Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Bruce Gilden, «Amber, Kensington, Philadelphia, Pennsylvania, Usa», 2023 (particolare)

© Bruce Gilden:Magnum Photos

Image

Bruce Gilden, «Amber, Kensington, Philadelphia, Pennsylvania, Usa», 2023 (particolare)

© Bruce Gilden:Magnum Photos

Brescia faccia a faccia con Bruce Gilden

Un doppio omaggio al pioniere della street photography, al Museo di Santa Giulia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Il progetto espositivo è unico, le sedi sono due: l’omaggio a Bruce Gilden organizzato da Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Magnum Photos in occasione della IX edizione del Brescia Photo Festival (appena concluso), e curato da Denis Curti in stretto dialogo con l’artista, è articolato tra il Museo di Santa Giulia, dove fino al 23 agosto va in scena la mostra «A closer look», e la Pinacoteca Tosio Martinengo, dove è allestita fino al 12 luglio l’installazione site specific «Grace/Grazia. Bruce Gilden per Raffaello»

Prima grande monografica presentata in Italia di questo pioniere della street photography, la mostra del Museo di Santa Giulia riunisce complessivamente 80 fotografie, intorno al nucleo di immagini della serie «Faces» (2013-24), in cui Bruce Gilden (New York, 1946; prima formazione da sociologo alla Penn State University, subito abbandonata, e saltuari studi di fotografia alla School of Visual Arts di New York, dal 1998 membro di Magnum Photos) ritrae persone del mondo intero con il suo stile ben riconoscibile, servendosi del flash e scattando (come rammenta anche il titolo della mostra) da una distanza ravvicinata. Tanto ravvicinata da apparire intrusiva: donne con un trucco grottesco e sfatto, giovani con il volto devastato dall’acne, uomini dallo sguardo minaccioso, anziani dagli occhi vuoti. Volti sconvolgenti, eppure (o forse proprio per questo), spiega lui, «più invecchio, più mi avvicino ai soggetti». Facce di New York e dell’America «profonda», facce del Messico, della Colombia, della Grecia, di passanti colti nelle strade o su spiagge desolate e colti con i pensieri che attraversano le loro menti, perché, pur nell’istantaneità dello scatto, Gilden sa trovare una relazione emotiva con i soggetti delle sue fotografie. Insieme a questo nucleo sono in mostra immagini dei suoi primi anni, dal 1968, e altre da lui scattate tra il 1996 e il 1999 in Giappone (i membri della yakuza, la mafia giapponese), ad Haiti (1985-95) con la sua miseria senza fine, e in diversi Paesi d’Europa (1994-2012) ma, più ancora, a New York (1969-95), il suo stage prediletto. 

Alle fotografie si aggiungono due contributi visivi: l’intervista del fotografo britannico Martin Parr, scomparso nello scorso dicembre, a cui Gilden racconta le proprie vicende personali e professionali, e un video di Magnum Photos. Di segno totalmente diverso l’installazione site specific «Grace/Grazia» commissionata per quest’occasione da Fondazione Brescia Musei, che entrerà a far parte delle collezioni dei Musei Civici di Brescia. Si tratta di un dittico fotografico in cui Bruce Gilden interpreta il concetto di «grazia» muovendo dai due dipinti di Raffaello conservati nella Pinacoteca Tosio Martinengo (Cristo redentore benedicente e Angelo), appena partiti per la grande mostra «Raffaello: Sublime Poetry» del Metropolitan Museum di New York.

Ada Masoero, 02 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Brescia faccia a faccia con Bruce Gilden | Ada Masoero

Brescia faccia a faccia con Bruce Gilden | Ada Masoero