Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

«Gancetto (daigou) a forma di tigre», 475 a.C. circa, Parigi, Hôtel de la Marine, Collezione Al Thani

© The Al Thani Collection 2018. All rights reserved. Foto Todd White Art Photography

Image

«Gancetto (daigou) a forma di tigre», 475 a.C. circa, Parigi, Hôtel de la Marine, Collezione Al Thani

© The Al Thani Collection 2018. All rights reserved. Foto Todd White Art Photography

«Animalia»: il bestiario della collezione Al Thani conquista Parigi

Un viaggio nel mondo animale mette in esposizione più di 120 pezzi per esplorare come diverse culture, separate da spazio e tempo, hanno preso ispirazione dalla natura che le circonda

Luana De Micco

Leggi i suoi articoli

Una fibbia di cintura a forma di tigre proveniente dalla Cina del periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.), dove il felino, in bronzo dorato, è rappresentato con il corpo sinuoso, le fauci aperte e le zampe pronte allo slancio. Un pomo da bastone a forma di testa di serpente impreziosito da diamanti e cristalli di rocca, fabbricato dalla maison Fabergé di San Pietroburgo prima del 1896. Un ciondolo d’oro e pietre preziose a forma di uccello, fabbricato in India in epoca Moghul (1700 ca). È sul tema del regno animale la nuova mostra della Collection Al Thani all’Hôtel de la Marine, in collaborazione con il Centre des monuments nationaux. Oltre 120 opere sono state selezionate nella celebre ed enciclopedica collezione della famiglia reale del Qatar per la mostra «Animalia», allestita dal primo luglio al 10 gennaio 2027. Opere, molte delle quali esposte a Parigi per la prima volta, di epoche diverse e regioni del mondo geograficamente lontane tra loro, dall’Egitto faraonico alla Cina, dalle Americhe precolombiane all’Europa rinascimentale, dal Vicino Oriente all’Africa subsahariana, ma che mostrano come il regno animale abbia costituito un repertorio iconografico universale. 

Sono disposte nelle quattro sale espositive secondo un approccio tematico, dove oggetti distanti nel tempo dialogano tra loro, accomunati da significati simbolici molto simili. Sono tutti oggetti di prestigio, veri e propri gioielli, di giade preziose, metalli nobili e pietre dure, segni di lusso, appartenuti a famiglie reali e nobili: «Le élite hanno utilizzato gli animali e le loro rappresentazioni per esprimere, attraverso il tempo e i territori, la loro autorità, il loro prestigio e i loro sistemi di credenze. Gli animali sono mostrati sia come creature utili sia come oggetti di venerazione», si legge in una nota della Collection Al Thani. Nella prima sala sono allestiti tra l’altro una figura degli scacchi d’epoca fatimide scolpita in un unico blocco di cristallo di rocca, raffigurante un sovrano seduto sul dorso di un elefante (Egitto, 975-1050 ca), e una testa d’ariete timuride in giada nefrite (Persia, 1370-1506). La seconda sala è interamente dedicata al cavallo, simbolo di regalità, velocità e forza, forse l’animale che più di ogni altro, fa notare l’istituzione, ha incarnato il rapporto tra dominio umano e potere politico. Colpisce, in questo contesto, una statuetta greca di giumenta dell’VIII secolo a.C., probabilmente legata a un’offerta votiva prima di una corsa ippica o dopo una vittoria. Su un prezioso piatto in argento e oro è raffigurato l’imperatore Sapore II dei Sasanidi (309-379 ca), di epoca preislamica, impegnato nella caccia alla capra ibex. 

Nella terza sala il rapporto tra animale e potere assume dimensioni religiose e politiche. In particolare i felini, «che appaiono più ampiamente come marcatori di sovranità», come lo fu per esempio il gatto nell’antico Egitto, qui presente con una raffinata statuetta in bronzo, con l’anello d’oro all’orecchio (VI-IV secolo a.C.). Il leone compare su una coppa rituale commissionata da Nabucodonosor II come simbolo dell’autorità imperiale babilonese, il giaguaro invece è evocato in un ornamento nasale Mochica (Perù, 100-400 d.C.). La mostra evidenzia anche il ruolo degli animali nella circolazione commerciale e culturale. Una scultura raffigurante un cammello battriano allude alle vie della seta e delle spezie, mentre un rinoceronte indiano in marmo nero, databile al I-II secolo d.C., ricorda il gusto romano per gli animali esotici destinati agli spettacoli negli anfiteatri. Una miniatura Moghul mostra il principe Salim, il futuro Jahangir, mentre doma un elefante imbizzarrito. Una sezione è dedicata alle prime forme di osservazione naturalistica, con i disegni ornitologici raccolti dall’erudito piemontese Cassiano dal Pozzo (1588-1657). L’ultima sala affronta il legame tra animale e sacro: divinità egizie raffigurate come babbuini, ciondoli precolombiani con caratteristiche del giaguaro, maschere e ornamenti rituali delle culture native dell’Alaska (1840 ca). Le figure fantastiche, centauri e draghi, esseri ibridi che dissolvono il confine tra uomo e animale, chiudono il percorso.
 

Luana De Micco, 01 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

«Animalia»: il bestiario della collezione Al Thani conquista Parigi | Luana De Micco

«Animalia»: il bestiario della collezione Al Thani conquista Parigi | Luana De Micco