Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliCon l’inizio, oggi 17 febbraio, dell’Anno del Cavallo di Fuoco, il calendario lunare cinese riporta al centro dell’attenzione una delle figure più longeve e stratificate della sua storia dell'arte. Se lo zodiaco gli attribuisce energia, indipendenza e slancio verso il successo, la storia dell’iconografia dimostra infatti che il cavallo è stato, per oltre un millennio, un vero banco di prova per la pittura e la scultura del Paese. Rappresentare l'animale, per gli artisti, significava misurarsi con il movimento, con la resa anatomica, ma anche con la simbologia politica ad esso connessa.
Le prime grandi affermazioni dell’immagine equina coincidono con la dinastia Tang (618–907), epoca di espansione militare e cosmopolitismo. I cavalli centroasiatici, introdotti in Cina attraverso la Via della Seta, erano insieme oggetto di desiderio e strumento di potere. Non sorprende dunque che la corte ne abbia affidato la raffigurazione ai suoi migliori pittori. Tra questi, Han Gan è il nome che più di ogni altro ha segnato l’immaginario legato all'animale. Il suo celebre Night-Shining White (照夜白), oggi al Metropolitan Museum of Art, ritrae il destriero favorito dell’imperatore Xuanzong. L’animale, isolato su fondo chiaro e legato a un palo, concentra nella torsione del collo e nella tensione delle zampe un’energia trattenuta, quasi nervosa. La linea è sottile ma carica di vibrazione interna. Evidente come l'intendo non sia tanto naturalistico, quanto quello di delineare l'allegoria della potenza imperiale, forte ma disciplinata. Accanto alla pittura su seta, la scultura funeraria Tang rappresenta un altro capitolo fondamentale nella storia dell'iconografia cinese del cavallo. Le ceramiche sancai - smaltate in verde, ambra e crema - raffigurano l'animale col petto largo, criniera ritmate, postura solenne. Collocati in prossimità delle tombe aristocratiche, i cavalli diventano emblemi di prestigio e continuità oltre la morte. La resa plastica insiste sulla massa e sulla compattezza. Più che correre, questi cavalli affermano presenza e status.
Con il passaggio alla dinastia Song (960-1279), l’attenzione si sposta progressivamente dalla monumentalità dei volumi alla vitalità del segno. Un esempio emblematico è Cinque cavalli di Li Gonglin (XI secolo), raffinato studioso e pittore di corte. L’opera presenta cinque destrieri condotti da palafrenieri stranieri, ognuno caratterizzato con sottile introspezione psicologica. Qui il cavallo diventa occasione per esercitare una linea colta, controllata, quasi esasperata nella precisione dei dettagli. Non c’è enfasi muscolare, ma eleganza descrittiva. L’animale è osservato, studiato, individualizzato. Tra dinastia Song e Yuan prende forma anche il celebre tema degli Otto Cavalli del re Mu, soggetto che attraverserà i secoli. In queste composizioni, spesso sviluppate in lunghi scroll paintings orizzontali, i cavalli sono raffigurati in corsa tra rocce e paesaggi stilizzati. Il dinamismo è accentuato da diagonali marcate e dal ritmo alternato delle posture. Il tema, carico di riferimenti mitici, allude alla velocità sovrumana e all'anelito di successo; non a caso, diventerà motivo decorativo frequente negli spazi domestici, come augurio di progresso sociale.
Giuseppe Castiglione (Lang Shining), Eight horses
In epoca Yuan (1271-1368), quando la Cina è sotto dominio mongolo, il cavallo acquista nuove sfumature identitarie. Zhao Mengfu, artista e letterato attivo tra XIII e XIV secolo, guarda deliberatamente ai modelli Tang, ma li rielabora con una linea più morbida e introspettiva. Nei suoi dipinti equini il corpo appare meno teso, più sinuoso; l’animale sembra sospeso in una dimensione meditativa. Zhao usa il cavallo anche come esercizio di revival stilistico, con il recupero dell’antico che significava affermare continuità culturale in un periodo di dominazione straniera. In seguito il soggetto equino entra pienamente nel lessico dei letterati Ming (1368-1644). In questa fase il cavallo non è più soltanto simbolo di potere militare, ma diventa terreno di esercizio calligrafico e intellettuale. L’interesse si sposta dalla resa anatomica alla qualità del tratto. I pittori-letterati tendono a semplificare le forme, privilegiando l’energia interna del segno rispetto al naturalismo descrittivo. Il cavallo diventa quasi un’estensione della calligrafia. La criniera è un flusso d’inchiostro, il dorso una linea continua e meditata.
