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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliCinquant’anni non sono soltanto un anniversario ma possono diventare un momento di verifica, un’occasione per interrogarsi su ciò che una manifestazione è stata e, soprattutto, su ciò che intende diventare. È da questa consapevolezza che nasce Arte Fiera 50 – C’è tempo, la prossima edizione della storica fiera bolognese in programma dal 5 al 7 febbraio 2027, con preview il 4 febbraio. Un titolo semplice solo in apparenza che contiene invece una dichiarazione di metodo e una precisa postura culturale: Arte Fiera sceglie di rallentare e di riflettere sul tempo trasformarlo in materia curatoriale. Dopo l’edizione 2026, la prima firmata dal direttore artistico Davide Ferri insieme al direttore operativo Enea Righi, la manifestazione consolida infatti la propria identità rilanciando un modello che negli ultimi anni ha saputo distinguersi all’interno del panorama europeo (piattaforma profondamente radicata nella storia culturale italiana, capace di ridefinire il proprio ruolo attraverso la qualità curatoriale, il rapporto con il pubblico e una crescente attenzione ai linguaggi della ricerca). La cinquantesima edizione si presenta così come un passaggio simbolico ma anche operativo. «C’è tempo» allude alla lunga traiettoria della manifestazione, nata nel 1974 e diventata nel tempo uno degli appuntamenti imprescindibili del sistema dell’arte italiano ma guarda anche a una temporalità futura. È un titolo che parla di durata e trasformazione, di sedimentazione e possibilità. In controluce emerge una domanda più ampia riguardante che cosa può essere oggi una fiera d’arte e quale forma può assumere in un presente segnato da instabilità economiche, ridefinizioni del mercato e mutamenti radicali nelle modalità di fruizione culturale.
Davide Ferri ed Enea Righi. Courtesy of Arte Fiera. Photo: Chiara Francesca Rizzuti
Arte Fiera sembra voler rispondere attraverso un’idea di manifestazione «accogliente» quasi antitetica rispetto all’estetica iperfunzionale e standardizzata delle grandi fiere internazionali. Grande importanza è data infatti alla relazione con il pubblico che qua diventa parte integrante del progetto culturale. La fiera rivendica la possibilità di sostare, osservare, tornare sulle opere, costruire dialoghi. Bologna appare ancora una volta decisiva: città storicamente legata alla sperimentazione artistica e alla dimensione partecipativa della cultura, è un contesto urbano e simbolico unico nel panorama italiano. Non è un caso che il cinquantesimo anniversario della fiera coincida con un’altra ricorrenza fondamentale: i cinquant’anni della Settimana internazionale della performance del 1977, evento storico che contribuì a fare di Bologna uno dei centri nevralgici della ricerca performativa europea. Arte Fiera 50 celebrerà quell’esperienza con un progetto dedicato alla performance ospitato negli spazi contigui alla fiera stessa, un’operazione che ristabilisce un dialogo con una tradizione sperimentale che appartiene profondamente al DNA culturale della città. La performance, del resto, torna oggi a occupare una posizione centrale nel dibattito artistico contemporaneo, tra pratiche relazionali, nuovi linguaggi del corpo e ridefinizione dell’esperienza collettiva.
Uno scorcio della scorsa edizione di Arte Fiera. Courtesy of Arte Fiera
Il progetto che più chiaramente sintetizza questa dialettica tra storia e ridefinizione del presente è però Viaggio in Italia, iniziativa inedita che coinvolgerà tutte le gallerie presenti nella Main Section. Al centro vi è l'idea di raccontare l’arte italiana attraverso il medium della carta. Ogni galleria sarà invitata a presentare un artista italiano, dai maestri storicizzati del Novecento fino alle generazioni più giovani, attraverso un’opera su carta – acquerello, collage, tempera, gouache, disegno, bozzetto preparatorio o lavoro ibrido. Viaggio in Italia appare come una vera e propria partitura curatoriale che attraversa l’intera fiera e ne modifica la percezione. La carta diventa qui il luogo di una doppia riscoperta, da un lato permette di rileggere la storia dell’arte italiana attraverso opere spesso intime, laterali, eccentriche, capaci però di condensare intere poetiche, dall’altro riporta attenzione su un medium tradizionalmente considerato marginale rispetto ai grandi formati spettacolari del mercato contemporaneo (senza contare che è il supporto del processo, dell’appunto, della possibilità, il medium più comunemente usato in viaggio). Il riferimento al Grand Tour è esplicito.
Attorno a questo nucleo si consolida il sistema delle cinque sezioni curate, ormai elemento strutturale dell’identità della manifestazione. Fotografia e dintorni, affidata a Marta Papini, amplia il concetto stesso di immagine fotografica, mettendo in relazione autori storicizzati e nuove generazioni, pratiche documentarie e approcci concettuali, contaminazioni con il video, l’installazione e i linguaggi digitali. Più che una sezione dedicata alla fotografia in senso stretto è un’indagine sulle trasformazioni contemporanee dell’immagine. Multipli, curata da Lorenzo Gigotti, affronta invece uno dei temi più urgenti del mercato contemporaneo: la ridefinizione dell’accessibilità. Litografie, libri d’artista, design, edizioni audio, fotografie e nuovi media costruiscono un panorama in cui il multiplo diventa possibile strumento di democratizzazione del collezionismo.
Uno scorcio della scorsa edizione di Arte Fiera. Courtesy of Arte Fiera
Con Pittura XXI, affidata a Ilaria Gianni, Arte Fiera torna invece a confrontarsi con il medium che negli ultimi anni ha riconquistato il centro della scena internazionale. La sezione indaga la pittura come linguaggio del presente, selezionando artisti italiani e internazionali, emergenti e midcareer, che dal 2000 a oggi hanno ridefinito pratiche e immaginari pittorici. Prospettiva, curata da Michele D’Aurizio, continua invece a rappresentare il laboratorio più sperimentale della fiera, dedicato alle ricerche delle nuove generazioni attraverso presentazioni monografiche promosse da gallerie emergenti o da realtà consolidate ma attente alla ricerca (sezione che negli anni ha saputo intercettare alcune delle pratiche più interessanti della scena contemporanea italiana). Infine Ventesimo+, affidata ad Alberto Salvadori, propone una riflessione sul collezionismo come pratica culturale e narrativa. Attraversando arte italiana e internazionale dal primo Novecento a oggi, la sezione mette al centro la costruzione della collezione come gesto identitario, eclettico e personale, lontano da ogni rigidità cronologica o disciplinare.
Anche la nuova identità visiva della manifestazione si inserisce coerentemente in questa riflessione sul tempo. Su una superficie blu profondo si staglia un arco di cerchi rossi che richiama la precisione silenziosa dell’orologeria. L'allusione è a un movimento continuo, quasi orbitale, che suggerisce un’idea di storia come trasformazione permanente. A sostenere questa nuova fase sarà ancora BPER, main partner della manifestazione dal 2024, confermando un impegno sempre più strutturato nei confronti della produzione culturale contemporanea e della valorizzazione dei territori. Cinquant’anni dopo la sua nascita, Arte Fiera sembra dunque aver trovato una posizione precisa nel panorama internazionale che corrisponde a quella di non inseguire compulsivamente il nuovo ma ridefinire continuamente il proprio rapporto con la storia, con il pubblico e con il tempo.
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