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Henri Matisse, «La Chaise lorraine». Venduta a 48,4 milioni di dollari

Sotheby’s

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Henri Matisse, «La Chaise lorraine». Venduta a 48,4 milioni di dollari

Sotheby’s

Tutti vogliono le pesche da 50 milioni di Henri Matisse

«La Chaise lorraine», natura morta capace di farsi manifesto della filosofia del pittore, è stata aggiudicata da Sotheby’s dopo oltre trenta serratissimi rilanci

Davide Landoni

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Una sedia che ha fatto alzare tutti in piedi. O almeno le palette dei collezionisti, che in sede d'asta - si sa - diventano l'unica cosa che conta. Metonimia universale del bidder, che in essa vi proietta se stesso, con le sue speranze e le sue offerte. La più alta per «La Chaise lorraine» - dipinto di Henri Matisse che raffigura, appunto, una sedia - è arrivata dopo una contesa lunga trentaquattro rilanci. Fino all'aggiudicazione da 48,4 milioni di dollari. Una sfida serrata, partita da 20 milioni di dollari percorsa a gradini da mezzo milione, con tre «Fair Warning» rimandati e quindici minuti di risposte non scontate. Nessun nuovo record, lontano l'«Odalisque couchée aux magnolias» da 80,7 milioni di dollari, nel 2018, da Christie's. Ma nella serata del 19 maggio, da Sotheby's a New York, ci si è divertiti. L'ennesimo grande risultato di una settimana grandiosa per il mercato dell'arte.

Eseguita nel 1919 a Issy-les-Moulineaux, «La Chaise lorraine» è una natura morta capace di farsi manifesto della filosofia dell'artista: «Io non dipingo un tavolo, ma l'emozione che produce su di me», diceva Matisse. Visione che si adatta a quest'opera, dove un'umile sedia di legno con tre pesche su un piatto bianco diventa terreno di sperimentazione pittorica. Realizzato in un momento di rinnovato ottimismo dopo la fine della Grande Guerra, il quadro fa parte di una serie di cinque nature morte su larga scala (129.5 x 89.2 cm.) che segnarono il ritorno del pittore a una cromia più accesa e profonda.

Evidente, inoltre, il debito intellettuale verso Paul Cézanne. La disposizione delle pesche e la compressione dello spazio pittorico rivelano infatti quanto Matisse avesse interiorizzato la lezione del maestro di Aix-en-Provence. La sedia sembra quasi assorbita dallo sfondo, che si impossessa dello schienale occupando lo spazio lasciato vuoto al suo interno. Al contrario, il piatto di frutta sembra staccarsi non solo dallo scenario circostante, ma dalla superficie stessa dell'opera, vibrando di una tensione palpabile. Ne risulta un gioco di equilibri precari, dove gli elementi sembrano allacciati «come una corda o un serpente», per usare le parole dello stesso Matisse, trasformando una scena domestica in un complesso studio sulla costruzione stessa dello sguardo.

Un altro aspetto interessante de «La Chaise lorraine» è rappresentato dal tessuto di sfondo, reso magistralmente dal pittore, non a caso discendente di generazioni di tessitori. Si tratta della celebre «Toile de Jouy», un tessuto di cotone con arabeschi blu su fondo bianco, che l'artista acquistò nel 1903 e che divenne il perno su cui elaborò i suoi giochi prospettici. Per esempio, nell'opera in questione, Matisse annulla deliberatamente la profondità, con la decorazione e il soggetto in primo piano che assumono lo stesso valore, trasformando la tela in una combinazione bidimensionale di superfici colorate che anticipa le ricerche più audaci dell'arte contemporanea.

La critica ha spesso paragonato il soggetto alla celebre sedia di Vincent van Gogh. Ma laddove l'olandese cercava un realismo psicologico, espressionista, Henri Matisse mette invece in scena un'archittettura del tutto contemplativa. La dinamica di «La Chaise lorraine» è filosofica, quasi cerebrale, con la sedia resa mediatrice tra due mondi: quello volumetrico delle pesche e quello piatto e artificiale del tessuto retrostante. Tensione visiva che affascinò i più grandi collezionisti del secolo scorso, a partire dal banchiere Georges Bénard fino al leggendario Josef Mueller, che inseguì l'opera per anni prima di riuscire ad acquistarla negli anni '30. E conservarla, attraverso gli eredi, fino ad oggi.

Henri Matisse, «La Chaise lorraine». Venduta a 48,4 milioni di dollari

Davide Landoni, 19 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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