puntano il dito contro i secondi per la tendenza a preoccuparsi troppo nei confronti delle persone transgender, mentre i secondi sostengono che è stata l’opposizione a inserire di nascosto queste modifiche. Ad aprile, infatti, oltre 140 democratici hanno consegnato al presidente della Camera, Mike Johnson, una petizione per ripristinare il testo, senza ottenere un riscontro. «Forse il partito che si oppone a un museo della storia delle donne sul National Mall perché vuole mostre transgender…, sostiene la deputata repubblicana newyorkese, Nicole Malliotakis. Beh, forse sono proprio loro a essere ossessionati dai trans».

Cecilia Paccagnella, 27 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Il sesto ciclo di finanziamenti dell’Helen Frankenthaler Foundation e l’Environment & Culture Partners ha lo scopo di aiutare organizzazioni di arti visive negli Stati Uniti e Porto Rico ad adeguare le proprie strutture nel rispetto delle più recenti esigenze ambientali

È stata affidata allo studio Ab Rogers Design la realizzazione del MuMo, un veicolo che girerà per il Paese portando le opere della Government Art Collection «direttamente a casa delle persone». Al suo interno, si alterneranno tre mostre, che dureranno 12 settimane l’una

È stato presentato al Ministero della Cultura il progetto «Ancora imparo. Esercizi di dissidenza», la cui direzione artistica è stata affidata a Maurizio Cattelan, Marta Papini e Myriam Ben Salah. «Un importante motore di sviluppo culturale, artistico e sociale, con ricadute significative anche sul piano economico e turistico», ha dichiarato il sindaco Sergio Giordani

«Il castello dei Pirenei» non era protetto da alcuna barriera speciale. «Una volta completato il restauro, la stragrande maggioranza dei visitatori non si accorgerà che il dipinto è stato forato. Solo chi sa esattamente dove è avvenuto il danno e si presenta con una lente d’ingrandimento potrebbe individuarlo», spiega al quotidiano locale «Haaretz» la direttrice del laboratorio di restauro del museo

Ancora nessuna sede fisica per l’American Women’s History Museum | Cecilia Paccagnella

Ancora nessuna sede fisica per l’American Women’s History Museum | Cecilia Paccagnella