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Casa Galleria Il Vicolo A Genova ospita fino al 27 giugno le opere di 108 (Guido Bisagni). La mostra raccoglie tele e carte della sua produzione più recente, evidenziando un linguaggio pittorico essenziale, minimale e orientato alla sospensione dello spazio e del colore
- Redazione GdA
- 26 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
108, «dicembre», 2026.
Architetture antiche, silenzi e segni calligrafici, l’ultima apparizione di 108
Casa Galleria Il Vicolo A Genova ospita fino al 27 giugno le opere di 108 (Guido Bisagni). La mostra raccoglie tele e carte della sua produzione più recente, evidenziando un linguaggio pittorico essenziale, minimale e orientato alla sospensione dello spazio e del colore
- Redazione GdA
- 26 febbraio 2026
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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliL’artista 108 (Guido Bisagni, 1978) porta a Genova la sua prima mostra personale alla Casa Galleria Il Vicolo. Fino al 27 giugno saranno visibili tele e carte realizzate nell’ambito della sua ricerca più recente, frutto di un percorso iniziato da bambino tra fumetti underground, cultura punk-rock e skate degli anni Novanta.
Laureato in Design Industriale al Politecnico di Milano, 108 è oggi uno dei principali esponenti internazionali dell’astrazione post-writing. A fine anni Novanta ha abbandonato il lettering urbano tradizionale per sviluppare uno stile autonomo e riconoscibile, sotto lo pseudonimo 108. Il suo lavoro combina segni e forme astratte organiche, in dialogo con l’astrattismo, il dadaismo di Hans Arp, la numerologia, la pittura primitiva e le teorie di Kandinskij.
Negli ultimi anni il lavoro di 108 ha seguito un processo di riduzione e sottrazione, verso una pratica più essenziale. Secondo l’artista: «"Silenzio" nasce come spazio di distanza, di attenzione e di ascolto. Mi interessa lavorare su ciò che resta in ombra, su ciò che non si offre subito».
Il silenzio evocato dal titolo infatti non indica assenza, ma una condizione attiva, una soglia. Le superfici delle opere sono attraversate da strutture scure, masse in equilibrio instabile, aperture e compressioni che emergono da uno spazio profondo, quasi geologico. La pittura procede lentamente, per accumulo, scavo e sedimentazione, senza ricorrere a effetti enfatici.
Il colore è utilizzato con rigore e misura, svolgendo una funzione strutturale e necessaria, lontano da qualsiasi scopo decorativo. Ogni tono è scelto per necessità, lasciando la pittura aperta e non assertiva, adatta a una lettura lenta. Le forme, essenziali, possono richiamare architetture antiche, segni calligrafici e tracce di un linguaggio non codificato. Operano come pensieri visivi, stati temporanei o apparizioni.