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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliArt Paris 2026 ha chiuso le sue porte dieci giorni fa superando le più rosee aspettative. La sua 28ma edizione ha infatti registrato 87.275 visitatori, in crescita rispetto agli 86.975 del 2025, e un clima generale di forte partecipazione. La fiera ha riunito 165 espositori provenienti da 20 Paesi, consolidando il proprio posizionamento nel panorama dell’arte contemporanea europea grazie a un equilibrio sempre più evidente tra mercato, ricerca curatoriale e scoperta di nuovi talenti. Il programma si è distinto per ampiezza e articolazione, con due percorsi tematici centrali – Babel, Art and Language in France, curato da Loïc Le Gall, e Reparation, curato da Alexia Fabre – affiancati da sezioni dedicate alla scena emergente e al design contemporaneo. In particolare, il settore Promises ha presentato 27 gallerie giovani, mentre 18 espositori hanno animato la sezione French Design Art Edition e 24 mostre monografiche sono state distribuite lungo il percorso espositivo. L’esperienza è stata arricchita da talk, installazioni e progetti speciali, tra cui le due sculture monumentali «TED’HYBER» di Fabrice Hyber all’ingresso e la selezione delle Paris Collections proposta dal Fonds d’art Contemporain sul tema della riparazione.
La dimensione internazionale e istituzionale si è riflessa anche nei numeri della partecipazione professionale, con 181 istituzioni e circoli di collezionisti da 26 Paesi presenti e 60 gruppi museali coinvolti in visite dedicate. A questo si è aggiunto un calendario di 38 eventi collaterali ospitati in istituzioni parigine e riservati a VIP e operatori del settore, contribuendo a rafforzare il ruolo di Parigi come hub europeo per l’arte contemporanea. Anche gli eventi mondani hanno avuto un forte richiamo, come dimostra la serata AfterShow organizzata da BNP Paribas Banque Privée in collaborazione con Poush, che ha attirato circa 4mila partecipanti tra collezionisti, professionisti e pubblico selezionato. Sul fronte dei premi, Art Paris ha ribadito il proprio impegno nel sostegno agli artisti con tre riconoscimenti di rilievo: il BNP Paribas Banque Privée Prize da 40mila euro è stato assegnato a Sara Ouhaddou, mentre l’Her Art Prize, dedicato alle artiste donne e dotato di 30mila euro, è andato a Elsa Sahal; infine, il Le FRENCH DESIGN 100 Prize ha premiato la designer India Mahdavi per il contributo alla diffusione internazionale del design francese.
Veronica Botticelli Sola, «interno domestico», 2024. Courtesy of Galleria Anna Marra
Paola de Pietri, «Senza Titolo», dalla serie «Temporale"», 2014. Courtesy of Galleria Studio G7
Dal punto di vista del mercato, l’edizione 2026 ha registrato un andamento progressivo: dopo un avvio prudente, influenzato dal contesto geopolitico internazionale, le vendite hanno accelerato nel corso del weekend, portando a risultati complessivamente solidi. Diverse gallerie hanno riportato performance significative: Pavec ha venduto 12 dipinti di Maurice Denis e Madeleine Dinès con prezzi tra 4.500 e 60mila euro, mentre la galleria tedesca SCHENKWEITZDÖRFER ha concluso una vendita da 200mila euro per un’opera di Gerhard Richter. Galerie Templon ha registrato circa una dozzina di vendite per Philippe Cognée (tra 10mila e 60mila euro), oltre a opere di Gérard Garouste vendute tra 50mila e 200mila euro, un Hervé Di Rosa a 45mila euro e lavori di Chiharu Shiota (attualmente in mostra al MAO di Torino) tra 17mila e 120mila euro. Waddington Custot ha venduto una scultura di Yves Dana per 130mila euro e un’opera di Jean Dubuffet per 38mila euro, mentre Michel Rein ha totalizzato circa 20 vendite con prezzi tra 3mila e 45mila euro. Anche grandi realtà internazionali come Galleria Continua e Almine Rech hanno confermato risultati positivi, con quest’ultima che ha venduto cinque opere di Joël Andrianomearisoa tra 20mila e 70mila euro, oltre a lavori di Thu-Van Tran e Olivier Beer.
Particolarmente dinamico il settore emergente Promises, dove circa una dozzina di gallerie ha registrato il tutto esaurito o quasi: EDJI Gallery ha venduto integralmente opere tra 300 e 7mila euro, Studio23 ha collocato rapidamente disegni tra 1.900 e 12.500 euro, mentre altre gallerie come AA Gallery, Manon Sailly e Pauline Renard hanno registrato vendite diffuse e un forte interesse da parte di nuovi collezionisti. Anche il comparto design ha mostrato segnali positivi, con la prima partecipazione di Andrée Putman Studio culminata nella vendita di un pezzo a 120mila euro.
Nel complesso, gli espositori hanno evidenziato non solo buoni risultati economici ma anche un miglioramento qualitativo del pubblico, con una presenza più marcata di collezionisti europei e rappresentanti istituzionali. Art Paris consolida così la propria crescita e guarda già alla prossima edizione, in programma al Grand Palais dal 1 al 4 aprile 2027, con aspettative elevate sia sul piano culturale sia su quello del mercato.
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