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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliNel frastuono del dibattito nazionale sull’esigua rappresentanza del belpaese alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia e sull’assenza totale all’interno della mostra In Minor Keys, spicca la presenza di un italiano, Stefano Cagol, nel Padiglione Nazionale della Repubblica di Nauru, prima partecipazione del Paese dell’Oceania, la repubblica indipendente più piccola del mondo.
Tra le sette nazioni che debuttano alla Biennale, tra gli stati più minuto per dimensione in senso assoluto, seconda solo a Città del Vaticano e Principato di Monaco. Isola di appena una ventina di chilometri quadrati, abitata da una natura selvaggia circondata dalle acque blu e profonde del vasto Oceano Pacifico, ha ospitato i primi insediamenti di esseri umani tremila anni fa, dando origine a una popolazione indigena pacifica e in sintonia con la natura, che oggi ammonta a 10mila individui. Con l’arrivo del colonialismo occidentale assetato di risorse, l’isola è diventata vittima di estrattivismo. La Repubblica di Nauru ha ottenuto l’indipendenza fine anni Sessanta. Affidata alla curatela di Khaled Ramadan, la partecipazione alla Biennale ha un’impostazione internazionale. Curatore libanese attivo in Danimarca, con una lunga esperienza in progetti non canonici — da Manifesta a Murcia al Padiglione Nazionale delle Maldive —, già nel 2013 affrontava temi allora tutt’altro che centrali nel dibattito artistico: crisi climatica, scomparsa dei territori, innalzamento dei mari. Ramadan ha scelto di affiancarsi alla curatrice Camilla Boemio, che per la seconda volta ricopre il ruolo di associate curator. Anche Boemio ha maturato un percorso segnato da progetti d’arte contemporanea sviluppati in contesti non convenzionali e spesso internazionali.
L’isola di Nauru vista da satellite
Titolo del Padiglione di Nauru è «AIM inundated, imaging life after land»: l’inondazione citata non allude solo all’acqua, ma anche alla bramosia che travolge l’isola. Apre il padiglione un giovanissimo 25enne poeta e musicista di Nauru, Kauw Tsitsi. Tra i suoi testi uno si intitola Intrappolati e parla di scelte subite e fatte da altri, tra le metafore da lui utilizzate: «ci avete insegnato a uccidere». L’italiano Stefano Cagol è incluso tra gli artisti partecipanti, scelti tra diverse generazioni e provenienze, con lui la bulgara viennese Iv Toshain, il giovane georgiano Tedo Rekhviashvili, la svizzera Patricia Jacomella Bonola, già vista alla Shedhalle Zug, l’americano Ron Laboray, l’egiziano Khaled Hafez e la canadese Sylvia Grace Borda.Cagol, con numerose mostre e partecipazioni a importanti eventi in corso nel mondo, porta avanti una ricerca da sempre legata a questi temi, come documentano inoltre le sue recenti collaborazioni con Timothy Morton sulle questioni dell’Antropocene. A Venezia l’artista trentino porterà una riflessione sui toni del contrasto, da Nauru alla Groenlandia, passando per il Texas.
Il Padiglione di Nauru a Venezia avrà sede in un nuovo spazio tra l’Arsenale e San Marco: Spazio Castello 3683, in Calle Bosello, a pochi minuti dalla fermata del vaporetto di San Zaccaria, alle spalle dello storico Hotel Metropole.
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