Nel tardo Ming e soprattutto in epoca Qing (1644-1912), l’iconografia si arricchisce ulteriormente. Da un lato, i pittori di corte sviluppano uno stile più minuzioso e realistico, influenzato anche dalla presenza dei missionari europei e dall’introduzione di tecniche prospettiche e chiaroscurali. Dall’altro, la tradizione letterata continua a valorizzare il cavallo come soggetto espressivo. Un caso emblematico in epoca Qing è Giuseppe Castiglione (Lang Shining), gesuita milanese attivo alla corte imperiale nel XVIII secolo. Nelle sue opere per l’imperatore Qianlong, Castiglione fonde realismo europeo e sensibilità cinese. I cavalli sono volumetrici, costruiti con ombre morbide e attenzione anatomica, ma inseriti in composizioni che rispettano la frontalità e la chiarezza narrativa richieste dalla corte. Qui il cavallo torna a essere emblema di potere imperiale, ma con una resa illusionistica inedita per la tradizione cinese.
Xu Beihong, Running Together, 1942
Nel XIX secolo, con le crisi interne e le pressioni coloniali, l’arte tradizionale entra in una fase di ripensamento. Alcuni artisti guardano al passato come a un repertorio da preservare; altri iniziano a interrogarsi su come rinnovare il linguaggio pittorico. È in questo clima che si prepara il terreno per la svolta del XX secolo con Xu Beihong. Il suo cavallo non nasce nel vuoto: eredita la linea energica dei letterati Ming, il revival storico di Zhao Mengfu e persino la sensibilità volumetrica introdotta a corte in epoca Qing. Ma Xu sintetizza tutto in una figura nuova, dinamica, spesso lanciata al galoppo, trasformando l’animale in simbolo di rigenerazione nazionale. I suoi cavalli – spesso raffigurati al galoppo, con zampe distese e criniere sferzate dal vento – sono costruiti attraverso contrasti tra campiture dense e tocchi rapidi. In opere come Galloping Horse, la sintesi tra volume realistico e gesto calligrafico produce un’immagine di forza liberata.
Anche nell’arte contemporanea, l’immagine del cavallo rimane viva e reinterpretata in chiave innovativa. Artisti come Dai Ying esplorano il cavallo come figura fantastica e simbolo di libertà; Xia Hang realizza sculture e installazioni di cavalli meccanici, unendo tecnologia e tradizione; Jiang Dajiang crea lanterne e sculture metalliche che reinventano il cavallo come oggetto celebrativo e creativo. Esposizioni collettive come Pegasus – An Exhibition Inspired by the Horse and Its Spirit - che nel 2026 muoverà tra Shanghai, Taipei, Londra e Los Angeles - riuniscono decine di artisti internazionali per mostrare come il cavallo continui a essere simbolo di trasformazione e rinascita, anche attraverso installazioni e opere immersive.
Infine, tale genealogia iconografica non si esaurisce nell'arte in senso stretto. Nell’Anno del Cavallo, la tradizione riaffiora in manifesti celebrativi, francobolli, installazioni luminose e grafiche digitali. I designer contemporanei citano consapevolmente le criniere nervose di Xu Beihong o le silhouette eleganti di epoca Tang, sovrapponendo alla figura i colori del Capodanno - rosso e oro - che ne accentuano il valore augurale. Oggi il cavallo continua a essere rappresentato quasi sempre in movimento: galoppa, si impenna, attraversa lo spazio in diagonale. È un’immagine che rompe l’equilibrio statico e si proietta verso il futuro.
Altri articoli dell'autore
Realizzato nel 1939, nell'ultima e decisiva fase della carriera del pittore, il grande olio su tela sarà offerto con una stima compresa tra 10,5 e 15,5 milioni di sterline
Dal 27 al 29 marzo, 240 gallerie da 41 Paesi sono al centro di un evento che si allarga attraverso nuove piattaforme digitali e progetti diffusi in città
I dipinti vantano una stima complessiva di 17-24 milioni di sterline e raccontano, ciascuno a suo modo, una tappa decisiva nell’evoluzione del linguaggio moderno
La mostra da Phillips ripercorre oltre vent’anni di lavoro della pittrice, dal 1959 al 1981, tracciando l’evoluzione di un linguaggio che si affina senza mai perdere intensità



