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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliArt Basel annuncia un’importante evoluzione nella sua struttura espositiva con il debutto a Basilea di Zero 10, l’iniziativa globale dedicata alle pratiche artistiche dell'era digitale. Dopo i positivi riscontri ottenuti a Miami Beach e Hong Kong, la sezione approda nella storica sede svizzera con un formato ampliato e accessibile, trovando spazio nella Event Hall di Messeplatz dal 17 al 21 giugno 2026. A guidare questa terza edizione è un duo curatoriale d’eccezione composto dall’artista di fama internazionale Trevor Paglen, insignito del prestigioso MacArthur Fellow e del LG Guggenheim Award 2026, e dal digital art strategist Eli Scheinman. La loro proposta si sviluppa attorno al tema centrale «The Condition», un’indagine sulla vita in un mondo ormai saturato da sistemi computazionali, intelligenza artificiale e flussi incessanti di immagini digitali. Secondo Noah Horowitz, CEO di Art Basel, la sezione rappresenta «una risposta concreta a un mercato in espansione guidato da nuove generazioni di collezionisti nativi digitali, segnalando la volontà della fiera di non limitarsi a osservare le tendenze, ma di guidare attivamente la narrazione critica e commerciale di questo settore».
La curatela di Trevor Paglen e Eli Scheinman mira così a tracciare un filo conduttore che unisca le sperimentazioni degli ultimi cinquant’anni alle pratiche generative contemporanee, creando un dialogo intergenerazionale capace di mostrare come il digitale sia un mezzo con proprietà e necessità proprie. In questo contesto, Zero 10 riunisce venti espositori che spaziano dalle gallerie storiche di Art Basel a piattaforme specializzate e istituzioni di ricerca. Partecipano giganti del mercato come Hauser & Wirth, Marian Goodman e Schipper, affiancati da realtà pioniere come bitforms gallery, ArtMeta e Fellowship, fino alla partecipazione inedita del HEK (Haus der Elektronischen Künste) di Basilea. Quest’ultimo presenterà una mostra non destinata alla vendita focalizzata sulla storicizzazione della Net Art, con l’obiettivo di educare il pubblico sull’evoluzione delle pratiche basate sul web nate tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila.
Tra i lotti e i progetti di punta annunciati, spicca l’installazione su larga scala «Green Screen» (2023) di Hito Steyerl, presentata congiuntamente da Esther Schipper e Andrew Kreps. L’opera combina una parete LED realizzata con bottiglie di vetro riciclate e piante vive, i cui segnali bioelettrici influenzano il suono e le animazioni generate dall'intelligenza artificiale, riflettendo sulla dipendenza tecnologica e l'interdipendenza ecologica. Di grande impatto anche il lavoro di Avery Singer, «Shit Coin Maxi» (2025), proposto da Hauser & Wirth, che fonde tecniche pittoriche e immaginario digitale per indagare la cultura speculativa delle criptovalute attraverso la rappresentazione di wallet digitali. Sprüth Magers porta invece all'attenzione del pubblico «Ocean V» (2010) di Andreas Gursky, un’immagine composita realizzata a partire da fotografie satellitari scattate a 35.000 km dalla Terra, che trasforma la superficie oceanica in un paesaggio sublime e sconosciuto, evocando temi legati ai confini globali e al cambiamento climatico.
Infine, un omaggio fondamentale alla storia dell'arte informatica è rappresentato dal progetto «When Algorithms Draw: The Vision of Vera Molnar» (2026), presentato da Oniris.art e Interface Gallery. L'esposizione celebra Vera Molnar, pioniera assoluta che iniziò a utilizzare il computer già nel 1968, evidenziando il ruolo centrale del codice come veicolo di espressione artistica. La presenza di Vera Molnar in fiera dialoga idealmente con la retrospettiva a lei dedicata presso il Kunstmuseum Basel, sottolineando l'importanza di un approccio che sappia unire la profondità storica alle frontiere tecnologiche più avanzate.
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