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Jack Smith in un film non elaborato di Andy Warhol, anni ’60

Courtesy of Museum of Modern Art/The Andy Warhol Museum

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Jack Smith in un film non elaborato di Andy Warhol, anni ’60

Courtesy of Museum of Modern Art/The Andy Warhol Museum

Andy Warhol dopo Andy Warhol: 86 rullini mai sviluppati vedono finalmente la luce

Al Museum of Modern Art di New York saranno proiettati alcuni minuti delle pellicole che nemmeno il padre della Pop Art ebbe modo di visionare

Cecilia Paccagnella

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Una scatola etichettata «raw stock», dimenticata per decenni in un archivio della Pennsylvania, ha riaperto una finestra inaspettata sull’opera filmica di Andy Warhol. Da quei rullini apparentemente vergini sono emersi oltre sessanta minuti di immagini inedite che verranno presentate al pubblico in una proiezione unica al Museum of Modern Art di New York: «Andy Warhol Exposed: Newly Processed From the 1960s», il 2 febbraio alle 18.30 (ora locale).

Il ritrovamento, avvenuto nel 2015 durante un progetto di digitalizzazione delle fragili pellicole warholiane, ha richiesto quasi dieci anni prima di arrivare a compimento. Solo nel 2024, infatti, 86 rullini, in bianco e nero e a colori, non sviluppati sono stati finalmente processati grazie alla collaborazione tra il MoMA, rappresentato nella persona della responsabile delle collezioni cinematografiche Katie Trainor, l’allora direttore del settore film e video dell’Andy Warhol Museum, Greg Pierce, e Colorlab di Washington: 38 di essi conservavano immagini sorprendentemente intatte, girate tra il 1963 e il 1966, nel periodo più febbrile della sperimentazione cinematografica dell’artista.

Il materiale include otto nuovi «Screen Tests», i celebri ritratti in bianco e nero di circa quattro minuti ciascuno, con volti noti della Factory come l’attore e regista Dennis Hopper e la collezionista Jane Holzer, ma anche l’attrice Sally Kirkland e una presenza finora assente dalla serie, l’artista e attrice Naomi Levine. Accanto a questi, compaiono riprese scartate da film iconici, come «Kiss» (1963), «Sleep», «Couch», e «Batman Dracula» (tutti e tre del 1964), oltre a scene di vita quotidiana che documentano l’ecosistema creativo attorno a Warhol: una mostra di Frank Stella alla Leo Castelli Gallery, un viaggio in camper con i Velvet Underground verso Ann Arbor, o feste leggendarie alla Factory.

Il nucleo più rivelatore è costituito da pellicole erotiche e pornografiche, girate sul celebre divano dello studio anni prima di «Blue Movie» (1969). Queste immagini, rimaste a lungo invisibili, ridefiniscono le ambizioni di Warhol negli anni Sessanta e rafforzano l’idea di un artista che esplorava senza remore i confini tra arte, desiderio e provocazione.

Cecilia Paccagnella, 02 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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Andy Warhol dopo Andy Warhol: 86 rullini mai sviluppati vedono finalmente la luce | Cecilia Paccagnella

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