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La dedica, in occasione dei 70 anni di Umberto Allemandi, dello scrittore (vincitore tra gli altri del Premio Strega), già direttore editoriale di Einaudi e del Salone Internazionale del Libro di Torino
- Ernesto Ferrero
- 09 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Umberto Allemandi
Anglosubalpino
La dedica, in occasione dei 70 anni di Umberto Allemandi, dello scrittore (vincitore tra gli altri del Premio Strega), già direttore editoriale di Einaudi e del Salone Internazionale del Libro di Torino
- Ernesto Ferrero
- 09 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Ernesto Ferrero
Leggi i suoi articoliCaro Umberto,
come forse sai, da dieci anni ti porto in petto. Letteralmente. Nei cinque giorni della Fiera del Libro inalbero la bellissima «rosa Allemandi», i cui petali sono formati dai fogli de «Il Giornale dell’arte». La ammirano e la invidiano tutti, e io lascio intendere che si tratta di una speciale distinzione riservata (quasi) esclusivamente a me. Non mi limito a fare (con soddisfazione) il tuo testimonial. Ti porto in petto anche metaforicamente. Per sopravvivere al magma di violenza, volgarità e stupidità che ci sta sommergendo, ho bisogno di uomini e opere di segno radicalmente opposto. Cerco di costruire ripari con tutto quello che parla d’armonia e di bellezza. E tu sei un costruttore, un dispensatore di bellezza.
Abbiamo più che mai bisogno di maestri. Possiamo dialogare davvero solo con qualcuno che ammiriamo (non dissimilmente Italo Calvino diceva che bisogna scrivere per un lettore che la sa più lunga di noi). Il tuo magistero estetico non è solo questione delle materie artistiche cui si applica. Consiste precisamente nel modo in cui tu lo intendi e lo pratichi. È una questione di stile, e cioè di etica applicata. L’etica del lavoro ben fatto, della strenua probità artigianale, della maniacale attenzione al dettaglio. La qualità di un carattere tipografico o della carta, l’impianto di una pagina e, ovviamente, a monte le scelte, l’indirizzo strategico, un’idea del fare cultura, che non sono un «di più» esornativo, ma la sostanza stessa dell’unico modo di operare che può dare un senso al nostro passaggio. L’immagine che ho di te è quella di un uomo sorridente. Credo che nel tuo sorriso ci sia anzitutto la pacata soddisfazione del lavoro ben fatto.
Torino gode, per ragioni storiche, di uno speciale microclima favorevole a un certo genere di uomini e di imprese. Di questo ambiente propizio fa parte un’anglofilia che a me sembra addirittura un carattere identitario: ancora una volta, la misura di uno stile e di un gusto, un modo di sentire, di porsi: di essere. Potremmo divertirci a stilare un’ipotetica nazionale di «angli» subalpini. Ti ci vedrei bene, in compagnia di Beppe Fenoglio, «l’inglese di Alba», e di Carlo Fruttero, il nostro scrittore più dickensiano.
Con affetto.