Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliL’azione, per Hannah Arendt, «nasce nello spazio pubblico, tra individui diversi nella loro pluralità». Un fare condiviso e imprevedibile, che non produce oggetti ma attiva relazioni. Ed è da questa idea che prende forma «There Is So Much We Can Learn from the Sun», mostra di Marinella Senatore – a cura di Elsa Barbieri – al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese, visitabile fino al 6 aprile 2026. Un'azione, in cui il confine tra arte e vita sfuma, che è diventata condivisione concreta nel mese di ottobre del 2025, quando l'artista ha condotto due workshop con gli abitanti di Cavalese. Qui bambini, adulti e anziani sono stati coinvolti in un lavoro di scrittura, lettura, movimento e collaborazione. Testi, motti, frammenti narrativi e riflessioni sul senso di comunità sono poi confluiti in un grande collage inedito, in nove elementi, fulcro della mostra. Non un «semplice» risultato, ma un montaggio di voci, gesti ed esperienze che rende visibile il processo stesso della coesistenza.
Un’«unione di frammenti», come diceva Benjamin nel «Libro dei passaggi», in cui il senso emerge dalla relazione e non dalla sintesi. Lo testimonia, peraltro, anche l'attenzione dell'artista a mantenere ogni traccia emersa dal workshop in una pubblicazione, come parti integranti di un grande processo condiviso, senza gerarchie nè cancellazioni. Perché le opere di Senatore non sono spazi per narrazioni chiuse, ma «luoghi» di esperienza in cui il racconto resta aperto e plurale. L’artista non rappresenta infatti il collettivo, ne redistribuisce i mezzi di produzione simbolica, trasformando chi partecipa in soggetto agente.
Da qui anche il titolo della mostra «There Is So Much We Can Learn from the Sun», rimando chiaro al processo creativo e alle potenzialità di apprendimento, luce, energia e trasformazione proprie della condivisione comunitaria. In questo senso, la pratica di Senatore dialoga con il pensiero di Paulo Freire. Con quel senso di apprendimento dialogico, di costruzione sociale del sapere e di «educazione come pratica emancipativa», in cui – e attraverso cui – le opere diventano spazi di esperienza condivisa e trasformativa.
Gli workshop di Cavalese hanno infatti reso esplicita questa dimensione pedagogica. Scrittura e lettura sono state affiancate da pratiche somatiche, perché, come ricorda la stessa artista «il corpo è sempre parte dell’apprendimento». I testi richiesti da Senatore e portati dai partecipanti al workshop – scritti personali, poesie, libri – sono diventati il pretesto per un confronto democratico sull’opera da realizzare. Ne è risultato un collage che è una rappresentazione temporale e simbolica della comunità di Cavalese, in cui l'assemblaggio di materiali eterogenei diventa unione di singole e uniche soggettività.
Senatore apre così per la prima volta una pratica che aveva mantenuto propria, intima, rendendo il collage uno spazio partecipativo. Una tecnica storicamente nata come frattura della continuità formale nel modernismo viene radicalmente trasformata, perché l’artista costruisce le condizioni del montaggio, sì, ma non ne controlla l’esito. Il risultato è infatti una forma aperta e instabile che riflette la complessità del suo tessuto sociale.
Una «riorganizzazione del campo del percepibile», per citare Rancière, in cui il pubblico diventa produttore di senso. In cui l’emancipazione non consiste nell’inclusione guidata, in una condizione che mette in relazione differenze culturali, sociali e generazionali senza appiattirle.
Tutti aspetti che emergono sin dai primi collage dell’artista: l'attenzione ai ritagli di giornale, alle parole, alla musica, alla danza e soprattutto alla luce. Quella luce che nell’uso dell’oro è già presente nei fondi dorati bidimensionali, ma si espande nello spazio architettonico delle installazioni luminose, diventando linguaggio collettivo. Opere come «Alliance des corps», posta all'ingresso del Museo di Cavalese, trasformano infatti la tradizione delle luminarie, tipica del Sud Italia, in dispositivi comunitari, capaci di attivare assemblee temporanee nello spazio pubblico.
Installation view «Marinella Senatore.There Is So Much We Can Learn from the Sun», Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. Collage Realizzato con gli abitanti di Cavalese. Credits Mazen Jannoun.
Oltre al collage e all'installazione, anche la pittura è presente in mostra. Mezzo che «vive una crisi contenutistica da decine e decine di anni», è proprio per questo utilizzata dall'artista come spazio di apertura radicale. Le tele stratificate, attraversate da polveri, resine, pigmenti, madreperla e vetro, sono il risultato di interventi collettivi: mani di artigiani, vetrai, gioiellieri, street artist e collaboratori hanno sovrascritto ogni superficie. Le fratture, le piegature, le stratificazioni visibili non vengono occultate, ma mostrate come tracce di una pluralità di presenze. La pittura diventa qui un archivio di relazioni, e non una mera affermazione autoriale.
Infine la danza e la musica sono linguaggi altrettanto presenti e preganti nella pratica di Senatore. La sua formazione – che spazia da studi in conservatorio, fotografia, cinema, arte, neuroscienza – e il lavoro nella pedagogia del movimento caratterizzano anche le opere bidimensionali. Nei collage, le pause, gli spazi bianchi e le interruzioni della narrazione funzionano come i respiri nella musica. Momenti di sospensione che permettono allo spettatore di «risuonare» con l’opera. Come nelle performance e nelle processioni collettive, anche qui il pubblico, pur non partecipando attivamente, è coinvolto in una coreografia percettiva che organizza tempi, soste e ritmi.
Ma è proprio dal movimento che si ritorna poi alle mani. Le mani, ricorrenti nei collage e nelle installazioni, diventano simbolo della comunità e autoritratto collettivo dell’artista. A Cavalese, per la prima volta, Senatore rappresenta entrambe le sue mani – gesto che sancisce una piena coincidenza tra identità individuale e costruzione condivisa. Posta nella sala all'ultimo piano del Museo, l'opera che le ritrae dialoga con il panorama della città, coinvolgendo lo spazio urbano e il territorio. In questa estensione della mostra oltre i confini del Museo ci sono anche i banner installati all’esterno. Realizzati con materiali e legni locali, rafforzano il legame con la comunità e con il paesaggio. Qui natura, vegetazione, storia locale e narrazioni emergono come elementi inscindibili del progetto.
«There Is So Much We Can Learn from the Sun» ribadisce infatti la funzione del Museo come spazio pubblico: non solo luogo di conservazione, ma anche centro di produzione, incontro e azione. L’opera di Senatore è un campo in cui l’azione appare, accade e si trasforma in «pluralità», perché è in questa esposizione reciproca che la comunità si riconosce e reinventa.
Installation view «Marinella Senatore.There Is So Much We Can Learn from the Sun», Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. Credits Mazen Jannoun.
Installation view «Marinella Senatore.There Is So Much We Can Learn from the Sun», Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. Autoritratto, 2022. Credits Mazen Jannoun.