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Giulia Rogni
Leggi i suoi articoliQuando aprirà, nel 2030, l’Art Mill Museum completerà uno dei più ambiziosi dispositivi museali del Medio Oriente. Affacciato sulla Corniche di Doha, di fronte al porto storico della città, il nuovo museo di arte moderna e contemporanea si inserirà in un asse simbolico che comprende il Museum of Islamic Art di I.M. Pei e il Qatar National Museum progettato da Jean Nouvel. A firmare il progetto è Alejandro Aravena, premio Pritzker e direttore della Biennale di Architettura di Venezia 2016, con il suo studio Elemental.
Il museo nasce dalla riconversione di un grande mulino industriale costruito nel 1969, composto da 64 silos in cemento armato destinati alla lavorazione dei cereali, rimasti operativi fino agli anni Ottanta. Aravena ha scelto di conservarli integralmente, assumendoli come struttura portante del progetto. Una decisione che risponde sia a una logica ambientale, legata all’energia già incorporata nell’edificio, sia a una posizione culturale netta sul valore dell’esistente.
Con una superficie complessiva di circa 80mila metri quadrati, di cui 23mila dedicati alle gallerie espositive, l’Art Mill Museum non si limita a ospitare collezioni e mostre. Il programma include laboratori di conservazione, spazi educativi, uffici, aree di ristoro e un vasto sistema di spazi pubblici all’aperto. A questi si affianca un “creative village”, concepito come estensione urbana del museo, con botteghe artigiane, cinema, workshop e un teatro all’aperto. Una configurazione che riflette un’idea di museo come infrastruttura culturale e sociale, non solo come contenitore di opere.
La questione climatica è centrale nel progetto. Il complesso deve rispondere a condizioni ambientali estreme, tra tempeste di sabbia, irraggiamento solare intenso e rischio sismico. Aravena, forte della sua esperienza in contesti geologicamente instabili, ha lavorato su una struttura capace di assorbire e distribuire le sollecitazioni, mantenendo al contempo una qualità spaziale calma e misurata. L’obiettivo dichiarato è realizzare un edificio durevole, radicato nel contesto, capace di “riflettere” l’identità della società che lo ospita.
Non meno rilevante è l’idea di flessibilità. Aravena insiste sulla reversibilità degli spazi, pensati per adattarsi a forme di esposizione e uso che oggi non sono ancora del tutto prevedibili. In questo senso, l’Art Mill Museum si colloca all’interno di un dibattito più ampio sul futuro delle istituzioni museali, chiamate a mutare nel tempo senza perdere coerenza architettonica e culturale.
Per Elemental, si tratta della prima grande commissione museale. Un’assenza di esperienza specifica che Aravena considera un vantaggio: nessun modello precostituito, nessuna tipologia da replicare. Il metodo dello studio, noto per il lavoro in contesti socialmente fragili e per progetti di architettura incrementale, viene qui applicato a una scala monumentale, con l’ambizione di misurare la qualità urbana non sull’iconicità dell’edificio, ma sulla sua capacità di offrire spazi accessibili, duraturi e condivisi.
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